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Dal prefetto Lamorgese alla «signora dei droni» Pisano, le quote rosa del Conte bis

Nella squadra di 21 ministri sono un terzo del totale. Due donne in più rispetto al governo gialloverde, che aveva però 18 ministri. Quattro sono ministre con portafoglio, tre senza

di Nicoletta Cottone


Conte: «Ecco la squadra di governo»

5' di lettura

Nella squadra di 21 ministri del governo giallorosso ci sono sette donne, un terzo del totale. Entrate dopo un lungo dibattito sulle “quote rosa” in politica che da sempre penalizzano le donne. Due donne in più rispetto al governo gialloverde appena chiuso, che però era costituito da 18 ministri in totale, dunque c’erano tre ministri in meno rispetto al Conte bis. Quattro sono ministre con portafoglio, tre senza. Tre ministre sono in quota M5S, 3 in quota Pd e una è tecnica. E proprio fra le “quote rosa” del esecutivo di Giuseppe Conte c’è l’unico profilo tecnico del governo. É Luciana Lamorgese, che da domani siederà sulla poltrona di vertice del Viminale.

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A Lamorgese la poltrona dell’Interno
Consigliere di Stato, dopo aver chiuso nell'ottobre del 2018 la sua esperienza alla guida della prefettura di Milano, Luciana Lamorgese succede a Matteo Salvini al vertice di un ministero molto delicato che dovrà intervenire sui due decreti sicurezza fortemente voluti dal leader della Lega. Prima donna prefetto di Milano, aveva detto: «L’epoca in cui Platone si chiedeva nel famoso testo La Repubblica “sarà tempo che le donne governino” è storia passata». Una frase che confermerà ora che è diventata ministra.

Potentina, classe 1953, avvocato, Lamorgese è entrata in carriera nell'amministrazione dell'Interno nel marzo 1979. Dieci anni dopo è diventata viceprefetto ispettore, nel 1994 viceprefetto e nel 2003 prefetto. Si è già occupata del delicato tema dell’immigrazione. Quando era prefetto di Venezia - dal 2010 - ha trattato l’individuazione, la realizzazione e la gestione delle strutture di accoglienza nella Regione Veneto. Nel 2013 è stata nominata capo di Gabinetto del ministro Angelino Alfano. Nel 2017 viene spostata a Milano per assumere il ruolo di prefetto. In quel ruolo cancella una serie di ordinanze anti-migranti varate da alcuni Comuni a guida leghista («è importante accettare la diversità, che è ricchezza e procedere con l'integrazione»). Prima di lei al Viminale c’era stata la prefetta Annamaria Cancellieri, ministra del governo Monti.

Paola Pisano, la signora dei droni all’Innovazione
La prima a comunicare via Facebook è la neoministra all’Innovazione Paola Pisano. «È per me un onore poter dare il mio contributo al nostro Paese, un territorio ricco di potenzialità e competenze da sviluppare», ha sottolineato la ministra senza portafoglio. Docente di Gestione dell’Innovazione all'Università di Torino è dal 2013 presidente della Commissione aziende del Dipartimento di informatica dell'Università di Torino e dal 2014 direttore del Centro di innovazione tecnologica multidisciplinare dell'ateneo. Assessora della giunta di Chiara Appendino, la pentastellata dovrà occuparsi al ministero delle stesse deleghe di cui si occupava a Torino. Con lei la città piemontese è stata la prima in Italia a sperimentare la guida autonoma in contesto urbano. E lì è nato il Torino City Lab, per facilitare lo sviluppo e l'insediamento di nuove aziende innovative. É anche chiamata la “signora dei droni”, proprio perché a Torino è andato in onda il Drone show d'Europa.

