ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe linee guida che rimarranno sulla carta

Ecco l’agenda di Draghi: dai taxi al Superbonus, alle pensioni

Linee guida che non avranno una fase due, quella della realizzazione, con un esecutivo Draghi al capolinea

Articolo aggiornato il 20 luglio, ore 23:00

Ecco cosa ha detto Draghi al Senato, il discorso (di mezz'ora) in 6 minuti

5' di lettura

In quella domanda che il presidente del Consiglio Mario Draghi ha rivolto ai senatori, nel giorno della prova di forza in aula a Palazzo Madama dopo la scelta di rassegnare le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica, c’è praticamente tutta la nuova linea: «Siamo qui perché lo hanno chiesto gli italiani. Partiti siete pronti a ricostruire questo patto?».

Una domanda che alle orecchie dei partiti ha avuto tutto il senso della sfida: se votate la fiducia a questo nuovo patto di fiducia di fine legislatura che il premier ha delineato nel suo intervento, accettate tutto ciò che lo caratterizza. Così è stato, ma alla fine la fiducia al premier Draghi in Senato è sì passata, ma con soli 95 voti favorevoli: il risultato più basso che il governo ha ottenuto in questa legislatura. Un numero esiguo per proseguire il cammino del governo. Hanno pesato le assenze di Lega e Forza Italia che lasciano l’emiciclo. I senatori di Conte però hanno garantito il numero legale rimanendo in Aula, come “presenti non votanti”. Il presidente del Consiglio, dopo l’intervento alla Camera, salirà al Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

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Il nuovo patto proposto da Draghi su temi politicamente divisivi

Un nuovo patto, dunque, quello delineato in Aula a Palazzo Madama il presidente del Consiglio, che potesse rilanciare l’azione dell’esecutivo, ultimamente frenata dai veti e dalle fibrillazioni delle forze politiche che sostengono il governo, Cinque Stelle e Lega in testa. Una nuova linea d’azione che, di fatto, tocca tutti i temi politicamente più sensibili, quelli dove non sono mancati malumori e mal di pancia nella maggioranza, acuiti da un clima che è già da campagna elettorale: dalla stretta al Superbonus alle pensioni, alle nuove regole per i taxi nell’ambito del ddl Concorrenza, già approvato dal Senato, attualmente bloccato in Commissione Attività produttive alla Camera.

Superbonus 110%

Partiamo dal Superbonus: per il capo dell’esecutivo sono necessarie modifiche. Si punta ad «affrontare le criticità nella cessione dei crediti fiscali, riducendo al contempo la generosità dei contributi». Lo scenario è dunque quello di una razionalizzazione, se non proprio una stretta.

Pensioni e meccanismi di uscita

Un altro tema politicamente molto sensibile (e divisivo, soprattutto nel rapporto con la Lega), è quello pensionistico, in particolare i requisiti anagrafici e contributivi per l’uscita. Per Draghi c’è bisogno di una riforma delle pensioni che garantisca meccanismi di flessibilità in uscita in un impianto sostenibile, ancorato al sistema contributivo.

Concorrenza, taxi e concessioni balneari

Nel nuovo patto delineato dalll’ex presidente della Bce rientra il ddl concorrenza, con all’interno le liberalizzazioni per taxi e concessioni balneari. Draghi ha chiarito: il provvedimento deve passare prima della pausa estiva. «La riforma della concorrenza tocca i servizi pubblici locali, inclusi i taxi, e le concessioni di beni e servizi, comprese le concessioni balneari», ha sottolineato nelle comunicazioni al Senato. Ora «c’è bisogno di un sostegno convinto all’azione dell’esecutivo, non di un sostegno a proteste non autorizzate, e talvolta violente, contro la maggioranza di governo». Un messaggio alla Lega e a Fi, che frenano su queste misure.

Il Pnrr

A fare da contesto al nuovo patto che Draghi ha proposto alla attuale maggioranza è il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma il Pnrr è anche il primo punto. «Completare il programma è una questione di serietà nei confronti dei nostri cittadini e verso i partner europei», ha scandito in Aula a Palazzo Madama il presidente del Consiglio, senza fare sconti alle richieste dei partiti della maggioranza. Pnrr significa sostanzialmente riforme: i decreti delegati della riforma del codice degli appalti devono essere licenziati entro marzo del 2023 («Dobbiamo tenere le mafie lontane dal Pnrr»); del ddl concorrenza si è scritto; la procedura prevista per i decreti di attuazione della legge delega sulla riforma della giustizia civile, penale e tributaria va ultimata entro fine anno. Intanto, devono andare avanti gli investimenti in infrastrutture per le ferrovie, la banda larga, gli asili e quelli immateriali contro la «burocrazia inutile» a vantaggio degli enti locali.

