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Dal South Stream al Tap: le vie del gas tra progetti falliti e nuove rotte

di Celestina Dominelli

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3' di lettura

L’ultimo progetto fallito ancor prima di decollare è stato il South Stream, il gasdotto che avrebbe dovuto portare in Europa il metano russo, aggirando l’Ucraina e con la Bulgaria come punto d’accesso. E che è stato seppellito dai veti regolatori di Bruxelles. Con una vittima eccellente, l’italiana Saipem che si è vista cancellare, d’un tratto, i contratti già assegnati per 2,4 miliardi di euro e che ha così avviato, davanti alla Camera di commercio di Parigi, un arbitrato internazionale per recuperare il dovuto dal colosso russo Gazprom. Il verdetto arriverà non prima della metà del 2018.

La doppia scommessa della Russia
Il South Stream, però, non è l’unico progetto a non aver visto la luce in questi anni a causa dei cambi di rotta nella politica energetica di Mosca che continua a essere il principale canale di approvvigionamento per il fabbisogno europeo e che, nel frattempo, ha già puntato su rotte alternative. La doppia scommessa della Russia conduce, da un lato, al Turkish Stream (praticamente lo stesso tracciato del South Stream fuorché per lo sbocco finale), battendo la vi a meridionale, e, dall’altro, lato Baltico, al raddoppio del Nord Stream, che corre per 1200 chilometri tra Vyborg (Russia) e Greifswald (Germania), per poi collegarsi alla rete tedesca e a tutto il sistema infrastrutturale del Vecchio Continente.

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La rotta turca
I lavori per il TurkStream sono appena partiti: il mezzo navale Audacia di Allseas, la società olandese con sede in Svizzera - la stessa che si è aggiudicata anche il contratto per il Nord Stream 2 - ha infatti cominciato in questi giorni la posa dei tubi nel Mar Nero, nei pressi della costa russa, con l’obiettivo, almeno nelle intenzioni di Mosca, come peraltro ha ribadito di recente il numero uno di Gazprom, Alexei Miller, di concludere il nuovo “tubo” entro la fine del 2019. Che dovrebbe avere una capacità complessiva di 32 miliardi di metri cubi, una parte dei quali sarà destinata alla Turchia (che è il secondo acquirente di gas russo dopo la Germania), mentre l’altrà finirà sui mercati europei.

La mappa dei gasdotti europei

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La sfida di Bruxelles per affrancare l’Europa (dell’energia) dalla Russia
Con quali conseguenze? La prima, la più evidente, è che una simile rotta finirà per rafforzare la dipendenza energetica dell’Unione Europea che sta portando avanti una politica di diversificazione delle fonti di approvvigionamento nell’ambito di una cornice generale, l’Energy Union, vale a dire il superamento della frammentazione attualmente esistente - con tanti mercati nazionali distinti e disciplinati da regole differenti - e la messa a punto di un mercato integrato. Per questo Bruxelles sta giocando delle carte alternative all’asse con la Russia, a cominciare dal Tap (Trans Adriatic Pipeline), il “tubo” da 878 chilometri che dovrebbe portare in Europa il gas del giacimento di Shah Deniz II in Azerbajan passando per Grecia, Albania e Mare Adriatico.

Il Tap e il ruolo dell’Italia nello scacchiere europeo del gas
Per l’Italia il Tap, che si affianca agli altri due gasdotti (Scpx e Tanap) di collegamento tra i giacimenti azeri e il mercato europeo e che di fatto ha soppiantato un altro progetto, il Nabucco (che avrebbe dovuto portare il gas turkmeno e del Caspio in Europa, via Turchia), è uno snodo cruciale. Non solo perché il progetto - nel quale è direttamente impegnata anche la Snam, azionista dell’omonimo consorzio con una quota del 20% - promette di garantire alla penisola 9 miliardi di metri cubi all’anno in più di gas dal 2020, ma perché, con questo nuovo corridoio, il paese consoliderebbe ulteriormente il ruolo di hub del gas europeo grazie a una maggiore diversificazione delle fonti e alla reversibilità dei flussi del gas, su cui è impegnata in prima linea la Snam.

Il peso crescente del Mediterraneo
Senza contare l’ulteriore contributo in arrivo dal Mediterraneo che, tra nuovi progetti come il gasdotto Eastern Mediterranean (East Med) - messo in pista da Igi Poseidon, partecipata pariteticamente dalla greca Depa e da Edison - e l’enorme potenziale assicurato dall’Egitto, grazie alla scoperta del maxi-giacimento di Zohr firmata dall’Eni , nonché dai recenti rinvenimenti in Israele (Leviathan) e Cipro (Aphrodite), può giocare un ruolo cruciale per il futuro energetico dell’Europa, alla ricerca di nuove vie del gas.

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