ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVERSO IL VERTICE

Dal Mes alla giustizia, i sei fronti che paralizzano la maggioranza

Il M5S apre un nuovo scontro: linea dura contro le aperture domenicali dei negozi. La coalizione giallo-rossa divisa anche su autonomia, Giustizia e concessioni pubbliche

di Manuela Perrone


Cosa è il Mes, il meccanismo europeo di stabilità

3' di lettura

Chi confidava nell’“effetto Grillo” per una distensione dei rapporti tra gli alleati di maggioranza ha dovuto ricredersi. Al contrario, l’incontro tra il garante del M5S e il capo politico Luigi Di Maio, letto come un commissariamento del leader, si è tradotto in una radicalizzazione dei temi identitari del Movimento. Con un metodo quasi scientifico che punta anche a ricompattare gruppi parlamentari allo sbando. Nell’arroccamento sulla richiesta di modifiche al Meccanismo europeo di stabilità c’è il recupero dell’anima sovranista. Nella difesa a oltranza della riforma della prescrizione, che in assenza di modifiche dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2020, c’è l’eco del giustizialismo delle origini. Nel nuovo fronte aperto contro l’autonomia differenziata si ravvisa la bandiera del “partito del Sud”.

Autostrade e chiusure domenicali
Anche la rinnovata crociata per la revoca della concessione ad Autostrade, con la riabilitazione pubblica dell’ex ministro Danilo Toninelli citato ieri da Di Maio nonostante le ruggini, ha un significato politico di riconnessione al passato recente. Senza contare la spinta all’approvazione sulla legge per la chiusura domenicale dei negozi, con la relatrice Rachele Silvestri che riparte dal Ddl Crippa: chiusure per tutte e 52 le domeniche, con deroghe per i centri storici e un 25% di turnazioni per le aperture. In barba alle richieste dem di abbassare almeno le chiusure a otto e al muro renziano.

Le tasse
Altre micce in un terreno già minato dai tira e molla sul decreto fiscale, dove resta il nodo del carcere per i grandi evasori (Italia Viva chiede limature per attenuare l’inasprimento delle pene per i reati tributari minori), e sulla manovra, con le microtasse che incontrano sempre le resistenze dei renziani contrari alla plastic tax anche ridimensionata.

Ilva, Alitalia e la Fondazione Open
Una polveriera accentuata dai dossier caldissimi dell’ex Ilva e di Alitalia, dalla corsa separata di Pd e M5S alle regionali in Emilia Romagna e in Calabria, dallo stop M5S sulle nomine Rai e dalle ripercussioni dell’inchiesta sulla fondazione Open. Di Maio ieri ha rilanciato la proposta di una commissione d’inchiesta «su tutte le forme di finanziamento ai partiti», la deputata di Italia Viva Silvia Fregolent ha tirato in ballo Di Battista: «Come mai sui soldi del Fatto Quotidiano a Dibba l’Espresso si è fermato? I colleghi direttore non hanno voluto far sapere quanto gli davano?».

Prescrizione e durata breve dei processi
Fratture su fratture che il Pd tenta di ridurre e che il premier Giuseppe Conte prova a tenere a bada. Il segretario dem Nicola Zingaretti chiede esplicitamente «lealtà», innanzitutto davanti alla prova del Mes, ma lancia un amo sulla giustizia: «Noi diciamo che accanto alla prescrizione bisogna garantire i tempi certi e brevi del processo: se si ottiene, noi non facciamo problemi». Il punto di caduta, in sintesi, potrebbe tradursi in un’accelerazione condivisa sul taglio della durata dei procedimenti. Anche in ossequio al parere dell’Associazione nazionale magistrati. Il presidente Luca Poniz ha infatti sottolineato come le nuove regole sulla prescrizione, se svincolate «dall’insieme di riforme strutturali necessarie», rischiano di produrre «squilibri complessivi». Anche sulla revoca della concessione ad Aspi i dem evitano il muro contro muro con il M5S, in attesa della conclusione (vicina) della procedura di caducazione e delle mosse che studia Palazzo Chigi.

Di Battista a ruota libera
I maggiorenti del partito hanno però ben presente il rischio, condito dal sospetto mai fugato di un asse sotterraneo tra Di Maio e Matteo Salvini: assistere alla moltiplicazione di pretesti per marcare i distinguo. «Di Maio si ricordi che è in un Governo di coalizione», avverte non a caso Andrea Marcucci. Ma di questi pretesti il M5S crede di aver bisogno per sopravvivere. Di Battista fa sapere che alle prossime politiche si ricandiderà e nega di stare riportando il M5S a destra. E intanto su Fb chiama alle armi: «Dico una cosa ai miei ex-colleghi del Movimento: accelerate! Soprattutto adesso. Luigi lo sta facendo e lo sostengo per questo. Accelerate sul conflitto di interessi, sulla nazionalizzazione di Autostrade, sulla commissione di inchiesta sul finanziamento ai partiti, sul recupero dell’Imu non versato dagli istituti religiosi».

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...