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Dal made in Italy al mecenatismo. Il collezionismo secondo Maria Manetti Shrem

Per la filantropa italo-americana, collezionare e supportare nuovi talenti sono il punto di arrivo di un percorso, nato con la passione per la musica e il lavoro nella moda. E che oggi prende la forma di uno dei 25 migliori edifici museali al mondo

di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

“Femme nue couchée jouant avec un chat” (1964), di Pablo Picasso. Courtesy Jan Shrem and Maria Manetti Shrem Foundation.

4' di lettura

Maria Manetti Shrem, filantropa italo-americana, si presenta in modo intimo e personale. Mi racconta di essere nata a Firenze, sotto le bombe della Seconda guerra mondiale. Fin da giovanissima ha studiato le lingue per poter scoprire il mondo. Ha iniziato a lavorare molto presto e appena sposata, poco più che ventenne, ha dato vita alla sua prima azienda di confezioni per donna. Ha esportato il marchio in tutta Europa e specialmente negli Stati Uniti, Paese che negli anni Sessanta ha esplorato coast-to-coast. Viaggiare è sempre stato il suo ossigeno; una forma di apertura profonda che l'ha condotta oggi a dedicarsi con amore al sostegno di diverse forme d'arte e della ricerca medico-scientifica. Quest'anno le è stato conferito il prestigioso riconoscimento Le Chiavi di Firenze.

Maria Manetti Shrem.

QUANDO HAI INIZIATO A COLLEZIONARE?

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Intorno alla metà degli anni Novanta. Mio marito Jan Shrem collezionava già agli inizi degli anni Settanta mentre era in Francia, prima di trasferirsi in California. Qui, un decennio dopo, ha dato vita a Clos Pegase Winery: una vineria disegnata dal grande architetto americano Michael Graves. La stampa internazionale l'ha definita “un monumento al vino e all'arte”. Abbiamo unito le nostre forze per collezionare scultura e pittura di altissimo livello: Francis Bacon, Pablo Picasso, Henry Moore, Lucio Fontana, Jean Dubuffet e molti altri. Tuttavia, è la filantropia il principale motore di questa stagione della mia vita

QUALE È STATA LA TUA PRIMA ACQUISIZIONE?

Ho cominciato scegliendo le sculture di Richard Long per Villa Mille Rose, che ho fatto realizzare in grande stile toscano a Oakville, nella Napa Valley. Poi ho continuato a collezionare Antony Gormley, Marc Quinn, Not Vital.

“Les papillons et le sablier” (1943), di Óscar Domínguez. Courtesy Jan Shrem and Maria Manetti Shrem Foundation.

QUALI ARTISTI CONSIGLIERESTI DI TENERE D'OCCHIO?

Non mi considero esperta al punto da poter dare consigli, ma sono convinta che molti artisti californiani meritino ancora di essere adeguatamente conosciuti nel mondo. Per questo vorrei sviluppare un'idea che faccia da ponte tra la California e l'Italia, con la mia adorata Firenze. Mi piace guardare agli emergenti, dovrebbero essere più valorizzati. Mi viene in mente la pittura di Piero Roccasalvo Rub che ho scoperto negli ultimi anni: intrigante, sensuale, perturbante.

SEI UN'ICONA DI STILE. COME DEFINIRESTI LA TUA RELAZIONE CON LA MODA? QUALI POSSONO ESSERE LE CORRELAZIONI TRA MODA E ARTE?

La culla del Rinascimento e del made in Italy è Firenze. Penso alla memorabile sfilata di Giovanni Battista Giorgini alla Sala Bianca di Palazzo Pitti come origine della moda in Italia; era il 12 febbraio 1951. A Firenze negli anni Sessanta ho costruito la mia prima azienda di moda, nutrendomi della bellezza architettonica di una città unica. Negli anni Settanta, a San Francisco, ho cominciato a lavorare per gli specialty stores dei Magnin. Negli anni Ottanta sono diventata un'esperta di internazionalizzazione del made in Italy, in particolare per gli accessori di Gucci, Fendi e Mark Ross.

SEI UNA GRANDE APPASSIONATA DI OPERA. QUANTO HA INCISO LA MUSICA SUL TUO ESSERE MECENATE?

