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Dal taglio nelle consegne AstraZeneca ai ritardi sugli over 80: le incognite del piano vaccini

L’obiettivo del governo è immunizzare almeno l'80% della popolazione entro il mese di settembre, triplicando così il numero giornaliero medio di vaccinazioni delle scorse settimane, pari a circa 170 mila, ma alcune variabili potrebbero delineare scenari diversi da quelli previsti

di Andrea Carli

Aggiornato il 16 marzo 2021, ore 13:51

Vaccini, lite Ue-AstraZeneca: l'azienda conferma il taglio delle dosi

5' di lettura

Il nuovo piano vaccini punta a raggiungere a regime il numero di 500 mila somministrazioni al giorno su base nazionale, vaccinando almeno l'80% della popolazione entro il mese di settembre, triplicando il numero giornaliero medio di vaccinazioni delle scorse settimane, pari a circa 170 mila.

La tabella di marcia indicata da Figliuolo

«Noi useremo quello che rimane del mese di marzo per fare il riscaldamento - ha spiegato il commissario per l’Emergenza Francesco Paolo Figliuolo in un intervento a “Che Tempo Che Fa” su Rai 3 - dopodiché l'obiettivo è arrivare dopo la seconda decade di aprile a 500mila vaccinazioni. E queste vaccinazioni devono essere bilanciate. Oggi - ha continuato - abbiamo delle regioni che sono in grado, vaccini alla mano, di arrivare a cifre enormi: 100, 150mila vaccinazioni. Il mio compito sarà quello di portare il bilanciamento anche su tutte le altre regioni».

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Da dove partiamo

Ad oggi sono 2.003.391 gli italiani vaccinati con il richiamo delle due dosi, come risulta dai dati del ministero della Salute. Mentre sono 6.715.732 i vaccini somministrati in tutta Italia, pari all'85,1% delle 7.891.990 dosi finora distribuite a tutte le regioni.

Alcune variabili potrebbero complicare i piano: dalla disponibilità di vaccino al sistema di tracciamento dei contagi.

Il governo punta a raggiungere a regime il numero di 500 mila somministrazioni al giorno su base nazionale, vaccinando almeno l'80% della popolazione entro il mese di settembre

I due aspetti del caso AstraZeneca

Prima variabile: il caso AstraZeneca. Un caso che ha due aspetti da considerare. Il primo: dopo la segnalazione di alcuni eventi avversi gravi in concomitanza temporale con la somministrazione, eventi che hanno portato alla morte di alcuni soggetti vaccinati in Sicilia e, da ultimo, in Piemonte, l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha deciso oggi di sospendere la somministrazione del vaccino AstraZeneca su tutto il territorio nazionale. «La sospensione di Astrazeneca è un danno enorme alla campagna vaccinale. In questo modo - è l'allarme dell'assessore alla sanità della Regione Lazio Alessio D'Amato -si bloccano a Roma e nel Lazio 35 hub vaccinali tra i quali La Nuvola e l'Aeroporto di Fiumicino e oltre 2 mila medici di medicina generale». Nel Lazio si è riunita d'urgenza l'Unita' di crisi regionale per affrontare la situazione.

C’è poi un secondo aspetto: nelle ultime ore l’azienda farmaceutica anglo svedese ha annunciato l’intenzione di tagliare ancora le forniture e la Commissione europea ha spiegato di valutare «tutte le possibili misure da prendere». Non è escluso il blocco dei pagamenti. Le stime parlano di un possibile dimezzamento delle fiale. Nello scenario di questo ulteriore taglio delle consegne da parte del colosso farmaceutico anglo svedese, il governo “si blinda” puntando sulla fornitura di Johnson&Johnson. Aprile, stando al piano rivisto e corretto da Figliuolo, dovrebbe essere il mese del “riscatto” dopo una vera campagna vaccinale di massa ad oggi ancora sulla carta: da metà del mese J&J dovrebbe consegnare 7,3 milioni di dosi nel secondo trimestre e complessivamente fino a 27 milioni di dosi in Italia. Quello di J&J è un siero monodose, che dunque non necessita del richiamo. Il condizionale tuttavia è d’obbligo: J&J è in ritardo, e c’è il rischio che le fiale non arrivino prima di maggio. In questo quadro è importante che non ci siano ulteriori riduzioni nelle consegne da parte delle altre aziende farmaceutiche produttrici (Pfizer BionTech e Moderna).

