ASSEMBLEe: federmeccanica CAMBIA NOME

Dal Poz nuovo presidente Fedmec: «Persone e digitalizzazione cruciali»

di Ilaria Vesentini


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4' di lettura

Sarà il torinese Alberto Dal Poz, amministratore delegato dalla Comec Spa, a guidare per i prossimi quattro anni Federmeccanica, la più rappresentativa associazione industriale del Paese con le sue 16mila imprese per 800mila occupati. E a passargli il testimone, oggi al Teatro Valli di Reggio Emilia al termine dell’assemblea generale 2017, è un emozionato Fabio Storchi che passerà agli annali per il rivoluzionario contratto nazionale unitario firmato il 26 novembre 2016 con Fiom, Fim e Uilm. E per la prima volta nella storia di Federmeccanica- da oggi Fedmec, il nuovo brand dell’associazione - a partecipare alle assise sono anche i segretari generali Marco Bentivogli (Fim), Maurizio Landini (Fiom) e Rocco Palombella (Uilm), seduti in prima fila al fianco del ministro Carlo Calenda e al presidente di Confindustria nazionale Vincenzo Boccia.

Federmeccanica resterà tra i grandi protagonisti del rinnovamento italiano

«Oggi - ha sottolineato il neopresidente Dal Poz - non celebriamo solo il nuovo contratto nazionale di lavoro, ma i significati che porta con sé: il primo di questi è il superamento di quell’idea di conflitto sociale che ha segnato l’intero Novecento. L’altro è la consapevolezza che il futuro della manifattura si fonda sulla digitalizzazione ma ancor più sulla centralità delle persone. Elementi che impongono il rinnovamento profondo della relazioni industriali. Se penso ai prossimi quattro anni ho la certezza che Federmeccanica resterà tra i grandi protagonisti del rinnovamento italiano».

La squadra
Ad affiancare Dal Poz per il quadriennio 2017-2021 alla guida di Federmeccanica saranno i vicepresidente Diego Andreis (di Fluid-o-Tech, presidente gruppo Meccatronici Assolombarda e presidente Ceemet); Fabio Astori (della Luxor di Brescia); Domenico Braccialarghe (Leonardo Spa di Roma); Simona Capasso (del Nuovo Mollificio Campano, presidente sezione Metalmeccanica Unione industriale di Napoli); Carlo Cremona (Fincantieri Spa di Trieste); Fabio Tarozzi (Siti B&T Group Spa di Modena); Federico Visentin (Mevis Spa di Vicenza).

Il lascito del’ultimo quadriennio
Il discorso di commiato di Fabio Storchi parte dal titolo dell’assemblea 2017 “Fare insieme”, «non uno slogan, ma l’obiettivo del cammino intrapreso nel 2013 a Genova in anni in cui la produzione dell’industria meccanica registrava un crollo del 30%, la capacità produttiva un -25%, con la perdita di oltre 250mila posti di lavoro. A Bari, l’anno seguente, sostenemmo che davanti ai nostri occhi avevamo uno scenario di rovine e macerie analogo alla fase post bellica. Ma la crisi aveva origine pure dall’incapacità della società italiana di misurarsi con il nuovo paradigma dell’economia fondata sulla conoscenza. La consapevolezza di questa grande trasformazione, che oggi definiamo quarta rivoluzione industriale, è stata la pietra angolare della visione e missione di Federmeccanica, per lasciarci alle spalle il ‘900 e guardare avanti a un mondo dove nuove tecnologie e apertura dei mercati stanno ridefinendo l’industria su scala globale ».

La consapevolezza della grande trasformazione in atto è stata la pietra angolare della nostra visione

E Storchi ricorda le più significative iniziative promosse da Federmeccanica in questi ultimi quattro anni: «Dalla Carta delle Relazioni industriali presentata oggi come sintesi del lavoro realizzato in questi anni e come piano di lavoro per il futuro, all’innovativo Monitor sul lavoro (Mol), dalla prima ricerca nazionale dedicata a Industry 4.0, ai progetti di Education come “Traineeship” per promuovere l’alternanza scuola-lavoro, dall’impegno in Europa attraverso Ceemet (la Federazione dei metalmeccanici europei) fino alla piattaforma per il Rinnovamento contrattuale del 2015 conclusasi con la sottoscrizione – unitaria – del contratto nazionale».

La gestione del contratto nazionale
La prossima sfida di Dal Poz sarà la concreta applicazione di un contratto che per la prima volta mette al centro la condivisione di rischio e valore aggiunto tra azienda e lavoratore e che non ha automatismi ma è vivo «e va costruito giorno per giorno, territoriale per territoriale, fabbrica per fabbrica, imprenditore per imprenditore, lavoratore per lavoratore. E deve partire dai comportamenti di ciascuna parte prima ancora che dalle regole che ne disciplinano la relazione e dai modi della relazione prima ancora che dai contenuti». Il neopresidente anticipa che la prima iniziativa della sua presidenza sarà un viaggio attraverso la penisola per costruire dal basso le nuove relazioni industriali e dà appuntamento agli associati all’assemblea del prossimo anno «che mi auguro possa tenersi in una bella fabbrica o comunque in un luogo di lavoro».

Boccia: il contratto Federmeccanica modello per il Paese
«Federmeccanica è una avanguardia e il rinnovo contrattuale che ha firmato pone le basi di un nuovo metodo di collaborazione per la competitività nell’interesse di tutti che deve essere fatto proprio dal Paese». Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, chiude l’assemblea Federmeccanica ricucendo in un’unica trama i temi affrontati prima di lui dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e dai tre segretari generali Fim, Fiom e Uilm: il confronto e il conflitto servono se si guarda tutti nella stessa direzione con spirito costruttivo. E la direzione è quella di un Piano 4.0 per la digitalizzazione e di un contratto metalmeccanico che siano punti di partenza di un progetto a lungo termine che ha la fabbrica al centro.
«Dietro a questo contratto c’ è un’idea di Paese e di industria basata non sullo scontro ma su condivisione e sul senso di comunità, con un unico scambio tra azienda e lavoratore, quello tra salario e produttività. Perché non potendo agire sulla leva della svalutazione la produttività è l’unico strumento per restare competitivi», sottolinea il numero uno di Viale dell’Astronomia, unendosi all’auspicio dei sindacalisti che tra due anni il contratto Federmeccanica diventi il contratto dell’Italia, perché un suo insuccesso sarebbe l’insuccesso di un nuovo modello di nazione. Boccia plaude quindi all’impegno di Calenda a prolungare gli incentivi del piano Industria 4.0 e manda un messaggio ai partiti, all’uscita del Teatro Valli: «Servono strategie di alleanze sui contenuti e chiarezza sui programmi non tattiche di alleanze».

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