Mi sono innamorata dell'Opera a 15 anni ascoltando La bohème cantata da Renata Tebaldi al Maggio Musicale Fiorentino. Da quel momento frequento l'ambiente operistico e sinfonico con grande passione. Ho imparato a comprendere il sacrificio degli artisti e con molti di loro ho intessuto profondi legami di amicizia (fra questi Luciano Pavarotti, Plácido Domingo, Mirella Freni). Anche per questo, ho cercato di trovare un modo per ringraziarli della gioia che donano al mondo ogni volta che vanno in scena. È dal mecenatismo per l'Opera che sono arrivata agli altri campi.

“Homme-oiseau (Man-Bird)” (1928), di Auguste Herbin. Courtesy Jan Shrem and Maria Manetti Shrem Foundation.

LA PASSIONE PER L'ARTE TI HA PORTATA A DAR VITA AL JAN SHREM AND MARIA MANETTI SHREM MUSEUM OF ART. QUAL È STATO IL PERCORSO?

A cinque anni dall'inaugurazione del nostro museo nel campus di UC Davis, Artnews ci ha incluso nella lista dei 25 migliori edifici museali al mondo degli ultimi 100 anni. Ho ricreato una vera bottega dell'arte rinascimentale nel cuore contemporaneo dell'Università, dove gli studenti possono studiare e lavorare a contatto diretto con una collezione di arte contemporanea variegata, e confrontarsi con artisti di respiro internazionale come Wayne Thiebaud, Bruce Nauman, e tanti artists in residence che ho iniziato a sostenere con un programma dedicato. Il rettore Gary May definisce il museo il gioiello dell'ateneo. È stata la mia grande amica e mentore, Margrit Mondavi, a darmi l'ispirazione; nel 2011, mi ha proposto di donare i fondi per avviare il progetto. Negli anni Sessanta le migliori università d'arte in America erano Yale e UC Davis. Vogliamo riportare l'università di Davis in testa e direi che siamo sulla buona strada.

PUOI RACCONTARCI DI PIÙ SUL PROGRAMMA DEL MUSEO IN EQUILIBRIO TRA INNOVAZIONE E TRADIZIONE?

Il museo vanta oltre 5mila opere tra sculture e dipinti. Ogni anno organizziamo due mostre che includono sia artisti affermati che emergenti. Abbiamo anche un programma di acquisizione e riceviamo risorse da 12 artisti che sono stati prestigiosi insegnanti del College of Art di UC Davis. In questi mesi ospitiamo una mostra della collezione di media art più importante al mondo: quella di Pam e Dick Kramlich, con pezzi scelti dalla nostra curatrice, Suzy Kantor.

“Concetto Spaziale, attesa” (1968), di Lucio Fontana. Courtesy Jan Shrem and Maria Manetti Shrem Foundation.

SEI UNA MECENATE CONTEMPORANEA E UNA FILANTROPA. A CHI RIVOLGI LA TUA ATTENZIONE E IL TUO SUPPORTO?

Supportiamo circa 30 programmi di beneficenza tra Usa, Italia e Uk, in ambito di istruzione, arte, musica operistica e sinfonica, ricerca medico-scientifica (cardiologia e neurologia). Mi pregio anche della collaborazione di un philantropy, arts & culture advisor come Mauro Aprile Zanetti, un vero uomo rinascimentale, con una visione umanistica e tecnologica unica.

“Ipostasi I” (2016), di Piero Roccasalvo Rub.Courtesy Jan Shrem and Maria Manetti Shrem Foundation.

QUALCHE CONSIGLIO PER UNA VISITA TRA FIRENZE E SAN FRANCISCO?

A Firenze c'è l'imbarazzo della scelta. Oltre agli Uffizi, consiglierei Palazzo Strozzi, il Museo Novecento e il Bargello. Per un'esperienza culinaria indimenticabile citerei Cammillo, Fuor d'acqua, Cantinetta Antinori, Buca Lapi, Buca dell'Orafo, Enoteca Pinchiorri. Per gli alberghi penso all'Hotel Brunelleschi e all'Helvetia & Bristol. Una boutique assolutamente unica è quella di Stefano Ricci. A San Francisco direi di andare a visitare il de Young museum e il Legion of Honor, l'Asian Art Museum, il SFMOMA. Tra i ristoranti eccellenti e stellati: Cotogna e Quince di Michael Tusk; Boulevard di Nancy Oakes; Gary Danko; ma anche al più informale California Fish Market si mangia benissimo. Per soggiornare: il Fairmont, il Four Seasons o il St. Regis.

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