invito alla lettura

Dal telefono ai libri: Iglesias trasforma le vecchie cabine in bibilioteche

di Davide Madeddu

2' di lettura

Dopo la telefonia la letteratura. Nell’era degli smartphone e dei tablet, dell’editoria digitale e della banda ultralarga, delle vecchie cabine telefoniche non restano che ricordi. Smantellate in nome della tecnologia e della nuova frontiera del comunicare, quasi tutte le cabine sono scomparse dalle piazze. Quasi tutte appunto, perché qualcuna riesce ancora a sopravvivere. Non più con i telefoni ma con i libri. Non da vendere ma da condividere, scambiare, leggere e restituire.

E così succede che a Iglesias, poco più di 27mila abitanti a 50 chilometri da Cagliari, le ultime due cabine telefoniche, (due telefoni e due ingressi per un corpo unico prima Sip poi Telecom) poco prima della dismissione annunciata dai manifestini che fissavano l’imminente rottamazione, siano state trasformate («primo esperimento regionale - chiariscono i promotori - e tra i pochi d’Italia») in bibliocabina. C’è voluto poco, la volontà di un gruppo di giovani ex universitari con esperienze in diverse città europee, e oggi riuniti in un’associazione (Trevessu), colori e decori, mensole e libri per trasformare i due quasi rottami di plexiglas e ferro nella casa dei libri.

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Sbrigati alcuni aspetti burocratici e decorati i pannelli laterali con colori e disegni, le due cabine hanno iniziato il nuovo corso. Per qualcuno è una sorta di contaminazione culturale, per qualche altro di comunicazione alternativa. In ogni caso, il patrimonio disponibile è di tutto rispetto. «In circuito abbiamo messo 1.200 volumi – spiega Claudia Pischedda, presidente dell’associazione che si occupa di arte, cultura ed ecologia – l’idea, che è poi quella del book sharing, l’abbiamo maturata dopo le varie esperienze di studio in diversi centri d’Europa dove questa pratica è particolarmente diffusa. Certo non nelle cabine telefoniche (esempi ci sono nel Canton Ticino, Gran Bretagna, Bolzano e Lazio) però ci è sembrato un modo per salvare i ricordi e il passato e fare qualcosa di utile per tutti. Basti pensare che quando stavamo sistemando i libri è venuto a farci visita l’operaio che anni prima montò le due cabine».

Negli scaffali romanzi e saggi. «L’idea è condividere e far condividere la letteratura. Abbiamo scoperto che è cresciuta la presenza di libri scritti da autori sardi. Non mancano quelli nazionali e internazionali». I libri arrivano «in parte da donazioni, in parte da lettori che portano qualcosa». Tutto senza doversi registrare o pagare un solo centesimo. La parola d’ordine della bibliocabina è fiducia. «Chi vuole un libro lo prende, lo legge, poi lo restituisce, oppure ne porta un altro. Tutto si basa sulla fiducia e sulla condivisione e sul rispetto. Basti pensare che in uno dei primi libri che ci sono stati donati c’era la lettera con cui ci si augurava che il libro potesse essere di gradimento al lettore successivo». Perché nell’era digitale, tra una chat e un sms c’è anche chi si affida ai messaggi infilati in mezzo ai libri. Magie della bibliocabina.

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