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Dal Pino: trasformare la Serie A in una media company

Per il nuovo presidente, Paolo Dal Pino, la Lega Serie deve lavorare quotidianamente come un produttore di contenuti da distribuire sulle diverse piattaforme

di Redazione Sport 24

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Per il nuovo presidente, Paolo Dal Pino, la Lega Serie deve lavorare quotidianamente come un produttore di contenuti da distribuire sulle diverse piattaforme


2' di lettura

«Il nostro calcio deve tornare a essere il più bello e più visto al mondo, dobbiamo accelerare». Il nuovo presidente della Lega Serie A, Paolo Dal Pino, intende subito dare una sterzata all’associazione dei club, affrontando “la bellissima sfida” di trasformarla in una media company che da subito affronti la vendita dei diritti tv, attesa nel giro di sei mesi, facendo più attenzione alle nuove abitudini dei consumatori e poi presidiando in modo più efficace i mercati esteri per aumentare le prospettive di ricavi.

La riforma dello Statuto
La prima delibera, però, ha riguardato lo statuto e la necessità di modificare gli aspetti che più problemi hanno creato negli ultimi mesi, ossia il sistema elettivo e quello dei conflitti. Dal Pino intanto ha subito preso in pugno unìassemblea troppo spesso spaccata, anche sulla sua elezione. «Fra le 20 società ci possono essere punti di vista diversi, ma la Lega deve occuparsi del bene comune», ha tagliato corto il manager milanese, trent'anni di carriera fra editoria e telecomunicazioni, gli ultimi dieci trascorsi in Brasile, dovesi è appassionato al Botafogo.

I diritti tv internazionali

«Il tema è spostare l’attenzione dal nazionale all’internazionale», ha detto spiegando che significa anche maggiore sensibilità alle esigenze di mercato per gli orari delle partite. La sua esperienza di telespettatore in Sudamerica gli fa dire che in quell’area il calcio italiano ha perso appeal. «Prima la Serie A in Brasile si vedeva su Espn e Fox, ora solo su Rai Italia, e così si esce dalle tv delle famiglie. In vari Paesi non ci siamo - ha raccontato -. Ci vuole più presenza, non si possono vendere i diritti tv a Img e poi dimenticarsene. Bisogna parlare con le tlc, sconvolgere il meccanismo attuale che è passivo, probabilmente si perdono delle opportunità. Se saremo in grado di raddoppiare, triplicare o meno dipende da nostra capacità di essere sul mercato, parlare con potenziali partner e far vivere Serie A fuori dall’Italia». Attualmente i diritti internazionali fruttano 371 milioni di euro.

I diritti tv nazionali

Sfiorano il miliardo invece quelli nazionali, che il nuovo presidente spera di assegnare nel giro di “un semestre”. Sono già iniziati i contatti con gli attuali licenziatari, Sky e Dazn, oltre che con Mediapro, e gli Ott, a partire da Amazon. «Bisogna accelerare la trasformazione della Serie A in una media company competitiva su scala internazionale - ha chiarito -. Non significa direttamente fare un canale ma lavorare quotidianamente come un produttore di contenuti che distribuisce con diverse piattaforme che non hanno nulla a che vedere con normale televisione».

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