il piano europeo

Dal Recovery plan una dote da 20 miliardi per la scuola

Tre filoni di finanziamento all’interno della bozza di piano poredisposta dal governo: edifici green, digitalizzazione della Pa e istruzione

di Eugenio Bruno

Recovery plan, Conte: si tratta di un piano d'interesse nazionale

2' di lettura

Covid o non Covid il rinnovamento dell’istruzione italiana, nei prossimi anni, passerà ancora di più dai fondi europei. Sia dalla programmazione ordinaria in via di definizione sia dal Recovery plan, che Palazzo Chigi ha messo a punto nei giorni scorsi e che - una volta sciolto il nodo sulla governance - potrebbe ottenere il via libera definitivo. Al suo interno, per il mondo della scuola, ci sarebbe - stando a una stima di viale Trastevere - una ventina di miliardi. Considerando almeno tre diversi filoni di finanziamento: istruzione, digitalizzazione della Pa, green.

Il primo filone, con annesse risorse, è il più facile da individuare. Delle 6 missioni principali in cui si articola la bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) una è interamente dedicata al binomio “Istruzione e ricerca”. Dei 19,2 miliardi in ballo, alla scuola andrebbero solo i 10,1 della voce “Potenziamento della didattica e diritto allo studio” (e neanche tutti visto che alcune linee di intervento sono in condominio con il ministero dell’Università,ndr) mentre gli altri 9,1 sarebbero riservati al capitolo “Dalla ricerca all’impresa”. Peraltro, didattica e diritto allo studio significano un po’ di tutto. Recovery plan alla mano, i 10,1 miliardi citati servirebbero, per citarne alcuni, a contrastare la dispersione scolastica ancora alta, ad aumentare il numero di laureati troppo basso, a incrementare le borse di studio per alunni e studenti universitari, a moltiplicare gli alloggi dei fuori sede, a promuovere le discipline Stem tra i giovani, a migliorare le loro competenze digitali, a rilanciare gli Istituti tecnici superiori (Its) e le lauree professionalizzanti, a promuovere lo sviluppo professionale del personale docente e non docente, a potenziare la cablatura degli edifici scolastici.

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Un elenco cospicuo (ed estremamente generico, ma questo è un altro discorso) che non esaurisce le azioni in materia di education. Altri interventi ed altri fondi si annidano, ad esempio, nel capitolo innovazione e digitalizzazione della Pa che rientra nella missione “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” e che, a sua volta, può contare su altri 10,1 miliardi. Di questi, non è ancora chiaro quanti toccheranno alla scuola, ma la bozza dice esplicitamente che sarà coinvolta nei suoi «programmi didattici, nelle competenze di docenti e studenti, nelle sue funzioni amministrative, nei suoi edifici». Se si cita la connettività degli uffici pubblici e il cloud nella Pa, è implicito che si stia parlando anche delle 40mila sedi scolastiche sparse lungo la penisola.

Sempre a proposito di edifici va tenuto presente anche un terzo canale di finanziamento. Ancora più ampio. Stiamo parlando dell’area “Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici” che da sola cuba 40,1 miliardi (sui 74,3 totali della missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica”). Una parte dei quali, ancora tutta da individuare, servirà - stando alla bozza del Pnrr - per «il risanamento strutturale degli edifici scolastici e la realizzazione di nuove scuole mediante la sostituzione edilizia». In che misura e con che tempi non è ancora dato saperlo.

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