IL MOVIMENTO

Dal giallo dei fondi dal Venezuela, al Mes, al restyling dei decreti sicurezza: tutte le divisioni nel M5s

Poiché la forza politica è azionista dell’esecutivo Conte due, le insidie sono anche per la tenuta del governo

di Andrea Carli

Caos M5s, accuse dalla Spagna: "Finanziati da Maduro..."

Poiché la forza politica è azionista dell’esecutivo Conte due, le insidie sono anche per la tenuta del governo


4' di lettura

C’è il “giallo Venezuela”, con il presidente Chávez che, secondo quanto ha scritto il quotidiano spagnolo Abc, avrebbe finanziato i Cinque Stelle con 3,5 milioni di euro. Ci sono due dossier, Mes e revisione dei decreti sicurezza Salvini in tema di migranti, sui quali i pentastellati esprimono una linea contraria a quella delle altre forze politiche che compongono la maggioranza. C’è il dossier Autostrade, sul quale dalla tragedia del Ponte Morandi in poi i Cinque Stelle chiedono la revoca della concessione alla famiglia Benetton. Infine, lo scontro tra uno dei padri fondatori Beppe Grillo e l’ex deputato Alessandro Di Battista, e lo spettro di una scissione. L’orizzonte politico di breve medio termine del Movimento è costellato di sfide, tra loro strettamente connesse. Poiché M5s è azionista dell’esecutivo Conte due, le insidie sono di conseguenza anche per la tenuta del governo.

Il “giallo” dei finanziamenti da Caracas

Nel 2010, con Hugo Chávez ancora al potere e Nicolás Maduro ministro degli Esteri, il Venezuela avrebbe finanziato il Movimento 5 Stelle. A lanciare l’accusa, è stato il quotidiano spagnolo Abc, che ha citato un documento dell’intelligence venezuelana. Secondo il giornale, che ha successivamente confermato la notizia, l’attuale presidente del Venezuela avrebbe spedito una valigetta con 3,5 milioni di euro al consolato venezuelano a Milano indirizzata a Gianroberto Casaleggio per finanziare segretamente il movimento. «Fake news ridicola. Valuteremo se adire alle vie legali», è stata la reazione del capo politico dei 5s Vito Crimi. Il console venezuelano a Milano, chiamato in causa, ha parlato di «notizia completamente falsa, non ho mai conosciuto Casaleggio», ha chiarito.

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Lo scontro tra Grillo e Di Battista e il rischio scissione

L’improvviso scoppio della “guerra” tra Beppe Grillo e Alessandro Di Battista ha destabilizzato il Movimento. L’Armageddon era nell’aria ma il blitz televisivo dell’ex deputato, in occasione del quale ha chiarito che se Conte ha davvero in animo di prendersi i 5 Stelle si deve iscrivere a M5S e al prossimo Congresso portare la sua linea, e l’affondo via tweet del fondatore del  Movimento («Dopo i terrapiattisti e i gilet arancioni di Pappalardo, pensavo di aver visto tutto... ma ecco l’assemblea costituente delle anime del Movimento. Ci sono persone che hanno il senso del tempo come nel film “Il giorno della marmotta”»), hanno creato forti fibrillazioni. M5S è così di fronte al concreto rischio di una scissione. Lo scontro tra Grillo e Di Battista è lo scontro tra “contiani” e “puristi”, tra chi vorrebbe l’attuale premier come punto di riferimento di un Movimento europeista e chi cerca, insistentemente, la terza via tra Pd e Lega. Il “congresso” del Movimento, nonostante la frenata di Grillo, potrebbe arrivare anche prima di ottobre.

Il no al Mes ma Pd e Iva premono per aderire al Salva Stati

Un’altra sfida per i Cinque stelle è tutta in un acronimo, “Mes”. Sta per “Meccanismo europeo di stabilità”. Il Fondo Salva Stati oggi mette a disposizione 36 miliardi senza condizionali (“ultra light” è detto) per sostenere la spesa sanitaria. I Cinque Stelle hanno più volte sottolineato che il Mes è uno strumento inadeguato, la priorità va data al Recovery Fund. Il Pd e Italia Viva premono invece per attivarlo. Il presidente del Consiglio ha fatto presente che sul Fondo Salva Stati «come governo abbiamo detto che in questo momento non c’è necessità di attivare il Mes, dovremo costantemente aggiornarci. Non ci sono delle certezze: semmai dovremo fare delle valutazioni le faremo con il Parlamento, non c’è alcun cambiamento».

Braccio di ferro nella maggioranza sui decreti sicurezza di Salvini

Un altro nervo scoperto nella maggioranza, che vede ancora una volta M5s su una posizione contraria rispetto agli alleati di governo, è sul dossier migranti. Pd , Italia Viva e Leu premono per cambiare i decreti sicurezza approvati durante il Conte uno, quando M5s era al governo con la Lega e Matteo Salvini era ministro dell’Interno. I pentastellati per ora chiudono. I Dem chiedono discontinuità nell’approccio politico fin qui adottato. I Cinque Stelle frenano, nella convinzione che l’adozione di regole meno stringenti nella gestione dei flussi migratori possa da una parte esporre il fianco del Movimento alle critiche di Lega e Fratelli d’Italia; dall’altra essere letta come sconfessione dell’esperienza di governo precedente, e delle soluzioni che quella compagine ha proposto. A mediare tra Pd e Cinque stelle, l’ala del Movimento vicina al presidente della Camera Roberto Fico. La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha già pronto un progetto, che è rimasto congelato con lo scoppio dell’emergenza coronavirus.

Il braccio di ferro sulle concessioni autostradali

Infine, il nodo autostrade. I Cinque Stelle chiedono l’uscita di scena della famiglia Benetton dalla concessionaria, Autostrade per l’Italia. «Sul dossier autostrade abbiamo avviato collegialmente un approfondimento perché abbiamo sempre detto che su quel dossier la decisione deve essere presa insieme: questi approfondimenti stanno andando avanti e ragionevolmente in 15 giorni arriveremo a una decisione», ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Traporti Paola De Micheli davanti alle telecamere di Rainews24, domenica 14 giugno. L’ipotesi è niente revoca della concessione, ma una discesa di Atlantia ben sotto il 50% del capitale di Autostrade, con le quote che passerebbero a F2i e Cdp.

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