DI MAIO ALLA FARNESINA

Dal presidente Ping a Pinochet in Venezuela, le gaffe del neo ministro degli Esteri

Nella nuova esperienza alla Farnesina il leader politico dei Cinque Stelle si porta dietro, probabilmente suo malgrado, tutta una serie di situazioni che, se proprio non le si vuole definire “gaffe”, espressione sulla carta poco in voga nelle stanze della diplomazia, potrebbero rientrare nel genere “uscite poco felici”


Governo, gaffe di Di Maio a Shangai: "Il presidente Ping"

2' di lettura

C’è il dittatore Pinochet che dal Cile viene associato al Venezuela, ma c’è anche il presidente cinese Xi Xinping il cui cognome diventa “Ping”. Il leader politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio si accinge a varcare la porta della Farnesina, la sede del ministero degli Affari esteri. In questa nuova esperienza si porta dietro, probabilmente suo malgrado, tutta una serie di situazioni che, se proprio non le si vuole definire “gaffe”, espressione sulla carta poco in voga nelle stanze della diplomazia, potrebbero rientrare nel genere “uscite poco felici”.

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Gaffe o uscite poco felici che siano questi episodi, immortalati dalla telecamera di turno, non sono passati inosservati, e sui social sono diventati in poco tempo veri e propri tormentoni.

La lettera a Le Monde: i francesi? Tradizione democratica millenaria
A febbraio, Di Maio cerca di porre rimedio alla crisi diplomatica fra Italia e Francia. Crisi che porta Parigi a richiamare l’ambasciatore francese a Roma all’indomani dell’incontro tra l’allora vicepremier dell’esecutivo giallo verde e i gilet gialli transalpini. In una lettera a Le Monde, Di Maio confida di nutrire ammirazione per il popolo francese, che il pentastellato - sue testuali parole - considera «un punto di riferimento per la sua tradizione democratica millenaria». Dimenticando che in Francia è scoppiata, correva l’anno 1789, una rivoluzione che ha sancito la fine della monarchia di Luigi XVI e di Maria Antonietta.

La trasferta a Shanghai: il presidente Ping
A novembre 2018 Di Maio si trova in Cina, a Shanghai, in occasione dell’International Import Expo, in veste di ministro dello Sviluppo economico. «Ho ascoltato con molta attenzione il discorso del presidente Ping», spiega, storpiando in maniera evidente il nome del presidente cinese, uno degli uomini più potenti del mondo.

Pinochet dittatore del Venezuela
Un altro scivolone risale al settembre 2016. All’epoca Di Maio è vice presidente della Camera. In un post su Facebook attacca il premier di allora, Matteo Renzi, paragonandolo ad Augusto Pinochet. Ma, nella prima versione del post, Di Maio colloca il regime del generale in Venezuela anziché in Cile. La correzione giunge dopo pochi minuti, quando oramai è tardi: l’errore viene immediatamente stanato dai follower più attenti, che non si lasciano sfuggire l’occasione per ironizzare. Così su Twitter l'hashtag #Pinochet diventa topic trend.

La “lobby” dei malati di cancro
Nel luglio 2016, rispondendo via Fb ai malumori interni per il suo incontro con una società di lobbying, il vice presidente della Camera accosta quanti sono affetti da tumore a un gruppo di pressione, esattamente come “petrolieri e inceneritori”. «Esiste la lobby dei petrolieri e quella degli ambientalisti, quella dei malati di cancro e quella degli inceneritori» scrive Di Maio. Un accostamento che desta non poche perplessità.

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