calcio

Dal Real a Madrid: ecco la corsa verso la nuova Champions

di Dario Ricci

4' di lettura

Appuntamento a Madrid, il 1 giugno 2019. No, non al ‘Santiago Bernabeu', la casa del Real che della Coppa Campioni/Champions è il dominatore e l'emblema, ma al Wanda Metropolitano, lo stadio nuovo di zecca dell'Atletico, che è valso il trasloco dei colchoneros dal leggendario Calderon.

Sarà questa la sede della finale della Champions 2018-19, che ben poca strada farà per essere messa di nuovo in palio, visto che ormai da un triennio staziona nella bacheca dei bianchi di Spagna. È la prima edizione, quella che sta per scattare, del trofeo che torna a strizzare l’occhio alle potenze calcistiche continentali (da qui i quattro posti garantiti di cui torna a beneficiare l’Italia): scelta dell'Uefa per allontanare la tentazione della Superlega, che continua ad affascinare i grandi club, per ovvie motivazioni economiche. Provando per qualche istante a metterle da parte, val la pena però guardare verso il prato verde, e provare a leggere gli aruspici tra gesso, erba e cuoio di scarpini, per provare a vaticinare su chi sovrasterà, la notte del prossimo primo giugno, con il suo urlo vittorioso le celebri note dell'inno del calcio europeo…

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Gruppo A (Atletico Madrid, Monaco, Borussia Dortmund, Bruges)
Malgrado il successo agostano nella Supercoppa europea proprio contro il Real, la partenza in Liga dei biancorossi di Simeone non ha incantato, ma scontato considerarli comunque favoriti, perché alla lunga il Cholo e i suoi uomini (trascinati da Griezmann, campione del mondo con la Francia e in odore di Pallone d'Oro) non tradiscono mai; Borussia e Monaco stanno cambiando pelle (interessante ritrovare a queste latitudini il belga Witsel, dopo l’inspiegabile parentesi cinese, con la maglia dei tedeschi, e il talentuoso russo Golovin con i monegaschi); uno (o forse due…) passi indietro il Bruges.

Gruppo B (Barcellona, Tottenham, Psv Eindhoven, Inter)
Equilibri inalterati per i blaugrana, che capitalizzeranno l'arrivo di Coutinho, già sbarcato lo scorso inverno a casa Messi. Per la seconda piazza potrebbe starci l'Inter, se solo fosse capace di superare le amnesie gravi di questo inizio di annata, ma occhio agli Spurs di Pochettino, che hanno cambiato ben poco ma che possono contare su un certo Harry Kane e sul piede educato di Eriksen. Staccato il Psv, che punta sulla sfrontatezza della gioventù e la saggezza di Van Bommel in panchina.

Gruppo C (Paris Saint Germain, Napoli, Liverpool e Stella Rossa)
Girone di ferro, ma il Napoli (che il suo fuoriclasse, Carlo Ancelotti, lo ha in panchina…) non parte già condannato. Il Psg degli italiani Buffon (che salterà però le prime tre gare, per squalifica dopo il delirante dopogara di Madrid dello scorso anno) e Verratti, e delle stelle ‘Mbappé, Neymar e Cavani punta alla finale sotto la guida del tedesco Tuchel; il Liverpool è vicecampione in carica e ha messo Allison al posto di Karius (e ci siamo capiti…). La trasferta iniziale a Belgrado è già decisiva per i partenopei, contro i serbi che tornano nella massima competizione dopo 26 anni.

Gruppo D (Lokomotiv Mosca, Porto, Schalke 04, Galatasaray)
Girone impronosticabile, ma col Porto che farà pesare tradizione e qualità della rosa (dall'eterno Casillas al bomber Aboubakar). Il resto sarà equilibrio, seppure verso il basso, con un occhio di riguardo per il 32eenne Giovanni Tedesco, stratega dalla panca dello Schalke, alle vecchie conoscenze nostrane in maglia Gala, Muslera, Nagatomo e Fatih Terim.

Gruppo E (Bayern Monaco, Benfica, Ajax, Aek Atene)
Tanta nobiltà , ma l'eccellenza tecnica è quella del Bayern Monaco, che non ha cambiato i suoi assi ma è ora guidato da Nico Kovac, che appena a giugno ha strappato col suo Eintracht la Coppa di Germania ai bavaresi. Seconda piazza da giocarsi tra lusitani e olandesi, grandi storiche ora impegnate piuttosto a lanciare giovani talenti (vedi il 19enne difensore aiacide De Ligt). L'Aek dell'ex interista Livaja ritorna dopo dodici anni: nel frattempo era sprofondato anche in terza serie. Lo scudetto che ha sul petto è il successo più bello.

Gruppo F (Manchester City, Shakhtar Donetsk, Lione, Hoffenheim)
Guardiola ha le carte in regola per portare a termine la missione: rivincere la Champions lontano da Barcellona. Per il resto, riflettori su Julian Nagelsmann, il baby-fenomeno (31 anni) sulla panchina dell'Hoffenheim: esame stimolante, per lui, quello coi brasiliani (ben nove in rosa…) dello Shakthar e coi transalpini alla 17esima partecipazione nella Coppa.

Gruppo G (Real Madrid, Roma, Cska Mosca, Viktoria Plzen)
Verdetto già scritto, con blancos e giallorossi che non possono sbagliare. Il Real sta trovando la sua via dopo gli addii di Zidane e Ronaldo, ed è comunque un bell'andare, coi gol di Bale e Benzema, l'argento vivo di Asensio e la misura di Lopetegui al timone. La Roma deve avere tempo per ridisegnare i suoi automatismi dopo le tante (troppe) cessioni eccellenti: è il girone giusto per farlo, vista la modestia di russi e ceki.

Gruppo H (Juventus, Manchester United, Valencia, Young Boys)
Intrigo di suggestioni, con il nuovo Cristiano Ronaldo juventino che ritrova il suo primo amore, il Manchester United, la cui maglietta è ora indossata dall'ex bianconero Pogba, che magari a Torino vorrebbe pure tornare visti i contrasti con quel Josè Mourinho che è stato il timoniere dell'Inter del Triplete. A sporcare il quadretto idilliaco ci proverà il Valencia di Marcelino e dell'altro ex nerazzurro Kondogbia (out per infortunio, però, proprio nella sfida d'esordio casalinga con i bianconeri). Per gli svizzeri, ritornati al titolo dal 1986, prima qualificazione alla fase a gironi: viaggio-premio meritato, grazie al successo sulla Dinamo Zagabria ai playoff. Ma la corsa elvetica in Europa finirà qui.

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