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5 eventi che possono spingere i mercati nei prossimi 6 mesi

Le nuove tensioni in Medio Oriente sono “wild card” a cui i mercati non erano preparati ma non è chiaro se e in che misura potranno condizionare gli ultimi scorci del 2019

di Andrea Franceschi


Perché l’attacco al petrolio saudita ha sconvolto il mercato

4' di lettura

Il recente attacco agli impianti petroliferi sauditi ha riportato ai massimi livelli l’allerta per gli effetti che una nuova fase di instabilità geopolitica in Medioriente potrebbe avere sui mercati finanziari. Ma la volatilità che pure c’è stata alla riapertura dei mercati di lunedì e la stabilizzazione degli indici che si è vista martedì per il momento non sembrano aver eccessivamente turbato i sonni degli investitori.

Le nuove tensioni in Medio Oriente sono “wild card” a cui i mercati non erano preparati ma non è chiaro se e in che misura potranno condizionare gli ultimi scorci del 2019. Lo si potrà capire meglio nelle prossime settimane. È vero tuttavia che non sarà facile rovinare il bilancio 2019 dei mercati che, numeri alla mano, resta ottimo. I saldi da inizio anno dei principali indici di Borsa sono tutti molto positivi : da Wall Street (+16% il Dow Jones, +19% l’S&P500, +24% il Nasdaq) all’Europa (+15% lo Stoxx Europe 600 +19% Piazza Affari) ai principali indici delle piazze asiatiche. Fiumi di denaro (342 miliardi di dollari netti) si sono riversati sui fondi obbligazionari contribuendo al crollo senza precedenti dei tassi di interesse e al rally del mercato dei bond.

Nonostante il netto peggioramento delle prospettive di crescità e la crescente tensione tra Stati Uniti e Cina sul commercio i mercati, quasi senza distinzione di asset class, hanno corso tanto sulla scommessa che, alla luce del peggioramento della congiuntura, le banche centrali sarebbero intervenute in soccorso dell’economia. Cosa che, puntualmente, si è verificata: la Fed a luglio ha tagliato i tassi per la prima volta dal 2008 mentre la Bce ha recentemente varato un mix di misure di stimolo all’economia che vanno dal taglio dei tassi, al rilancio del Quantitative easing (acquisti di titoli di Stato) ai finanziamenti agevolati al settore bancario (Tltro).

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La “droga monetaria” da tanti anelata è arrivata e ora? È tempo di vendere secondo il vecchio adagio “buy the rumor sell the news” che invita ad anticipare gli eventi e monetizzare una volta che si sono verificati? Cosa ancora potrebbe dare la spinta ai mercati nei prossimi sei mesi in un contesto che resta caratterizzato da fondamentali in deterioramento e tensioni geopolitiche? Gli analisti di BofA Merrill Lynch hanno rivolto questa domanda a un panel di gestori nel corso del sondaggio che la banca mensilmente conduce. Dalle risposte ottenute sono emersi 5 potenziali market mover. Eccoli, in ordine decrescente di importanza.

5) Il nuovo Qe
Il nuovo piano di acquisti di titoli annunciato giovedì scorso dalla Bce viene citato come uno dei potenziali “market mover” nei prossimi 6 mesi. La misura ha sorpreso gli investitori. Non tanto per l’ammontare che la Bce ha detto di voler acquistare mensilmente (20 miliardi contro i 30-40 messi in conto da alcuni analisti) quanto per la durata a tempo indeterminato che tale misura potrebbe avere. Solo il 5% degli investitori che hanno partecipato al sondaggio tuttavia crede che tale misura potrà contribuire a spingere i mercati nei prossimi mesi. Una percentuale bassa che si spiega con il fatto che la misura era già stata abbondantemente scontata.

Perché le Borse corrono se l’economia rallenta

4) Accordo sulla Brexit
L’uscita senza accordo della Gran Bretagna dall’Unione europea rappresenta una grossa spada di Damocle per i mercati con l’avvicinarsi della scadenza del 31 ottobre 2019. È vero tuttavia che le probabilità di un “no-deal” si sono fortemente ridimensionate dopo le ripetute sconfitte parlamentari del premier Boris Johnson il cui atteggiamento barricadero è stato ridimensionato. Ci vorrebbe la sfera di cristallo per indovinare come andrà finire la complicata partita a scacchi tra Londra e Bruxelles ma una cosa è certa: con una positiva risoluzione della controversia sparirebbe uno dei maggiori fattori di incertezza sui mercati. Secondo il 7% degli intervistati un accordo sulla Brexit potrebbe alimentare la propensione al rischio tra gli investitori.

3) Un piano cinese per le infrastrutture
La Repubblica Popolare in pochi anni ha scalato la classifica delle maggiori economie al mondo e oggi il Pil cinese è il secondo al mondo dopo gli Usa. Ma dopo anni a crescere a doppia cifra la macchina sta rallentando la corsa. Soprattutto per l’incertezza alimentata dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti. Per controbilanciare questa debolezza Pechino potrebbe decidere di utilizzare parte delle sue immense riserve per dare un’accelerazione ai suoi investimenti in infrastrutture. Secondo più del 15% degli intervistati una simile decisione potrebbe dare una spinta all’economia tale da rappresentare innescare una fiammata delle Borse.

2) Un taglio dei tassi Fed di 50 punti
La decisione della banca centrale americana di tagliare il costo del denaro è stata una delle notizie che ha contribuito ai forti rialzi messi a segno dalle Borse da inizio anno. Ma la Fed, che questa sera comunicherà le sue decisioni di politica monetaria, potrebbe decidere di sorprendere gli investitori con un taglio di mezzo punto percentuale del costo del denaro. Se così facesse inevitabilmente finirebbe col sorprendere i mercati, che si attendono un taglio di 25 punti, ma è assai improbabile che ciò avvenga: una riduzione del costo del denaro di una tale entità è difficile da giustificare alla luce dei fondamentali e per Powell si tratterebbe di una chiara cessione alle richieste di Trump che minerebbe pesantemente l’indipendenza della Fed. Ma nulla è da dare per scontato e secondo il 25% dei gestori una sorpresa Fed potrebbe dare una spinta agli indici.

1) Uno stimolo fiscale tedesco
Mario Draghi lo ha ricordato più volte nel corso della conferenza stampa in cui ha annunciato l’ultima tornata di stimoli monetari: ora la palla passa ai governi che devono fare la loro parte, quando possono, per stimolare la crescita dell’economia. Un messaggio chiaramente indirizzato alla prima economia dell’Eurozona: la Germania. La locomotiva tedesca da tempo sta dando evidenti segnali di rallentamento e potrebbe rilanciare il Pil con un piano di investimenti per la riconversione “verde” dell’economia. La Germania ha abbondanti risorse a sua disposizione per farlo avendo accumulato forti surplus di bilancio. In questi giorni si è parlato di un piano da 50 miliardi. Il piano verrà presentato il prossimo 20 settembre e secondo oltre il 30% dei gestori intervistati da BofA la svolta keynesiana di Berlino potrebbe rappresentare una novità tale da dare la spinta ai mercati nei prossimi 6 mesi.

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