in libreria la sua biografia a cura di seba pezzani

Dal Texas e non solo: i grandi maestri americani in una collana firmata da Joe R. Lansdale

di Serena Uccello

AP

4' di lettura

Questa volta possiamo dirlo. Questa volta l'abusata e ormai banalizzata frase “si legge come un romanzo”, ha senso, anzi è l'unica possibile. Perché Lansdale - In fondo è una palude conversazione con Seba Pezzani, saggio da poco pubblicato da Giulio Perrone Editore del romanzo ha il passo, il ritmo avvincente, a tratti quasi lo sfondo epico. E soprattutto un protagonista eccezionale: Joe R. Lansdale. Pezzani che di Lansdale è traduttore ed amico racconta sì lo scrittore, autore assai amato in Italia, ma soprattutto la formazione dell’uomo, i suoi luoghi, il suo Texas, quindi gli Stati Uniti e la politica americana di questi ultimi anni, le contraddizioni di un paese diviso tra puritanesimo e modernità, eccellenza e provincialismo.

Racconta gli affetti di Lansdale, la sua famiglia, i suoi amici. E lo fa con lui: condividendo cioè il tempo e lo spazio. Quindi lo sguardo. Così il racconto diventa romanzo perché più che la poetica qui in queste pagine è presente la vita. Le storie prima di essere trama sono incontri, i personaggi, uomini e donne, ascoltati e conosciuti. L’amicizia tra due non chiude ma apre la percezione, non è miopia bensì visione. Questa è la specificità di queste pagine e la bravura di Pezzani: la capacità di liberarsi dai condizionamenti dell’intimità ma anzi di usarla per nutrire la narrazione e l'analisi. Al punto – paradossale – da rendere questo testo fruibile, interessante e appassionante anche per chi di Lansdale non ha letto nulla.

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«Dunque, - scrive Pezzani - ciò che state per leggere non è una biografia di Joe R. Lansdale. Non scriverei mai la biografia di una persona ancora in vita. Le biografie sono resoconti di vite concluse, da consegnare alla storia. La vita di Joe è tutto fuorché al termine. E, se davvero gli avessi espresso la mia intenzione di scrivere la sua biografia, Joe mi avrebbe guardato malissimo. E si sarebbe probabilmente toccato. Anzi, non mi avrebbe guardato per niente, in quanto morto. E, come si direbbe in Texas, più morto di un morto non puoi essere. Questo non è nemmeno un saggio critico sulla sua vasta produzione letteraria. Non è certo un testo accademico, così come non può aspirare a rappresentare un'analisi esaustiva della vicenda umana e letteraria di questo grande autore. E, allora, cos'è? vi starete chiedendo. È, semplicemente, il ritratto dell'uomo: dell'amico Joe e dell'autore Joe R. Lansdale. Mi auguro che quindici anni di amicizia e frequentazione siano valsi a raccontare com'è il vero Joe e a farlo con la stessa leggerezza che anima i suoi scritti».

Un testo dunque di arrivo ma anche di partenza per un scrittore che con l’Italia ha un rapporto strettissimo, intellettuale e carnale. Un aneddoto: «Prima di quel test, ero convinto che il mio sangue fosse in buona parte pellerossa, mentre di sangue nativo in me non ce n'è quasi. Scorre, invece, una piccola percentuale di sangue italiano, meridionale, nelle mie vene. Una percentuale davvero infinitesima, ma sapere che ce n'è una seppur piccola traccia è una cosa piacevole. Oltre a quello, ci sono tracce di antenati turchi, iracheni ed ebrei. Ma, per lo più, la mia famiglia è di origine scoto/irlandese/gallese e scandinava e pure un po' ispanica, portoghese e, soprattutto, sudamericana».

Ed ancora: «I lettori italiani, per esempio, non hanno mai avuto problemi a cogliere le mie prese di posizione in politica...Non so se esista una ragione particolare che mi ha reso così popolare presso i lettori italiani. Suppongo che abbia a che fare con la cultura del paese. Ho sempre avuto la sensazione che la loro comprensione dei libri, soprattutto dei miei, avvenisse su un livello diverso da quello solito e più evidente. È ovvio che nei miei libri si parli di cose e idee spesso lontane della cultura italiana, eppure i lettori italiani riescono a cogliere certe sfumature, malgrado la loro distanza culturale dall'ambiente in cui io sono cresciuto, l'ambiente che ha fatto di me ciò che sono. Le prime volte lo trovavo strano, ma poi ho davvero capito che i lettori italiani si immedesimavano nelle mie storie e in qualche modo le sentivano vicine alla loro sensibilità. Inoltre, il pubblico italiano ha sempre risposto positivamente alle tematiche superiori che molti miei libri affrontano e lo ha fatto più di quanto sia successo in altri paesi, Stati Uniti compresi».

Legame destinato a crescere perché Lansdale curerà per Giulio Perrone una serie di romanzi americani, scegliendo libri mai apparsi in Italia e ripescando vecchi classici finito fuori catalogo. «Non mi era mai capitato di farlo prima, però, quando Seba Pezzani mi ha chiesto di curare dagli scaffali, non sono riuscito a tirarmi indietro. Ci metto la faccia: sono io a scegliere gli autori e i titoli, sono io a scriverne le prefazioni». Il primo titolo sarà La banda dell'altro mondo di Neal Barrett Jr. Seguirà «uno splendido romanzo di Lewis Shiner, uno dei miei amici più stretti nella comunità degli scrittori americani contemporanei. Poi, un altro mio conterraneo, Reavis Wortham, che ha dato alle stampe una splendida serie di romanzi ambientati nelle paludi del Texas Orientale a me tanto care e familiari. Il primo capitolo della serie, The Rock Hole, vedrà la luce anche in italiano».

Joe R. Lansdale. In fondo è una palude

di Seba Pezzani

Giulio Perrone editore

Introduzione di Luca Crovi

Pagine 200 - 15 euro

Riproduzione riservata ©

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