Riforma fiscale

Sul fisco, altro tema sul quale il centrodestra ha manifestato critiche e lanciato altolà (si pensi alla trattativa sul catasto) l’intenzione, ha chiarito Draghi, è di ridurre le aliquote Irpef a partire dai redditi medio-bassi, superare l’Irap e razionalizzare l’Iva. «Dobbiamo approvare al più presto la legge, con il completamento della riforma della riscossione, e varare subito dopo i decreti attuativi», ha aggiunto il premier Draghi.

Il no a scostamenti di bilancio

Il governo, ha continuato il premier, intende definire con le parti sociali gli interventi da realizzare nella prossima Manovra. Ma niente scostamenti di bilancio, perchè «l’andamento della finanza pubblica è migliore delle attese».

Decreto agosto

Tra i primi impegni del nuovo patto, ha annunciato il presidente del Consiglio, l’adozione «entro i primi giorni di agosto di un provvedimento corposo per attenuare l’impatto su cittadini e imprese dell’aumento dei costi dell’energia, e poi per rafforzare il potere d’acquisto, soprattutto delle fasce più deboli della popolazione». Si tratta del decreto da 10 miliardi che attende ancora la soluzione della crisi di governo.

Taglio cuneo fiscale e contratti

Dell’agenda sociale del governo fanno parte gli interventi indicati sul lavoro e le pensioni. Il primo è il taglio del cuneo per ridurre il carico fiscale sui lavoratori, a partire dai salari più bassi. Un «obiettivo di medio termine», secondo Draghi, che sarà ulteriormente avvicinato con un altro intervento «in tempi brevi, nei limiti consentiti dalle nostre disponibilità finanziarie». C’è poi il rinnovo dei contratti collettivi «molti dei quali, tra cui quelli di commercio e servizi, scaduti da troppi anni».

Salario minimo e reddito

Il riferimento del salario minimo è la nuova direttiva europea per assicurare «livelli salariali dignitosi alle fasce di lavoratori più in sofferenza». Il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei Cinque Stelle, va «migliorato per favorire chi ha più bisogno e ridurre gli effetti negativi sul mercato del lavoro», ha affermato Draghi.

Medici di base e autonomia differenziata

Tra gli altri impegni che l’esecutivo vuole assumere c’è la riforma del sistema dei medici di base e la discussione per il riconoscimento di forme di autonomia differenziata. Un passaggio anche sugli interventi per migliorare la gestione delle risorse idriche e su un vero e proprio «piano acqua» definito «urgente».

Armi all’Ucraina

Un capito del nuovo patto delineato dal premier riguarda la politica estera. Draghi ha rivendicato il posizionamento dell’Italia in Europa e nella Nato, ribadendo l’impegno per la pace ma anche la volontà di sostenere «in ogni modo» Kiev. Perché, «come mi ha ripetuto ieri al telefono il presidente Zelensky, armare l’Ucraina - ha spiegato - è il solo modo per permettere agli ucraini di difendersi».

Gas russo e rigassificatori

Ma la crisi in Ucraina ha anche un risvolto di politica energetica. Obiettivo imprescindibile è andare avanti con le politiche volte a ridurre le importazioni di gas russo per «azzerarle entro un anno e mezzo», ha chiarito il presidente del Consiglio. Quindi: diversificazione delle fonti, sprint sulle rinnovabili e infrastrutture. A tal proposito, nel programma spicca l’istallazione dei due rigassificatori a Ravenna e Piombino, quest’ultimo da terminare entro la prossima primavera: «È una questione di sicurezza nazionale», ha tagliato corto Draghi. A livello europeo la linea è di continuare a battersi per «un tetto al prezzo del gas russo e per la riforma del mercato elettrico». Fin qui le linee guida del nuovo patto, che a questo punto non avrà la fase due, quella della realizzazione, con un esecutivo Draghi al capolinea.

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