il sondaggio the european house-ambrosetti

Dal protezionismo i maggiori rischi per la stabilità globale

Guerra commerciale primo fattore di preoccupazione, poi la crisi migratoria


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2' di lettura

Il protezionismo commerciale può mettere a rischio la stabilità globale. È stato netto il parere della stragrande the europeamaggioranza degli oltre 200 imprenditori presenti al Forum “Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive” in corso a Cernobbio e organizzato da The European House - Ambrosetti.

Interpellati attraverso un televoto su quali siano i fattori che avranno il maggiore impatto sulla stabilità globale, gli imprenditori hanno infatti espresso profonda preoccupazione per la guerra commerciale in corso tra gli Stati Uniti di Donald Trump e la Cina, sulle ricadute economiche e politiche degli ostacoli agli scambi internazionali, si pensi ad esempio a come una nuova fase di difficoltà per l’industria tedesca ed europea possa portare a una crisi dell’intera economia dei Paesi dell’Unione e condizionare, assieme agli equilibri continentali, anche le scelte di fondo del progetto europeo a Bruxelles.

Secondo il 63,4% degli oltre 200 imprenditori (che nel televoto potevano indicare tre risposte in ordine di priorità) il fattore che avrà il maggiore impatto sulla stabilità globale è rappresentato dalle implicazioni del protezionismo commerciale. Il secondo fattore di rischio - con il 40,9% delle risposte - è collegato alla gestione dei flussi migratori e al controllo delle frontiere. Per il 36,6% degli imprenditori intervenuti il terzo fattore di rischio riguarda invece la diffusione del populismo in Europa.

Anche le minacce cibernetiche e le fake news - il quarto fattore di rischio con il 36,6% dei voti - giocano un ruolo, non secondario, nella stabilità del pianeta, spesso generando (in modo artificioso) cambiamenti inattesi e non immaginabili fino a solo un decennio fa.

Più staccati gli altri fattori che risultano tra quelli citati nel televoto: l’egemonia economica cinese con il 28,2% delle indicazioni; con il 16,9% l’intensificarsi delle tensioni fra Stati Uniti e Iran nel Golfo con la ripartenza del programma nucleare iraniano e una nuova corsa alle armi nucleari alla fine del trattato sui missili a medio e corto raggio, lo storico Inf che era stato siglato dall’americano Ronald Reagan e da Michail Gorbaciov nel 1987.

In molte delle circostanze elencate, risulta determinante l’azione dirompente di Donal Trump: dallo scontro commerciale con la Cina alle tensioni con l’Iran, fino agli accordi sui missili nucleari con la Russia, e alle regole sui migranti, gli Stati Uniti con l’attuale amministrazione sono intervenuti con decisione sulla scena globale, non sempre aiutando la pace e della stabilità.

Gli ultimi tra fattori di rischio evidenziati dal televoto di Cernobbio riguardano: le frizioni tra Russia e potenze occidentali a causa del conflitto in Ucraina (11,3%); il diffondersi del jihadismo in Stati instabili come Libia, Siria e Sudan (7%); e infine un altro sviluppo politico-economico che riguarda la Cina con le proteste anti-Pechino di Hong Kong (4,2%).

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