Le mosse dei paesi «frugali»

Dal Recovery con Conte al programma Sure con Draghi, l’Olanda di Rutte frena ancora l’Italia

Nonostante sia cambiato l’inquilino di Palazzo Chigi, il pressing da parte del governo olandese sulle strategie di politica economica continua

di Andrea Carli

Coronavirus, von der Leyen presenta "SURE" contro la disoccupazione

3' di lettura

In Italia l’ex presidente della Bce Mario Draghi ha sostituito a Palazzo Chigi l’avvocato del popolo, oggi leader in pectore dei Cinque Stelle Giuseppe Conte. In Olanda, all’Aia, c’è invece sempre lui, Mark Rutte.

Alla guida dei Paesi frugali (del gruppo fanno parte anche Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia) nei giorni del braccio di ferro sul Recovery Fund - governo Conte due -, nelle utime ore, in occasione del vertice europeo di Oporto in Portogallo, ha “marcato stretto” il premier Draghi sul dossier Sure, il programma europeo da 100 miliardi messo in piedi l'anno scorso dalla Commissione Europea per sostenere l’occupazione durante la crisi economica scaturita dall’emergenza coronavirus. Una soluzione allo stato attuale temporanea (scadrà a dicembre dell’anno prossimo), che il presidente del Consiglio vorrebbe rendere strutturale. «Non ne abbiamo discusso o forse non ero attento» quando il premier italiano ne ha parlato, ha tagliato corto Rutte. Insomma, il copione sembra ripetersi.

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Il vertice Ue del luglio 2020 e il braccio di ferro sui sussidi del Recovery Fund

Ed è quello che vede Rutte ancora nel ruolo di bastiancontrario, “osso duro” per l’Italia. È già accaduto a luglio dello scorso anno. Dopo una lunga maratona negoziale, che vede da una parte i paesi mediterranei, Italia e Spagna in testa, difendere la quota di sovvenzioni a fondo perduto e dall’altra i frugali, capitanati dall’Olanda, premere per scendere sotto la soglia psicologica dei 400 miliardi di sussidi (venendo da una proposta iniziale di 500) si delinea il compromesso, e alla fine l’intesa viene trovata. Nessuno esce veramente sconfitto dal braccio di ferro: i paesi mediterranei portano a casa un guadagno netto sui fondi del Recovery e soprattutto sulle sovvenzioni a fondo perduto che, anche se scendono sotto i 400 miliardi, non riducono di molto la parte destinata ai piani di rilancio rispetto alla proposta iniziale. E la parte di prestiti sale addirittura. Il gruppo capitanato dall’Olanda di Rutte ha dalla sua il fatto di aver costretto il presidente del Consiglio europeo Michel, la presidente della Commissione europea von der Leyen, la cancelliera tedesca Merkel, il presidente francese Macron e tutti gli altri a scendere sotto la soglia psicologica dei 400 miliardi di sussidi.

La carta degli sconti al bilancio

Inoltre, il gruppo dei “frugali” dimostra di saper tenere testa all'asse franco-tedesco, piegandolo, e riuscendo anche ad aumentare i “rebates”, cioé i loro sconti al bilancio (l’Austria arriva quasi a raddoppiarlo). Anche sulla governance si giunge a un compromesso: Rutte, che chiede il controllo sulle riforme degli altri, canta vittoria, ma l’Italia di Conte non è del tutto scontenta, in quanto evita lungaggini e intoppi nel processo di approvazione dei piani di rilancio e nell'esborso dei fondi. Il meccanismo chiamato “super freno d'emergenza” consente ad un Paese di portare i suoi dubbi sui piani di riforma all'Ecofin, ed eventualmente anche al Consiglio europeo, ma con un processo non automatico.

A Oporto duello Draghi-Rutte sul programma europeo Sure

Sabato 8 maggio 2021. A dieci mesi di distanza dall’estenuante trattativa di Bruxelles, cambia l’interlocutore italiano, con Draghi che ha sostituito a Palazzo Chigi Conte, ma l’Olanda è sempre lì a frenare l’Italia. La dichiarazione di Oporto, sottolinea il presidente del Consiglio al termine del vertice europeo, «deve essere accompagnata da politiche di contorno parte delle quali sono state messe in atto nella pandemia, parte delle quali sono politiche fiscali e di bilancio». Draghi spiega di aver fatto riferimento, con altri leader europei, « sia al programma Sure che è un inizio di sussidio alla disoccupazione a livello europeo e un piccolo passo verso la creazione di un mercato comune di lavoro. Ma anche la necessità che certe politiche espansive di bilancio non vengano ritirate troppo presto finché la ripresa non venga consolidata». «Sure è stato ripreso da molti - sottolinea Draghi -, anche da paesi da cui non me lo sarei aspettato. Non è una decisione presa - chiarisce - non era all'ordine del giorno. Queste decisioni, così come la discussione sulle politiche di bilancio, inizierà solo nel Consiglio europeo di giugno». A stretto giro arriva la presa di posizione olandese. Rutte taglia corto. «Non abbiamo discusso del programma Sure» o «forse non ero attento» quando il premier italiano ne ha parlato. L’interlocutore è nuovo, ma l’approccio non è cambiato.

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