consumi e marketing

Dal senza glutine al senza zucchero, i cibi «free from» sono quasi uno su cinque

Secondo l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy il 18,3% dei prodotti alimentari comunicano l'assenza di alcuni elementi nutrizionali. Un fenomeno in forte crescita assieme agli alimenti che comunicano la “ricchezza” o l’aggiunta di sostanze.

di Giambattista Marchetto

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3' di lettura

Gli alimenti che comunicano l'assenza di alcune componenti nutrizionali sono 13.153, ossia il 18,3% sull'assortimento nei supermercati e ipermercati,con un giro di affari che sfiora i 7 miliardi di euro. È questa la fotografia dell'economia del food “free from” fotografata come trend dall'Osservatorio Immagino di GS1 Italy.

L’analisi presentata dall’Osservatorio mette a confronto (fra il 2019 e il 2018) le performance di aziende food che abbiano focalizzato l’attenzione sulla privazione: emerge che tra i claim che hanno incrementato maggiormente le vendite sono “senza antibiotici” (+62%), “senza zuccheri aggiunti” (+9,1%) e “senza glutammato” (+4,9%), ma ci sono anche le new entry emergenti “senza lievito” (+1,9%) e “non fritto” (+6,1%).E mentre con il lockdown molti italiani hanno riscoperto il piacere di stare fra i fornelli di casa, molte ricette proposte da chef e influencer erano “gluten free”, “lactose free” o legate a ingredienti integrali e proteici

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Anche il comparto dei rich-in sta conoscendo un'evoluzione dei consumi. I prodotti che comunicano la presenza di alcuni componenti nutrizionali nel 2019 sono stati 8.015 (11,2% sull'assortimento) e hanno generano un fatturato superiore ai 3 miliardi di euro, ossia l'11,9% del totale rilevato.

Lo studio dell'Osservatorio Immagino ha infatti confermato l'interesse delle famiglie italiane per prodotti con proteine e ricchi di fibre registrando rispettivamente una crescita del 5,7% e del 6,3%, portando così ad un progressivo allargamento dell'offerta.

«Si tratta di mondi molto articolati dove sembra valere anche per ogni singolo claim il tema del “ciclo di vita” – evidenzia Marco Cuppini, research director di GS1 Italy –. Ad esempio nel free from alcuni claim come “senza conservanti” e “senza coloranti” presentano in un'analisi di lungo periodo (2016-2019) trend in flessione a fronte di un'adozione già piuttosto ampia e consolidata da parte delle famiglie (34,7% e 30,6% del totale dei consumatori) con tendenze però alla riduzione, a fronte invece di claim che testimoniano nuove tendenze di consumo, come “senza zuccheri aggiunti” e “pochi zuccheri” (+6,4% e +3,7%); in questo caso il numero ancora limitato di famiglie adottanti dopo tre anni ma in costante crescita (rispettivamente +2,7% e +1,8% 2019 vs 2016) evidenzia come si tratti di fenomeni di nicchia ma con aspettative di crescita interessanti»

Quest'aumento esponenziale è legato, secondo gli esperti, a un'attitudine globale più diffusa ad acquistare alimenti che garantiscano maggiore benessere e uno stile di vita più salutare.

Secondo una recente analisi condotta da Allied Market Research, se nel 2018 il mercato mondiale del free from è stato valutato 90,1 miliardi di dollari, nel 2026 si stima possa superare i 161 miliardi, con una crescita che sfiora l'80%.

«È un trend internazionale che sta conquistando anche in Italia sempre più i consumatori e quote di mercato, a maggior ragione in seguito ai mesi di lockdown durante i quali le persone hanno avuto modi di meditare sui propri consumi e sulla propria salute, condizionando inevitabilmente le scelte al supermercato – osserva Federica Bigiogera di Vitavigor. «Tra i millennials continua ad aumentare la fiducia in questi prodotti attraverso il passaparola, un fenomeno denominato “eWOM” – fa notare Ercole Vagnozzi dell'Università Alma Mater di Bologna –. Ma non è tutto, la preferenza delle persone nei confronti di questi alimenti è legata anche proporzionalmente sia all'aumento di reddito e spesa sanitaria sia a una maggiore attenzione alla salute: infatti l'emergenza Covid-19 ha portato i consumatori ad acquistare ad esempio sempre più prodotti con aggiunta di vitamine perché percepiti più rilevanti per le difese immunitarie».

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