Ex Ilva

Dal ministero niente proroga, la batteria coke 12 si spegne

Il ministro Roberto Cingolani firma un decreto che non concede la proroga della fine lavori di messa a norma dal 30 giugno prossimo al 31 gennaio 2022 chiesta da Ilva in amministrazione straordinaria

di Domenico Palmiotti

2' di lettura

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, “spegne” la batteria coke numero 12 dell’ex Ilva di Taranto. Lo fa firmando un decreto che non concede la proroga della fine lavori di messa a norma dal 30 giugno prossimo al 31 gennaio 2022. La proroga dell’intervento Aia era stata chiesta da Ilva in amministrazione straordinaria (proprietaria degli impianti) su istanza di ArcelorMittal Italia (gestore) e motivata tra l’altro col fermo cantieri per l’emergenza Covid.

Il fronte avverso alla proroga

Già nella conferenza dei servizi del 16 giugno si era delineato un fronte avverso alla proroga. Ora è anche arrivato il no di Cingolani. Che ha confermato la data di fine mese per l’ultimazione dei lavori alla batteria 12. Cosa che non avverrà. E quindi se la sentenza depositata il 23 giugno dal Consiglio di Stato, annullando l’ordinanza del sindaco di Taranto e riformando una sentenza del Tar Lecce, ha salvato gli impianti dell’area a caldo dallo spegnimento, adesso il decreto di Cingolani avrà l'effetto di tenere l’azienda col freno tirato.

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Impianti fuori gioco

Già due giorni fa, incontrando i sindacati a Taranto, l’ex Ilva aveva avvertito che non avrebbe fatto ripartire l’altoforno 4 e l’acciaieria 1, entrambi fermi da un paio di mesi, se fosse stata portata a fermare la batteria 12. Meno coke per l’alimentazione degli altiforni (restano in marcia tre batterie: 7, 8 e 9) e due impianti temporaneamente fuori gioco, significano infatti meno acciaio e obiettivo di 5 milioni di tonnellate nel 2021 (dopo i poco più di 3 milioni del 2020) che si allontana. Questo mentre il mercato dell’acciaio sta girando a mille con richieste elevate. Non dovrebbe crescere, invece, la richiesta di cassa integrazione ordinaria in partenza dal 28 giugno per 12 settimane. Resta per ora confermato il numero massimo di 4.000 perché «la società non é nelle condizioni di assicurare l’immediata e totale ripresa in esercizio di tutti gli impianti di produzione».

Avvio previa verifica degli adeguamenti

Nel decreto del ministro si legge, in riferimento alla batteria 12, che «il gestore deve rispettare il termine del 30 giugno 2021 previsto dal Dpcm 29 settembre 2017 per l’attuazione degli interventi». «Il gestore, ove decorra inutilmente il termine riportato, senza la completa attuazione degli interventi di cui alla prescrizione, deve immediatamente avviare dal 1° luglio 2021 la messa fuori produzione della batteria n. 12 e concludere tale processo entro e non oltre 10 giorni». «L’entrata in esercizio della batteria n. 12 potrà avvenire solo previa verifica da parte dell’Autorità di controllo del completamento degli interventi di adeguamento previsti dal Dpcm del 29 settembre 2017». Il no di Cingolani alla proroga incassa la soddisfazione del Comitato cittadino Salute e Ambiente a Taranto che aveva già rivolto un appello in tal senso al ministro facendo leva sui problemi di inquinamento.

I sindacati: riavviate il tavolo

Infine, i vertici di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm hanno scritto ai ministri Giorgetti, Cingolani, Orlando e Franco (e per conoscenza al premier Draghi) chiedendo il riavvio del tavolo ex Ilva con tutte le parti interessate dopo la sentenza del Consiglio di Stato. Incontro già convocato per l’8 luglio da Giorgetti, presente Orlando e l’azienda.

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