Intervista

«Dal Sud soltanto il 27,8% dei progetti da proporre alla Ue»

Michaela Castelli, presidente di Utilitalia, parla della ricognizione fatta in Italia dei piani da candidare al Recovery Fund: dal Mezzogiorno poche proposte, nessuna sul dissesto idrogeologico

di Vera Viola

 Michaela Castelli, presidente della Federazione che riunisce le Aziende dei servizi pubblici dell'Acqua, dell'Ambiente, dell'Energia elettrica e del Gas

3' di lettura

«Solo il 27,8% degli investimenti nel settore idrico proposti dalle società di gestione perchè facciano parte del Recovery Plan italiano provengono dal Sud». Nei piani allo studio, infatti, su un totale di interventi nazionali per il settore che prevedono investimenti per 14,9 miliardi, la quota meridionale è di soli 3,8 miliardi.

Ne parla Michaela Castelli, presidente di Utilitalia, la Federazione che riunisce le Aziende operanti nei servizi pubblici dell'Acqua, dell'Ambiente, dell'Energia Elettrica e del Gas, in cui sono confluite Federutility (servizi energetici e idrici) e Federambiente (servizi ambientali). «Il piano di investimenti legati alla presentazione del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza nell’ambito del Recovery Fund, costituisce un’opportunità importante per incrementare sensibilmente gli interventi nel settore delle utilities – sottolinea Castelli che ricopre anche il ruolo di presidente di Acea – In quest’ottica Utilitalia ha avviato un’analisi per individuare i progetti ritenuti dalle sue Associate eleggibili ad essere inclusi nel futuro Piano nazionale e dunque considerati “strategici”».

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Cosa emerge dalla vostra ricognizione?
Il totale degli investimenti proposti è pari a 23,5 miliardi. Parlo di 18 macro-aree a livello nazionale declinate poi in 135 progetti a livello regionale. Tale programma ha un potenziale impatto sul Pil pari a +1,4% ed un impatto occupazionale pari a 316 mila nuovi posti di lavoro. I progetti presentati dalle Associate ad Utilitalia al Sud Italia ammontano ad un valore complessivo di 4,4 miliardi comprendendo anche energia, ambiente. Quelli del settore idrico rappresentano l’88% di questa cifra, pari a 3,8 miliardi.

Pochi progetti, ma in quali ambiti intervengono?
I progetti raccolti sono concentrati su tre categorie. In primis, ottimizzazione degli approvvigionamenti, poi smart network, depurazione efficiente. È davvero un peccato che non sia stato prodotto nemmeno un solo progetto per contrastare il dissesto idrogeologico: un problema tra l’altro grave in tutto il Meridione.

Area dalle tante emergenze...
È così. C’è bisogno di depurazione efficiente, del revamping degli impianti esistenti. Anche il tema della depurazione è molto sentito : per queste carenze l’Italia è sottoposto a numerose procedure di infrazione europea. Ci sono dighe costruite da 20 anni e mai collaudate. C’è bisogno di ottimizzare gli approvvigionamenti in regioni spesso colpite dalla siccità.

E, insomma, di fronte a tutto questo, non si riesce a cogliere l’opportunità dei fondi di Next Generation Eu?
Premetto che Utilitalia, che come abbiamo detto ha raccolto i progetti da candidare, ha un numero esiguo di associate nel Mezzogiorno: per questo motivo potrebbe aver ignorato alcune progettazioni. Ma solo in parte. Il punto è che al Sud la presenza di grandi operatori industriali è scarsa, mentre ci sono numerosi operatori non industriali, molto piccoli, talvolta sono gli stessi comuni che gestiscono con poche risorse umane e materiali. Anche l’entità degli investimenti per utente è molto bassa: parliamo di alcune aree in cui non si superano i 4 euro ad abitante. Insomma, si rischia di avere le smart city e non avere più i servizi essenziali.

È possibile e in che modo intervenire per migliorare la gestione di questo bene prezioso e di tutti che è l’acqua?
Utilitalia cerca di supportare i soggetti in campo offrendo assistenza e progettualità. Ma ci vuole altro. Per evitare un’emergenza estrema e recuperare il ritardo accumulato nelle regioni meridionali serve una cooperazione pubblico-privato che consenta di rilanciare gli investimenti in ottica industriale. Per fare questo è necessario anche un intervento dello Stato che garantisca la rapidità e l'efficacia del processo utilizzando, laddove necessario, i poteri sostitutivi già previsti dalla normativa. Serve in sostanza una strategia a doppio binario che parta dall'individuazione degli interventi prioritari e conduca, attraverso un iniziale coordinamento statale, all'affidamento del servizio idrico integrato a norma di legge.

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