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Dal Golfo di Baratti a Fiesole nel cuore della Toscana Etrusca

È un’immersione nella storia antica molto ben conservata nei musei e nelle aree archeologiche ma anche nei sapori legati alla cultura millenaria del vino di cui è ricco il territorio

di Gianni Rusconi

Giare di Terracotta (Massimo Carbone)

5' di lettura

C'è Toscana e Toscana, verrebbe da dire. Non ci sono solo le città d'arte con i loro iconici monumenti, i borghi storici e la tradizione enogastronomica, il paesaggio inconfondibile delle colline del Chianti con i suoi vitigni o quello lunare delle crete senesi, costellate da cipressi. O ancora le spiagge della Maremma. C'è anche una Toscana che pesca a piene mani nella storia antica e regala piaceri per un viaggio diverso dal solito, all'insegna di una cultura millenaria molto ben conservata nei musei e nelle aree archeologiche e che fa bella mostra di sé fin dentro le cantine vinicole. È la Toscana etrusca.

Le necropoli di Populonia

In piena estate, raggiungere questo Parco Archeologico può essere difficoltoso per via del grande affollamento di vacanzieri in cerca di frescura sotto la pineta e nelle acque limpide che lambiscono l'arenile sabbioso del Golfo di Baratti. Fuori stagione, come in questo ultimo caldo ottobre, una visita all'area dove sorgeva la città etrusca e romana di Populonia, nota fin dall'antichità per la sua attività metallurgica legata alla produzione del ferro, è invece una bellissima esperienza sensoriale fra natura e storia. Il Parco è immerso in un contesto unico, che si sviluppa dal mare (su cui si affacciano le sepolture dei princìpi guerrieri) alla macchia mediterranea (in cui si nascondono, letteralmente, le tombe scavate nella roccia) per arrivare agli edifici sacri dell'acropoli con vista sull'arcipelago toscano. Due i percorsi di visita che aiutano a comprendere la trasformazione di questo luogo nel corso dei secoli. Il primo porta alla scoperta dalle due necropoli etrusche (la più accessibile è quella di San Cerbone, visitabile anche senza guida) e di ciò che rimane delle cave di calcarenite e dei quartieri industriali dove si lavorava il minerale di ematite proveniente dai giacimenti dell'isola d'Elba. Il secondo porta all'acropoli di Populonia, poco lontano dal piccolo borgo medioevale che sorge sulla sommità del promontorio che domina il golfo: qui ci si muove fra le rovine dei templi e dei mosaici dell'epoca romana e i resti delle capanne del primo insediamento etrusco, le cui mura cingevano la città sul lato rivolto al mare. E per chi non ne avesse abbastanza, dal Parco partono una serie di sentieri di varia difficoltà (come La Via del Ferro o la Via del Monastero) che invitano ad immergersi ancora più profondamente in un territorio che culla i segni tangibili di una civiltà vissuta 2000 anni fa

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Dal Golfo di Baratti a Fiesole nel cuore della Toscana Etrusca

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Nelle cantine per scoprire la storia millenaria del vino

Dalle necropoli di Populonia a Bolgheri ci sono meno di una quarantina di km e l'occasione per un tuffo nell'era etrusca attraverso la cultura vinicola non è da perdere. All'azienda familiare Guado al Melo, nel cuore delle colline della denominazione, per esempio, si può fare cogliere il piacere di un percorso museale fra vigna e cantina (con allestimenti, pannelli e video) che racconta la storia del territorio e del vino comprendendo anche il periodo etrusco-romano. Si scoprono così i segreti dei vigneti con le forme più antiche di allevamento della vite, come il vigneto etrusco fatto da piante di uva selvatiche toscane (ma anche la pergola a tunnel egizia e l'alberello greco), e dei rapporto con il pregiato nettare dell'antico popolo che abitava l'area di Bolgheri. Risalendo verso Nord ancora di una trentina di km si raggiunge Riparbella, nella Val di Cecina (la cosiddetta Maremma Pisana). Qui merita una visita l'azienda vinicola La Regola, lungo la Strada del Vino Costa degli Etruschi e un paesaggio fatto di vigneti, olivi e cipressi, che offre un'esperienza multisensoriale nella sua splendida cantina. All'interno di uno spazio immerso tra i filari di un appezzamento di circa 10 ettari di vigne, non lontano dal quale sono stati rinvenuti resti di un antico insediamento etrusco del VII secolo A.C e numerose anfore vinarie, è infatti ammirabile un'opera d'arte unica nel suo genere a firma di Stefano Tonelli, che ha dato lustro alla barricaia con un affresco (“Somnium”) di 46 metri lineari per 4 metri di altezza ispirato alla visione etrusca della vita e del vino.

