la riforma dei benchmark

Dal nuovo Euribor oneri per banche e clienti

di Maximilian Cellino

3' di lettura

Eonia, Euribor, Ester e il risk-free rate pronto a entrare in campo in caso di «infortunio» di uno dei tassi precedenti. La rivoluzione dei parametri che regolano i mercati interbancari è in pieno svolgimento in Europa e nel resto del mondo: le novità si succedono con cadenza quasi settimanale, al ritmo delle riunioni dei vari organismi deputati a ridisegnare il mondo «post Libor» e delle consultazioni pubbliche fra gli operatori chiamati a dare un parere sui cambiamenti.

La scadenza è del resto davvero vicina, perché a fine 2019 il «vecchio» Eonia andrà in pensione e anche l’Euribor dovrà farlo se non rispetterà i requisiti fissati dal regolamento Ue sugli indici di riferimento (Bmr, Benchmarks Regulation) per garantire maggior trasparenza e solidità, ma soprattutto per evitare il ripetersi degli scandali che hanno caratterizzato gli anni recenti. Nonostante la scadenza ormai alle porte non tutte le banche sembrano però ancora aver messo a fuoco la questione e anzi qualcuna stenta a organizzarsi, col rischio di farsi trovare impreparata all’appuntamento e di dover pagare lei stessa (e forse i suoi clienti) un conto piuttosto salato. Anche perché in ballo ci sono, secondo le stime della Bce, strumenti finanziari per quasi 22mila miliardi di euro fra derivati, prestiti e titoli di debito, oltre 6mila miliardi dei quali saranno ancora attivi al momento del passaggio di consegne.

Loading...

«La transizione verso nuovi tassi di riferimento non sarà semplice - conferma Claudio Torcellan, partner Oliver Wyman - soprattutto considerando che gli operatori di mercato sono già alle prese con gli effetti della migrazione dal Libor». Anche per questo le banche devono agire in fretta e prepararsi, per quanto possibile, ai cambiamenti perché «per alcuni il passaggio potrebbe costare oltre 100 milioni di dollari e tergiversare farà solo aumentare le spese, amplificando i rischi finanziari, operativi e reputazionali». Certo, gli istituti italiani non dovranno fronteggiare nello specifico tutti questi rischi. La transizione dal vecchio al nuovo Eonia, il tasso overnight, riguarda soprattutto il mercato dei derivati al quale le banche del Nord Europa sono generalmente più esposte, e in parte anche la gestione del collaterale. Sull’eventuale sostituzione dell’Euribor, che regola una fetta consistente dei mutui in essere nel nostro Paese, il lavoro da fare è invece maggiore e il rischio quindi più elevato.

«Occorrerebbe anzitutto creare un inventario di tutti i prodotti e processi che utilizzano questi tassi, valutando gli impatti e le difficoltà che potrebbero derivare dalla transizione», spiega ancora Torcellan. Un lavoro certosino e minuzioso che comporta l’analisi di ogni contratto nelle parti in cui si parla dell’utilizzo del benchmark interessato, contemplando l’eventuale passaggio a un’alternativa. E che, soprattutto, si accompagna a una dettagliata informativa nei confronti della clientela al momento ignara della vicenda.

«Finora - è questo il pericolo che paventa Torcellan - la questione non sembra essere in cima alla lista di pensieri di molte banche italiane, che sono ancora alle prese con problemi quali le sofferenze». La sensazione, insomma, è che ci sia un generale ritardo sia da parte dei singoli operatori, sia da parte dell’industria stessa, che rischia di ripercuotersi a sua volta sulla clientela. Non è detto che i maggiori costi ricadano necessariamente su famiglie e imprese, proprio perché si tratta di oneri da sostenere una tantum e non strutturali. L’assenza di una comunicazione tempestiva e accurata riguardo ai futuri cambiamenti e il mancato adeguamento della contrattualistica potrebbe però provocare danni altrettanto rilevanti.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti