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Dal manifatturiero all’ambiente, Biden spinge su Buy American e lotta al climate change

Annunciato un rafforzamento del Buy American per i contratti federali, il Presidente all’attacco anche con nuovi decreti sulla transizione dal fossile

di Marco Valsania

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Annunciato un rafforzamento del Buy American per i contratti federali, il Presidente all’attacco anche con nuovi decreti sulla transizione dal fossile


4' di lettura

Manifatturiero e ambiente. Alla seconda settimana da Presidente, Joe Biden alza il tiro su due promesse centrali della sua agenda. Ha fatto scattare nuovi decreti sul Buy American volti a rafforzare l'industria domestica, grazie a commesse federali che sempre più la favoriscano. E ha in programma i primi interventi sul settore petrolifero, che limiteranno le attività di trivellazione nello sforzo di accelerare una transizione a fonti di energia pulite e rinnovabili.

Mercoledì Biden richiederà che venga approntato un divieto, sui terreni di proprietà federale, a permessi per l'estrazione di gas e greggio. In gioco è l'ampiezza di una simile messa al bando, che rappresenterà nei fatti il decollo dell'agenda ambientale della nuova amministrazione all'interno del Paese. Il neo-Presidente ha già annunciato, a livello di impegni internazionali, che gli Stati Uniti rientreranno nell'accordo Onu di Parigi per la lotta al cambiamento climatico.

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Ambiente e sicurezza nazionale

Accanto ai limiti alle nuove trivellazioni sulle vaste aree demaniali, Biden decreterà anche che entro il 2030 il 30% dei terreni e dei bacini acquiferi federali vengano protetti. Creerà poi una task force per preparare un piano di riduzione delle emissioni dell'effetto serra e definirà il cambiamento climatico alla stregua di una priorità di sicurezza nazionale. Numerose commissioni all'interno di diversi ministeri saranno focalizzate su questioni ambientali, dalla creazione di posti di lavoro e questioni di giustizia e discriminazione nell'impatto sulle comunità dei danni ecologici.

Dieci miliardi per la Fema

Biden intende infine mobilitare dieci miliardi di dollari attraverso la Fema, la Protezione civile, per fronteggiare le sfide poste dell'effetto serra al Paese. Saranno destinati alla salvaguardia da disastri naturali divenuti sempre più frequenti con il cambiamento climatico. Questa livello di interventi per la Fema è senza precedenti. I fondi arriverebbero grazie a nuovi prelievi concessi alla Fema dallo speciale fondo stanziato dal Congresso per le emergenze, che oggi continua a essere ampliato anche grazie a stanziamenti per la lotta alla crisi sanitaria legata al Covid nella quale la Protezione civile viene impiegata. Le risorse per il Covid non verrebbero intaccate, assicurano funzionari dell'amministrazione; semplicemente Fema avrebbe il potere, dietro approvazione dell'Ufficio di Bilancio della Casa Bianca, di alzare le sue richieste ambientali al fondo per le emergenze.

Buy American più forte

Il neo-Presidente si è gettato con eguale intensità su programmi di Buy American, che intendono creare resilienza su un altro fronte interamente economico, sul comparto manifatturiero. Ha fatto scattare un nuovo decreto che rafforza e espande l'impegno ad acquisti da parte del governo federale, nei suoi contratti di fornitura, di beni considerati di produzione domestica. L'obiettivo è il rispetto senza indugi di promesse elettorali, tanto più in un clima di crisi dell'economia e di fragilità produttive esposte dalla pandemia: un esplicito sostegno, in particolare, all'intero settore manifatturiero, da grandi a piccole aziende. Che si spinga oltre quanto in realtà fatto dal predecessore Donald Trump con il suo slogan di America First. Il governo americano gestisce commesse per 600 miliardi di dollari l'anno in prodotti e servizi.

Le perplessità degli alleati

La decisione è scattata nonostante le strategie targate Buy American destino preoccupazione tra gli alleati, europei e canadesi, per possibili spettri di protezionismo e traumi alle supply chain. Il Ministro della Finanze di Ottawa, Cynthia Freeland, e quello degli Esteri Marc Garneau, hanno espresso remore sottolineando l’esistenza di una catena di forniture altamente integrata in particolare tra i due paesi. E hanno promesso di affrontare i nodi su commercio e liberi mercati al più presto con l'amministrazione statunitense. Funzionari dell'amministrazione Usa hanno risposto che rimangono impegnati a lavorare assieme agli alleati su riforme di modernizzazione delle regole dell'interscambio globale.

Un nuovo zar del made in Usa

Il decreto non svela dettagli esatti, previsti con il contributo di enti ministeri. E le autorità hanno 180 giorni per finalizzare ogni cambiamento proposto. Ma il messaggio politico è preciso. Nelle parole della Casa Bianca: «Assicurare che quando il governo federale spende soldi del contribuente siano spesi in beni fatti in America da lavoratori americani e con componenti americane». Nasce una nuova posizione all'interno dell'Ufficio di Bilancio della Casa Bianca, con l'incarico di orchestrare e supervisionare il programma. Viene ordinata una revisione in senso restrittivo della definizione del made in Usa. Nonché aumenti dei requisiti minimi di contenuto domestico nei prodotti per poter essere considerati fatti in America. E una maggior flessibilità nel sovrapprezzo che può essere pagato al confronto di un fornitore non statunitense. Sarà inoltre ridimensionata e resa più ardua la concessione di deroghe, con un sistema centralizzato di controlli sulla loro regolarità.

Piccole e medie imprese

I cambiamenti non finiscono qui. In omaggio all'immagine di sostegno al Paese nel suo insieme e non solo a protagonisti della Corporate America, gli enti governativi ricevono ordine di migliorare l'accesso a contratti federali da parte di piccole e medie aziende, a cominciare dall'utilizzo della Manufacturing Extension Partnership, una rete di piccole e medie imprese presente in tutti i 50 stati americani. In aplicazione del Joes Act, solo navi cargo statunitensi potranno effettuare trasporti tra porti domestici. Nuova trasparenza dovrebbe infine essere garantita da un sito apposito dove sarà possibile controllare le commesse degli enti governativi.

Il lungo declino manifatturiero da arrestare

Il settore manifatturiero americano rimane in difficoltà: dall'inizio della pandemia, mancano ancora all'appello 540.000 posti di lavoro e neppure prima del coronavirus il settore era tornato ai livelli occupazionali precedenti la grande recessione del 2008. Dai picchi del 1979, con 19,5 milioni di addetti, il Paese è sceso a 12,3 milioni. La Cina, grande rivale strategico, ha ormai superato gli Usa dal 2010 nel manifatturiero. Biden durante la campagna elettorale aveva promesso acquisti made in usa per 400 miliardi in quattro anni, da infrastrutture a energia pulita. Trump stesso, nel caos dei suoi giorni finali alla Casa Bianca, aveva già proposto ulteriori giri di vite: il 19 gennaio aveva chiesto modifiche del Buy American Act del 1933. Tra l'altro aveva prescritto, perché un bene possa essere considerato americano, un incremento dal 50% al 95% nel contenuto domestico quando si tratta ferro e acciaio e al 55% per altri prodotti.


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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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