IN RITARDO LA VACCINAZIONE DEGLI OVER 80
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Ancora poche dosi somministrate agli over 80

«Adesso si sta capendo che è il momento della svolta - ha sottolineato Figliuolo - , se non svoltiamo perderemo tutto. Noi lo dobbiamo alle nostre radici, ai nostri anziani. Di 100mila morti, 60mila sono over 80. Qui non esiste lo straordinario, gli italiani devono essere straordinari». E proprio sugli over 80, persone molto fragili, sono emerse delle criticità. La fotografia scattata dall’ultimo report della Fondazione Gimbe su dati aggiornati al 10 marzo dà l’idea di quanto occorra accelerare su questo target. Se infatti si guarda alla classifica regionale delle vaccinazioni over 80, salta subito all’occhio che in Toscana solo il 2,4 per cento ha completato il ciclo (ricevendo quindi due dosi), mentre la prima dose l'ha ricevuta meno del 15 per cento. «Altre regioni sono più avanti di noi, perché hanno avuto un numero di dosi di Pfizer per gli over 80 maggiore, in quanto noi abbiamo usato Pfizer anche per i richiami al personale sanitario - ha messo in evidenza il presidente Giani -. In altre regioni il personale sanitario più giovane è stato vaccinato con AstraZeneca».

Dietro alla Toscana ben sei regioni (Sicilia, Calabria, Puglia, Marche, Abruzzo e Sardegna). A fare peggio della Toscana su piano degli over 80 che hanno ricevuto solo la prima dose è la Sardegna, con una percentuale che sfiora il 12,5 per cento. Nel complesso, sull’immunizzazione di questa fascia della popolazione tutta l’Italia procede con lentezza. Nella Provincia autonoma di Bolzano, prima in classifica, appena il 27,7% registra il ciclo completo, contro il 45% che ha ottenuto la prima dose ed è in attesa del richiamo.

Se non svoltiamo perderemo tutto. Noi lo dobbiamo alle nostre radici, ai nostri anziani

Commissario per l’emergenza Covid-19 Francesco Figliuolo

Il nodo vaccinatori

Non c’è solo un problema di vaccini, ma anche di vaccinatori. Il coinvolgimento dei medici di famiglia è ancora al palo, nonostante l’accordo nazionale che prevede anche un rimborso per ogni iniezione a studio, solo metà delle Regioni ha chiuso anche il necessario accordo a livello locale che dettaglia modalità e costi, mentre l'altra metà ancora non l'ha fatto. Il nuovo piano vaccinale prevede un rafforzamento della platea dei vaccinatori. In particolare verrà dato impulso all'accordo per impiegare medici di medicina generale (fino a 44 mila), odontoiatri (fino a 60 mila), medici specializzandi (fino a 23 mila). Si potrà far ricorso – tramite accordi in via di finalizzazione - anche ai medici della Federazione Medico Sportiva Italiana, ai medici competenti dei siti produttivi e della grande distribuzione, oltre che ai medici convenzionati ambulatoriali e ai farmacisti. Proseguirà, se necessario, l'assunzione di medici e infermieri a chiamata, in aggiunta agli oltre 1,700 già operativi. In caso di emergenza scenderanno in campo anche team mobili.

L’incognita varianti

In una recente rilevazione dell'Istituto Piepoli sette italiani su dieci temono il contagio da Covid, percentuale che sale all'83% per coloro che si dicono molto/abbastanza preoccupati dalle varianti. Il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza ha messo in evidenza che le varianti «hanno accelerato la velocità di circolazione del virus. Abbiamo avuto un cambiamento qualitativo nell'epidemia. E quindi questo deve corrispondere, per forza, all'implementazione di interventi rapidi tempestivi ed efficaci». Al momento i vaccini sembrano essere pienamente efficaci sulla variante inglese, mentre per quella sudafricana e quella brasiliana potrebbe esserci una diminuzione nell'efficacia. I produttori di vaccini stanno anche cercando di studiare richiami vaccinali per migliorare la protezione contro le future varianti.

Tracciamento da rilanciare

Sul fronte del contenimento dei contagi, nell’ultimo monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e del ministero della Salute sull'andamento di Covid-19 in Italia, è stato messo in evidenza che «l’'incidenza nazionale» del coronavirus «nella settimana di monitoraggio si allontana sempre di più dai livelli che permetterebbero il completo ripristino sull'intero territorio nazionale dell'identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti». L’Italia è dunque sempre più lontana dalla soglia che consentirebbe il tracciamento dei contagi. Di qui la scelta di promuovere una nuova stretta allo scopo di contenere i contagi e riportarli sotto controllo.

Giovani in coda

Il governo punta a uniformare i criteri di vaccinazione, partendo dalle categorie più fragili per poi passare agli over 70 e infine alle fasce più giovani, mettendo fine a un certo caos e a disparità evidenti nei primi tre mesi tra le regioni. Il problema è che, come ha messo in evidenza il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, «c'è una lenta decrescita dell'età mediana dei contagi. Vengono colpite persone più giovani». Nelle nuove priorità, la fascia anagrafica dei giovani rientra nella categoria quinta (resto della popolazione).

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