emergenza covid

Dall’Abruzzo all’Alto Adige, chiudono le scuole nelle regioni prime a riaprire

In Abruzzo (dove gli studenti delle superiori sono rientrati in classe al 50% l’11 gennaio) sarà riattivata la didattica a distanza per 14 giorni, a partire dall’8 febbraio, nelle scuole secondarie di secondo grado. In Alto Adige la mutazione del virus e la crescita dei contagi hanno indotto le autorità locali ad autoproclamare un lockdown di tre settimane. Tra le misure previste anche il passaggio delle scuole in Dad

di Andrea Gagliardi

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3' di lettura

La scuola in presenza contribuisce in maniera significativa all’aumento dei contagi? Finora, anche a causa della mancanza di dati aggiornati e uniformi a livello nazionale, non c’è stata una risposta univoca a questa domanda. Fatto sta che con il graduale rientro in classe (sia pure al 50%) degli studenti delle superiori, segnali di risalita dei contagi arrivano. A partire da quelle regioni (dal Trentino Alto Adige all’Abruzzo) dove il rientro in classe a gennaio è avvenuto prima. Non a caso sono proprio questi territori che hanno deciso un dietrofront, con il ripristino della didattica a distanza.

Ordinanza Abruzzo, chiuse scuole superiori per due settimane

È delle ultime ore l’ordinanza firmata dal governatore dell'Abruzzo, Marco Marsilio, che impone «l’attivazione della didattica a distanza per 14 giorni, con decorrenza dall’8 febbraio, nelle scuole secondarie di secondo grado, su tutto il territorio regionale». Nel provvedimento viene evidenziato come il Gruppo tecnico scientifico regionale (Gtsr) abbia rimarcato «l'alto impatto che l'aumentata mobilità dovuta alla riapertura delle scuole e di comportamenti che non garantiscono il corretto distanziamento sociale» hanno sul «riacutizzarsi della circolazione del virus».

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A Pescara il sindaco Carlo Masci - visto il rapido aumento dei contagi - ha firmato un'ordinanza che prevede la sospensione della didattica in presenza in tutte le scuole della città, dall'8 al 16 febbraio. In Abruzzo gli studenti delle superiori sono tornati in classe l’11 gennaio, insieme a quelli della Val d’Aosta e della Toscana, preceduti solo da quelli del Trentino Alto Adige (7 gennaio). La settimana precedente la riapertura delle scuole i nuovi positivi in Abruzzo erano 135 ogni 100mila abitanti. Nell’ ultimo monitoraggio della cabina di regia (con dati relativi alla settimana tra il 25 e il 31 gennaio) sono saliti a 163.

Anche in Alto Adige torna la didattica a distanza

Se è vero che la Valle d’Aosta è in controtendenza, passando da 125 contagi ogni 100mila abitanti nella settimana precedente la riapertura delle scuole superiori ai 43 della settimana scorsa, preoccupa la situazione del Trentino Alto Adige, regione che ha fatto da apripista nel rientro in classe (7 gennaio). Nella provincia di Bolzano (attualmente in fascia arancione) si è passati da 320 nuovi positivi nella settimana dal 4 al 10 gennaio a 686 in quella dal 25 al 31 gennaio. La mutazione del virus e la crescita dei contagi hanno indotto le autorità locali ad autoproclamare un lockdown di tre settimane. Tra le misure previste non c’è solo la chiusura dei negozi e il divieto di spostamento tra Comuni, ma anche il passaggio delle scuole in Dad. Medie e superiori torneranno alla didattica a distanza a partire da lunedì 8 febbraio, mentre da giovedì 10 febbraio sarà il turno delle scuole elementari. E preoccupa anche la situazione in Trentino, dove, malgrado la confermata zona gialla, i nuovi positivi sono in aumento: da 114 a 241 ogni 100mila abitanti.

Toscana più stabile ma con segnali di allerta

In Toscana l’aumento dei contagi è più lieve. Nello stesso arco di tempo si è passati da 84 a 94 nuovi positivi ogni 100mila. Ma i segnali di allarme non mancano. A Capalbio saranno chiuse tutte le scuole da lunedì 8 a mercoledì 10 febbraio. E anche se la regione resta gialla, la presenza delle varianti sudafricana e brasiliana ha indotto il presidente della Regione a dichiarare il comune di Chiusi (Siena) zona rossa dal 7 al 14 febbraio il comune entrerà in zona rossa.

Campania e Lazio sotto osservazione

Sotto osservazione anche la situazione anche nel Lazio e in Campania. L’ultimo report settimanale diffuso dall’Asl Roma 1, che raccoglie i dati degli istituti dei Municipi centrali della capitale (dove gli studenti delle scuole superiori sono tornati in classe il 18 gennaio), evidenzia infatti una crescita costante dei positivi sia tra gli studenti che tra il personale scolastico. In Campania, in dieci giorni di apertura delle scuole, dal 25 gennaio al 4 febbraio, in Campania sono 2.280 i positivi nel mondo della scuola, tra docenti, non docenti, studenti. E l'Unità di Crisi della Regione ha parlati di trend in crescita in tutte le fasce dell'età scolastica. «È del tutto evidente che questa situazione non la possiamo reggere» ha dichiarato il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.


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