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Dal Mes al decreto sicurezza, in parlamento raffica di voti a rischio per la maggioranza

Alla Camera è cominciata anche la partita decisiva sulla legge di bilancio mentre il Senato è alle prese con il pacchetto Ristori, che verrà completato con il decreto quater.

di Andrea Gagliardi

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(ANSA)

Alla Camera è cominciata anche la partita decisiva sulla legge di bilancio mentre il Senato è alle prese con il pacchetto Ristori, che verrà completato con il decreto quater.


3' di lettura

Il voto unanime allo scostamento di bilancio, sulla scia dell’emergenza Covid, ha segnato uno spartiacque. Ma non è detto che gli effetti siano tutti positivi per l'esecutivo. L’avvicinarsi di maggioranza e opposizioni, infatti, sta alimentando le speranze di chi non ha ancora rinunciato all'idea di un governissimo, e sta innervosendo il M5S, costringendo il premier Giuseppe Conte ad una navigazione a vista. I nodi da sciogliere in Parlamento, con l’ombra di un rimpasto che torna a concretizzarsi, da qui alle prossime settimane non mancheranno. Lo scostamento è solo il primo, in ordine temporale, degli scogli che la maggioranza sarà chiamata a superare fino a fine anno. Alla Camera è cominciata la partita decisiva sulla legge di bilancio mentre il Senato è alle prese con il pacchetto Ristori, che verrà completato con il decreto quater.

Per scongiurare l’esercizio provvisorio la manovra va approvata, come è noto, entro il 31 dicembre. Mentre il pacchetto di sostegni, indennizzi e proroghe fiscali deve assolutamente superare l'esame del Parlamento entro il 27 dicembre, data di scadenza del primo decreto Ristori, al quale si è già accodato il Dl bis ed è pronto ad agganciarsi nelle prossime ore il “ter”, che sarà poi seguito dal Dl quater.

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Maggioranza al bivio sul Mes

Ma prima c’è il bivio del Mes. Sulla riforma del fondo salva-Stati (con l'Ue che attende il sì dell'Italia in occasione del prossimo Ecofin del 30 novembre) la maggioranza resta divisa. Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri è atteso lunedì per un’informativa alle commissioni parlamentari. «La riforma del Mes - sarà il suo ragionamento, che lo vede in linea con Conte - punta a rafforzare ulteriormente quella che è una sorta di assicurazione per gli Stati e consentire di avere un altro pilastro dell'Unione bancaria, come il common backstop che l'Italia ha sempre visto come uno sviluppo positivo». Cosa ben distinta, è la richiesta dell'attivazione Mes “sanitario”, di cui non si parlerà all'Ecofin. Ma non è detto che basti ai pentastellati (da sempre contrari all’attivazione del Mes sanitario), tra i quali anche solo parlare della riforma crea tensione. Ma c’è una deadline oltre la quale il premier non può andare: il 9 dicembre, quando Conte riferirà in Parlamento sul vertice europeo del giorno dopo. Sarà un passaggio d’aula molto delicato. Perché la maggioranza, anche se nel modo più soft possibile, dovrà dare mandato al presidente del Consiglio di portare a Bruxelles il via libera alla riforma del Mes.

Incognita Forza Italia sul voto alla manovra

Gli effetti del voto sullo scostamento vanno però oltre il Mes. Il Pd, a partire dal segretario Nicola Zingaretti, nega che si tratti di un primo passo verso un allargamento della maggioranza o addirittura un governissimo (senza Conte). Ma l'allargamento è un progetto che Matteo Renzi persegue apertamente e che alcuni dirigenti Dem non negano. Il prossimo step dovrebbe essere, nelle intenzioni dei “pontieri”, il sì di Forza Italia alla manovra. Una strada che non è detto Berlusconi scelga di perseguire, anche perché rischierebbe di spaccare i suoi gruppi,soprattutto al Senato.

M5s diviso sul decreto sicurezza

Nell’immediato, d’altro canto, la maggioranza è chiamata subito a un’altra prova di tenuta. Lo sarà sul voto di fiducia atteso alla Camera sul decreto sicurezza. Il provvedimento varato dal governo il 5 ottobre per superare i cosiddetti decreti Salvini, rischia di essere un nuovo terreno di scontro. Il centrodestra è compatto nell’opporsi alle modifiche varate dal governo. Nel provvedimento di ottobre saltano le multe milionarie alle ong che fanno soccorsi in mare e si amplia il sistema di accoglienza, introducendo la protezione speciale al posto di quella umanitaria. Ma malumori serpeggiano anche nella maggioranza in casa M5s. Una parte del movimento non condivide la linea più morbida sul tema immigrazione. Si tratta di una ventina di deputati pentastellati che hanno cercato inutilmente di far approvare in Commissione Affari costituzionali della Camera alcuni emendamenti restrittivi, come quello che prevedeva che «in ogni Regione il numero di Centri permanenza e rimpatrio non può essere inferiore a uno». Un emendamento appoggiato dal centrodestra ma bocciato dalla maggioranza. Il decreto scade il 20 dicembre. E quando arriverà al Senato, dove la maggioranza ha numeri risicati, l'insofferenza di una parte dei Cinquestelle ne metterà ancora più a rischio l’approvazione.

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