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Alla Pa Fabiana Dadone, probiviro del movimento
Alla Pubblica amministrazione prende il posto di Giulia Bongiorno la cuneese pentastellata Fabiana Dadone. Classe 1984, laurea in giurisprudenza, è stata praticante avvocato a Ceva (CN). Molto attiva nel volontariato e nelle prime battaglie pentastellate, nel 2013 è stata eletta deputata nella circoscrizione Piemonte 2. Nel febbraio 2015 è diventata capogruppo e portavoce del Movimento 5 Stelle alla Camera subentrando al parlamentare Andrea Cecconi. Nel 2018 viene rieletta per il secondo mandato in Parlamento. É diventata lo scorso anno referente della piattaforma Rousseau per la funzione Scudo della Rete, che ha come obiettivo la difesa di iscritti ed eletti pentastellati dalle cause legali intentate contro di loro, contro il movimento e la piattaforma. Il 25 giugno 2019 è probiviro, parte del collegio di 3 persone stimate incaricato di esprimere pareri autorevoli e di risolvere divergenze all'interno del M5S.

Alle Pari opportunità Elena Bonetti
É andato a una donna il ministero delle Pari opportuntità. Passato da scout e da dirigente Agesci, la Bonetti è professore associato di analisi matematica all'università di Milano dal 2016. Ha un Phd in matematica nel 2002 e collabora, fre le altre, con il Cnr. Si è laureata nel 1997 all’Università di Pavia, alunna del collegio Ghislieri. «Il mio lavoro di docente universitaria mi ha regalato sempre un ricco e coinvolgente incontro con i giovani, con i quali condivido il mio cammino professionale», si legge nelal biografia sul sito del Pd. É stata eletta nelle file del Pd nel 2018. Renziana, ha fra le altre organizzato il corso di formazione politica “Meritare l’Italia”: quattro giorni per gli under 30 contro “la cultura dell'uno vale uno”.

Alle Infrastrutture arriva Paola De Micheli
Paola De Micheli, piacentina, classe 1973, vicesegretaria del Pd, è la neo ministra alle Infrastrutture. Manager del settore alimentare, succede al pentastellato Danilo Toninelli sulla poltrona del ministero delle infrastrutture di Porta Pia. Entrata in politica a metà degli anni '90 nel centrosinistra, è stata sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio dei ministri dal 23 settembre 2017 al 1° giugno 2018, sottosegretario di Stato del ministero dell'Economia e delle Finanze, Commissario straordinario di Governo alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016 e 2017. É stata anche responsabile nazionale delle piccole e medie imprese nel dipartimento di economia del Pd, nell’era della segreteria di Pier Luigi Bersani. Dal luglio 2016 è anche presidente della Lega pallavolo serie A.

Nunzia Catalfo al Lavoro
Resta pentastellato il dicastero del Lavoro, dove al posto di Luigi Di Maio arriva Nunzia Catalfo, catanese, classe 1967. Attivista dal 2008 del M5S, la pentastellata ha contribuito alla stesura del ddl sul reddito di cittadinanza, nato da una sua idea. Deposita il ddl nel 2013, poco dopo essere stata eletta senatrice nella circoscrizione Sicilia nelle file del M5S. Rieletta senatrice nel 2018 nel collegio uninominale di Catania, il 21 giugno 2018 è stata eletta presidente della commissione Lavoro del Senato.

Bellanova in prima linea con tro il caporalato
Al posto del leghista Gian Marco al ministero dell’Agricoltura arriva Teresa Bellanova (Pd). Classe 1958, nata a Ceglie Messapica in provincia di Brindisi, è stata viceministro dello Sviluppo economico nei governi Gentiloni e Renzi. La sua carriera inizia giovanissima come sindacalista della Cgil in Puglia. dove è stata in prima linea nella lotta al caporalato.
Proprio nel sidnacato è stata coordinatrice regionale delle donne di Federbraccianti in Puglia, segretaria generale provinciale della Flai (la
Federazione dei lavoratori dell'agroindustria), componente della
segreteria nazionale della Filtea, con delega alle politiche per
il Mezzogiorno. «Allora come oggi la rappresentanza del lavoro e la difesa dei diritti delle persone costituiscono il tratto caratteristico e irrinunciabile del mio impegno politico e sindacale e la mia stessa dirittura di vita», scrive la Bellanova sul suo sito. Nel 2006 è stata eletta alla Camera, candidata per i Democratici di sinistra. Deputata per tre legislature, è stata eletta in questa legislatura senatrice. É stata sottosegretaria al Lavoro nel governo Renzi e sottosegretaria allo Sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni.

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