Al museo di Volterra per capire l'arte funeraria

Lasciandosi alle spalle i vitigni e dirigendosi verso Volterra, la tappa d'obbligo per rivivere l'epopea etrusca (dopo una doverosa passeggiata fra gli angoli del centro storico) è il Museo Guarnaci, recentemente restaurato con tanto di laboratorio sull'alabastro. Passando da una sala all'altra si possono ammirare centinaia di reperti fra oggetti, bassorilievi, complessi tombali che consentono di visualizzare l'urna nel suo contesto originario con gli oggetti collocavano accanto al monumento funerario (alcuni reperti provengono dalla necropoli di Badia del III e II sec. a.C.) e uno dei pezzi più significativi di tutta la collezione museale è “Il coperchio degli sposi”, una terracotta del I secolo a.C. che raffigura due anziani coniugi distesi sul letto del convivio con i volti fortemente caratterizzati. Di grande interesse anche la ricostruzione di una bottega antica con gli strumenti utilizzati per la lavorazione dell'alabastro, la pietra locale, simile al marmo, che gli etruschi volterrani impiegavano esclusivamente per uso funerario. Per “assaggiare” dal vivo i frutti dell produzione artigianale di anfore e giare in terracotta ad uso enologico secondo la tradizione etrusco-romana, una tappa da mettere in agenda è la visita alla fornace Carbone di Impruneta, alle porte di Firenze.

Le aree archeologiche di Artimino e di Fiesole

I reperti e le architetture rinvenute dalla metà degli anni Sessanta del secolo scorso fino ad oggi confermano una straordinaria fioritura culturale ed economica del centro etrusco di Artimino e del suo territorio ne periodo “orientalizzante” della civiltà etrusca (VII sec. a. C.) e il suo inserimento all'interno di circuiti di scambio di vastissimo raggio. Siamo a una ventina di km da Prato ed è poco lontano dal vecchio borgo che si trova il Parco Archeologico di Carmignano. Al suo interno sono conservati i tumuli gentilizi della necropoli monumentale di Comeana, uno dei più importanti monumenti antichi della Toscana, l'architettura funeraria del periodo orientalizzante del Tumulo dei Boschetti e della necropoli di Prato Rosello, immersa nel verde delle colline di Artimino e considerata una spettacolare testimonianza di insediamento etrusco risalente all'VIII secolo a.C. Altre suggestioni della presenza in questa zona sono quindi l'area archeologica e naturalistica di Pietramarina, in località San Giusto, con i resti di un'area santuariale fortificata occupata per fino al I secolo a.C., e il museo archeologico “Francesco Nicosia” di Artimino, che costituisce il cuore delle testimonianze etrusche di un territorio sconosciuto ai più ma tra i più belli a livello paesaggistico della Toscana e non lontano dalle città d'arte più importanti della Regione. Il centro di Firenze è a circa 40 minuti di auto e salendo a Fiesole non può mancare una visita all'omonima area archeologica che documenta la storia antica della città, la cui fondazione risale alla fine del IV secolo a. C. ad opera degli etruschi, che ne fecero un punto strategico per il controllo delle vie di comunicazione tra l'Etruria meridionale e gli insediamenti etruschi in area padana, oltre che un baluardo contro le invasioni dei popoli del Nord.

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