verso il concordato preventivo

Dal maxidebito ai bus vecchi, tutti i nodi di Atac

di Andrea Marini


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(ANSA)

3' di lettura

Atac è «sull’orlo del fallimento». Le parole dell’ex direttore generale Bruno Rota sintetizzano la situazione dell’azienda, controllata al 100% dal comune di Roma, che gestisce il trasporto pubblico locale. Per capire l’entità del disastro bastano pochi numeri: anche se in calo rispetto agli anni passati, l’azienda è gravata da 1,3 miliardi di debiti (sui 3,2 miliardi di debito complessivo delle partecipate del comune di Roma), di cui 325 milioni con i fornitori; Atac ha bilanci in perdita dal 2003 nonostante le passate amministrazioni capitoline si siano svenate per oltre un miliardo in ricapitalizzazioni. La via d’uscita su cui sta lavorando la Giunta Raggi è il concordato preventivo in continuità. Ma la strada è tutt’altro che in discesa, anche perché nel frattempo l’Anticorruzione ha puntato un faro sul triplo incarico di Paolo Simioni, presidente, amministratore delegato e direttore generale della società.

Verso il consiglio comunale del 7 settembre
Il prossimo 7 settembre ci sarà un consiglio comunale dove potrebbero giungere chiarimenti sull’ipotesi di salvare Atac con un concordato preventivo in continuità: in sostanza un accordo con i creditori sotto l’egida del Tribunale per evitare il fallimento. Ma i rappresentanti dei 11.700 lavoratori dell’azienda, che potrebbero dover contribuire con una decurtazione dei loro stipendi al salvataggio, sono già sul piede di guerra. Bisogna vedere come reagirà l’amministrazione di fronte allo spettro di una raffica di scioperi che rischiano di paralizzare la città alla ripresa delle attività dopo la pausa estiva.

Le critiche dei romani
Anche perché il giudizio dei romani sul trasporto pubblico locale non è affatto lusinghiero. In base all’ultima relazione dell’Agenzia che monitora la qualità dei servizi del Comune di Roma, il 68,9% degli utenti abituali di autobus e tram è poco o per niente soddisfatto. Il valore più basso dopo il giudizio negativo su raccolta rifiuti (75,3%) e pulizia delle strade (81,5%).

Mezzi vecchi e corse soppresse
Atac ha un contratto di servizio in scadenza nel 2019. Su cui incombe anche il referendum consultivo per la messa a gara del servizio promosso dai radicali, anche se i grillini sono contrari a qualsiasi forma di privatizzazione. Al 31 dicembre 2015, i mezzi di superficie erano 2.227, mentre i treni della metropolitana erano 102. Complessivamente, il parco mezzi ha un’età media di 12,2 anni, tra i più vecchi non solo d’Italia ma di tutta Europa, come rileva il documento redatto dalla Ragioneria Generale. Nel 2015 il numero di corse bus soppresse sono state oltre 550mila (il 28% in meno dell’anno precedente), e per la metà a causa di un guasto alle vetture. Proprio l’Antitrusti ha multato l’azienda per 3,6 milioni a seguito della cancellazione delle corse.

I costi e i ricavi
Nel 2015 il costo del personale è ammontato a quota 536,5 milioni, poco più della metà di tutti i costi di Atac. I ricavi da biglietti sono stati 260,7 milioni, vale a dire poco più del 30% rispetto al totale dei ricavi. Ma gli investimenti sul parco mezzi è stato solo di 16,4 milioni. Il confronto con l’Atm di Milano parla da sé: per quest’ultima gli investimenti nel parco mezzi è stato pari a 172 milioni, mentre i ricavi da biglietti sono stati 423 milioni.

La giravolta dei nomi al vertice
In tutto questo scenario, c’è stata la girandola dei nomi al vertice dell’Atac. Dopo la vittoria del M5S a giugno 2016, Marco Rettighieri (direttore generale) e Armando Brandolese (amministratore delegato) hanno resistito fino al 1° settembre 2016, quando sono stati sostituiti da Manuel Fantasia (amministratore unico), poi affiancato dal direttore generale Bruno Rota. Quest’ultimo si è dimesso il 28 luglio scorso, portando con sé il rinnovo totale del vertice: Paolo Simioni è diventato presidente, amministratore delegato e direttore generale della società. Tuttavia l’Autorità anticorruzione ha chiesto lunedì chiarimenti all’Atac, in vista di possibili profili di incompatibilità per il triplo incarico. Atac avrà 20 giorni per rispondere.

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