durante la messa a santa marta

Dal Papa messaggio di pace al governo: «Prudenza e obbedienza per fermare la pandemia»

Le parole di Francesco dopo lo scontro durissimo tra Cei e governo sul proseguimento del lockdown delle celebrazioni religiose e la successiva ripresa del dialogo per trovare una soluzione

di Carlo Marroni

Covid, card. Betori: non rinunciamo a messe, non indietreggiamo"

Le parole di Francesco dopo lo scontro durissimo tra Cei e governo sul proseguimento del lockdown delle celebrazioni religiose e la successiva ripresa del dialogo per trovare una soluzione


3' di lettura

Segnali forti di “pace” della Chiesa verso il governo. “In questo tempo nel quale si comincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e dell'obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni” ha detto il Papa nell'introduzione della messa a Santa Marta, trasmessa in diretta tv ogni mattina. Parole che arrivano dopo lo scontro durissimo di domenica tra Cei e governo sul proseguimento del lockdown delle celebrazioni religiose (senza una data di riapertura certa) e la successiva ripresa del dialogo per trovare una soluzione, nella giornata di lunedì.

La Cei si è mossa sempre in stretto collegamento con la Segreteria di Stato
Quindi le parole di Francesco non sono una frenata rispetto all'iniziativa della Cei, che si è mossa sempre in stretto collegamento con la Segreteria di Stato, anche se forse i toni della nota di domenica sono stati giudicati decisamente molto forti. Piuttosto il Papa ha voluto lanciare un chiaro messaggio di dialogo al governo – specie dopo le parole di Giuseppe Conte pronunciate la sera di lunedì a Milano in cui ha confermato che con i vescovi si sta lavorando ad un protocollo per la Fase-2 – che ha aperto quindi dei chiari spiragli. Non solo, però. Quando Bergoglio accenna alla prudenza e obbedienza parla anche ai suoi, e in particolare alla “base” dei vescovi: non pochi presuli, già insofferenti per la totale adesione della Cei alle disposizioni di legge, ora stanno usando toni che Francesco giudica assolutamente fuori luogo (c'è chi ha parlato di “dittatura”). Insomma: si deve trovare una soluzione ma sempre nel pieno rispetto della legge e delle esigenze sanitarie.
Si tratta su una data intermedia di maggio, sul tavolo il protocollo di sicurezza
Alcuni parlano del 10 giugno come data possibile, si discute se avviare la riapertura in un giorno festivo o feriale. La Cei ha stilato un piano in dieci punti per assicurare la massima sicurezza nelle celebrazioni (mascherine, sanificazione, distanziamento, guanti, ecc..) presentato da tempo sia a palazzo Chigi che alla ministra Luciana Lamorgese, che ha sempre tenuto aperta una interlocuzione con la Cei, a partire dal suo presidente Gualtiero Bassetti. La Conferenza episcopale – che ha visto trattare sul campo il segretario generale, Stefano Russo, assieme al vice Ivan Maffeis – ha assicurato le autorità: se una parrocchia non sarà in grado di attuare tutti i dieci punti del protocollo non potrà celebrare.
I segnali di Bergoglio già nei giorni scorsi. Avvenire: “errori che si possono riparare”
Ma sulla riapertura si era espresso il Papa direttamente nei giorni scorsi. Sempre durante una messa a Santa Marta aveva detto che la Chiesa on-line è una non Chiesa. Le messe in streaming sono state un'eccezione da superare: «L'ideale della Chiesa è sempre con il popolo e con i sacramenti. Sempre». Sul tema si è espresso anche l'arcivescovo di Firenze (ed ex segretario della Cei), cardinale Giuseppe Betori: “Siamo pronti a ragionare su quel che dobbiamo fare per poter ritornare a celebrare insieme. Manon è possibile pensare che sia impossibile, per principio, celebrare insieme. Questo è l'auspicio che facciamo, pronti appunto a collaborare con le autorità per quello che loro vorranno dirci su come celebrare. Ma sul celebrare noi non possiamo fare un passo indietro”. Il quotidiano della Cei, Avvenire, titola “Messa in sicurezza” e in un editoriale il direttore Marco Tarquinio, parla di “errori che si possono riparare. Dimostrarlo, nel tempo lungo della corresponsabilità che ci sta davanti, darà più forza e più serenità a tutti”.
La condanna del Papa per i “linciaggi” da notizie false
Ma il Papa nella messa ha anche condannato i “linciacci” provocati da notizie false, tema che forse si può agganciare sia agli scenari politici, sia all'interno della Chiesa. Ci sono – ha detto - “notizie false, calunnie, che riscaldano il popolo” e portano al “linciaggio” .Accade contro i politici nei colpi di Stato, contro i martiri cristiani, è accaduto nella Shoah. Ma “c'è anche un piccolo linciaggio quotidiano che cerca di condannare la gente”. Francesco aggiunge: “Pensiamo a noi, alla nostra lingua. Tante volte con i nostri commenti cominciamo un linciaggio del genere. Anche nelle nostre istituzioni cristiane - ha sottolineato il pontefice – abbiamo visto tanti linciaggi quotidiani che sono nati dal chiacchiericcio. Il Signore ci aiuti ad essere giusti nei nostri giudizi, a non cominciare o seguire questa condanna massiccia che provoca il chiacchiericcio”.

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