DIRETTIVA UE

Dall’abuso d’ufficio ora può discendere anche la responsabilità d’impresa

La disciplina prevista dal decreto legislativo 231/2001 scatta solo se il fatto ha offeso gli interessi finanziari dell’Unione europea

di Guido Camera

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(Adobe Stock)

La disciplina prevista dal decreto legislativo 231/2001 scatta solo se il fatto ha offeso gli interessi finanziari dell’Unione europea


3' di lettura

L’abuso d’ufficio diventa un reato presupposto per la responsabilità delle persone giuridiche, disciplinata dal decreto legislativo 231/2001. La condizione perché possa scattare questa responsabilità è che il fatto abbia offeso gli interessi finanziari dell’Unione europea e la sanzione irrogata a carico della persona giuridica potrà essere solo pecuniaria e non interdittiva. È una delle tante novità introdotte nel nostro ordinamento penale dal decreto legislativo 75 del 14 luglio 2020, che entrerà in vigore dal prossimo 30 luglio e che ha dato attuazione alla direttiva europea 2017/1371 relativa alla lotta contro le frodi che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea.

Una norma di derivazione europea, quindi, che arriva negli stessi giorni in cui il Governo, all’interno del decreto legge semplificazioni (76/2020 del 16 luglio), ha modificato la struttura del delitto di abuso di ufficio, con la finalità di circoscriverne l’applicazione. Dal 17 luglio scorso, infatti, il reato potrà dirsi integrato solo nei casi in cui il pubblico ufficiale, o l’incaricato di pubblico servizio, abbia intenzionalmente procurato a sé o altri un ingiusto vantaggio patrimoniale, ovvero abbia arrecato ad altri un danno ingiusto, in «violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità», e non più, come in passato, se abbia commesso una più generica violazione di «norme di legge o regolamento».

L’applicazione

C’è da chiedersi in che termini, concretamente, si potrà verificare il coinvolgimento di una persona giuridica in conseguenza di un abuso di ufficio commesso da un proprio dipendente. Il reato, infatti, può essere commesso solo dal pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio nell’esercizio della propria funzione. Tuttavia, le norme del decreto legislativo 231/2001 non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici, né agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.

La risposta è duplice: da una parte, il dipendente di un’azienda privata potrà essere chiamato a rispondere, a titolo di concorso esterno, nel reato di abuso di ufficio commesso dal pubblico ufficiale; dall’altra, il delitto potrà essere commesso dal funzionario di una società di diritto privato che svolge attività economica in un settore di interesse pubblico, come la raccolta dei rifiuti, la gestione di infrastrutture, di trasporto pubblico, oppure il settore bancario in relazione all’attività di gestione di fondi finanziari erogati da un ente pubblico per il perseguimento di un interesse pubblicistico: sono molti i casi in cui dipendenti o amministratori di imprese private sono a tutti gli effetti incaricati di pubblico servizio, in conseguenza dell’interesse pubblico della funzione esercitata.

In entrambi i casi, la persona giuridica nel cui interesse o vantaggio sarà stato commesso l’abuso di ufficio potrà essere chiamata a risponderne in base al decreto legislativo 231.

Il danno al bilancio

C’è però da fare una riflessione ulteriore, in considerazione del fatto che la responsabilità della persona giuridica scatta solo se l’abuso di ufficio offende gli interessi finanziari dell’Unione europea. Il decreto 75 non contiene una definizione, che va dunque ricavata dalla direttiva 2017/1371. L’articolo 2 stabilisce che per «interessi finanziari dell’Unione si intendono tutte le entrate, le spese e i beni che sono coperti o acquisiti oppure dovuti in virtù: i) del bilancio dell’Unione; ii) dei bilanci di istituzioni, organi e organismi dell’Unione istituiti in virtù dei trattati o dei bilanci da questi direttamente o indirettamente gestiti e controllati».

Si tratta di una nozione molto estesa rispetto alla quale bisognerà prestare particolare attenzione nella fase di aggiornamento dei modelli organizzativi ai nuovi reati presupposto.

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