Sì della Camera al disegno di legge

Dal Registro al codice Ateco, verso nuove norme sulla trasparenza delle lobby

Il disegno di legge, che ora passa al Senato, disegna una cornice di adempimenti e fissa determinati paletti

di Nicola Barone

(Ansa)

4' di lettura

È il primo passo di avvicinamento a un nuovo sistema di regolamentazione delle lobby. Con 339 voti favorevoli e 42 astenuti la Camera ha approvato il testo unificato delle proposte di disciplina dell’attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi. Il provvedimento che passa ora all’esame del Senato per l’approvazione definitiva disegna una cornice di adempimenti e fissa determinati paletti nell’esercizio del ruolo. È il frutto dell’incrocio di tre proposte di legge, la prima presentata all’avvio della legislatura dalla deputata Silvia Fregolent (Italia Viva), la seconda ha come firmataria Marianna Madia (Pd) e la terza porta la sigla di Francesco Silvestri (M5S).

Obbligo di iscrizione

Arriverà così un Registro per la trasparenza dell’attività di rappresentanza di interessi presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, cui i soggetti che intendono svolgere attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi hanno l’obbligo di iscriversi. La proposta di legge chiarisce quali sono i decisori pubblici presso i quali i “lobbisti” svolgono la propria attività: parlamentari e componenti del Governo, rappresentanti degli organi delle Autonomie territoriali, presidenti e componenti delle Autorità indipendenti, organi di vertice degli enti statali, titolari degli incarichi di vertice degli enti territoriali e altri enti pubblici, responsabili degli uffici di diretta collaborazione delle istituzioni e degli organismi citati dalla nuova disciplina. Viene peraltro precisato che le nuove disposizioni non si applicano all’attività di rappresentanza di interessi particolari svolta da enti pubblici, anche territoriali, o da associazioni o altri soggetti rappresentativi di enti pubblici, nonché dai partiti o movimenti politici, né alle attività svolte da esponenti di organizzazioni sindacali e imprenditoriali.

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Paletti temporali per l’esercizio

L’elenco, tenuto in forma digitale, sarà articolato in due parti: una con accesso riservato ai soggetti iscritti alle amministrazioni pubbliche, l’altra consultabile per via telematica da chiunque attraverso Spid o carta d’identità elettronica. Quanti hanno ricoperto incarichi di Governo nazionale o regionale dovranno, in particolare, aspettare un anno dalla cessazione del mandato prima di potersi iscrivere al Registro.

Nasce il Comitato di sorveglianza

Oltre a questo arriverà anche l’agenda degli incontri tra i rappresentanti di interessi e i decisori pubblici, con l’obbligo, per i primi, di tenere e aggiornare con cadenza settimanale la lista degli incontri (ma i decisori pubblici potranno opporsi alla pubblicazione di informazioni false). Sempre presso l’Antitrust nascerà un Comitato di sorveglianza sulla trasparenza dei processi decisionali pubblici, presieduto da un membro del Cnel, cui sono attribuite le funzioni di controllo e di irrogazione delle sanzioni amministrative previste dal testo, che definisce specifici diritti e obblighi in capo ai rappresentanti di interessi per finalità di trasparenza dell’attività svolta.

Un codice Ateco specifico

Al Comitato spetta inoltre l’adozione di un Codice deontologico che stabilisce le modalità di comportamento cui devono attenersi coloro che svolgono l’attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi. Le funzioni del Comitato di sorveglianza relative all’attività parlamentare verranno svolte da una Commissione bicamerale composta da 5 deputati e 5 senatori. Le disposizioni previste dal testo non si applicano in ogni caso all’attività di rappresentanza di interessi particolari svolta da enti pubblici, anche territoriali, o da associazioni o altri soggetti rappresentativi di enti pubblici, nonché dai partiti o movimenti politici, né alle attività svolte da esponenti di organizzazioni sindacali e imprenditoriali. L’Istat dovrà integrare la classificazione delle attività economiche Ateco, inserendo un codice specifico per l’attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi.

Le reazioni dei partiti

«È il primo passo per regolamentare anche in Italia la rappresentanza di interessi, nel nome della trasparenza e della partecipazione ai processi decisionali. In questo senso, è una legge “europea”, capace di colmare un vuoto normativo più volte segnalato in questi anni da diverse istituzioni», commenta ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta. «Un traguardo storico del Parlamento, grazie all’azione del M5S. I rapporti fra politica e interessi economici devono essere trasparenti, alla luce del sole e chiari ai cittadini. Basta zone grigie», scrive su twitter il presidente del M5S Giuseppe Conte. «Ora il nostro impegno sarà massimo affinché si giunga con celerità all’approvazione definitiva del testo anche al Senato», fanno eco i senatori pentastellati in commissione affari costituzionali al Senato. «In una società plurale dove gli interessi si organizzano, si organizzano centri studi e si propongono leggi ed emendamenti, noi abbiamo bisogno di una normativa che strutturi queste attività e abbiamo bisogno, soprattutto, di restituire a questa pluralità di voci anche la voce di coloro che sono portatori di interessi generali della democrazia che si organizza in partiti». Così Fausto Raciti nella dichiarazione di voto, a nome del gruppo Pd, alla legge che disciplina l’attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi.

Quasi mezzo punto sul Pil da mancata regolamentazione

Per Pier Luigi Petrillo, professore di lobbying alla Luiss Guido Carli, «questo Parlamento approvando il disegno di legge a larghissima maggioranza, senza nessun voto contrario, ha dimostrato quando sia urgente intervenire sul tema. L’Ocse stima che la mancata regolamentazione del lobbying incida per quasi mezzo punto sul Pil perché allontana imprese ed investimenti. Non c’è solo una urgenza economica ma anche civile: sapere quali interessi influenzano le decisioni di chi ci governa, consenta al cittadino di valutare l’operato del decisore e di votare con maggiore consapevolezza». Il disegno di legge approvato ha qualche criticità, secondo il costituzionalista, «come ad esempio l’esclusione dei dirigenti pubblici dagli obblighi di trasparenza (non sono considerati decisori pubblici) o la possibilità per un parlamentare, appena cessato dall’incarico, di cambiare casacca e diventare un lobbista». Tuttavia è comunque «una data storica», tiene ad rimarcare Petrillo che aveva coordinato le commissioni governative (Prodi-Santagata e Letta), insieme a Michele Corradino e Roberto Garofoli, per elaborare un provvedimento sul lobbying. «Ci sono voluti 46 anni per vedere approvata in prima lettura un disegno di legge sulle lobby. Il primo risale al 1976 e da allora ad oggi ne sono stati presentati 97, ma mai discussi o approvati anche solo da un ramo del Parlamento».

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