La risposta alla ue

Dal Parlamento coro di no a nuove tasse e ripristino Imu

di Mariolina Sesto

(REUTERS)

2' di lettura

La “pagella” della Commissione Ue all’Italia scatena le reazioni del Parlamento e unisce quasi all’unanimità le forze politiche in un sonoro no all’aumento delle tasse. Da destra a sinistra (con l’eccezione di Mdp e Si) il ripristino dell’Imu prima casa per i redditi alti viene visto come fumo negli occhi

Il no di Padoane la maggioranza
Il ministro dell’Eonomia Pier Carlo Padoan sembra “stoppare” sul nascere il consiglio dell’Ue, definendolo «un’idea non buona». Ma anche il principale partito di maggioranza non sembra condividere la linea europea, tanto che il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato: «Non servono altre misure, l’Italia ha
rispettato le regole. L’Ue riconosce gli sforzi per bilancio corretto senza nuove tasse e più investimenti». Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo Ap Maurizio Lupi: «Chi vuole nuove tasse o patrimoniali più o meno mascherate sappia che non appoggiamo questo governo perché distrugga quello che di buono ha fatto il governo precedente, sostenuto dalla stessa maggioranza. C'è già abbastanza schizofrenia in politica, non aggiungiamone altra».

Loading...

Stop anche dall’opposizione
«Dalla Commissione Ue viene la “ricetta” per l’affossamento definitivo dell’Italia. Ripristino Imu, sforzo fiscale “sostanziale”, altre tasse su immobili,
aumento Iva sono l’opposto di ciò che va fatto» ammonisce dall’opposizione il leader di Direzione Italia Raffaele Fitto. Mentre Renato Brunetta di Fi vede approssimarsi una stangata nel 2018: «È un vero e proprio avallo europeo a far scattare la clausola di salvaguardia sull’aumento dell’Iva a partire dal 1° gennaio 2018 e una richiesta esplicita di reintrodurre la tassazione sulla prima casa». Il leghista Roberto Calderoli intanto fa presente l’ingente “tassa” che l’Italia paga per fronteggiare il problema immigrazione: «Ai soloni di Bruxelles, - dice - e a chi a Roma è pronto a obbedire al diktat, ricordiamo che l’Italia negli ultimi tre anni ha speso 12 miliardi di euro per accogliere e mantenere oltre mezzo milione di immigrati richiedenti asilo che non fuggivano da nessuna guerra, e che in questo 2017 spenderemo almeno altri 5 miliardi, o forse di più considerando che in questi primi mesi siamo già oltre 50mila arrivi. Senza questa moltitudine di immigrati richiedenti asilo, se avessimo fatto come la Spagna che li ha respinti e rispediti indietro, avremmo risparmiato 12 miliardi nello scorso triennio e risparmieremmo altri 5 miliardi quest’anno».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti