Nuova proprietà

Dall’acciaio ai merletti, Cimolai al timone del tessile Jesurum

Paola ha rilevato il brand del lusso e sta sviluppando una nuova collezione dedicata alle seconde case. Per il futuro si punterà anche sul segmento bambino, alberghi e crocieristica

di Barbara Ganz

Lavorazione. Jesurum utilizza fibre naturali come lino e cotone che valorizzano l'esecuzione artigianale delle ricamatrici

5' di lettura

Dalla solidità delle costruzioni in acciaio e cemento alla delicatezza del merletto. Paola Cimolai - 39 anni, da tre mesi mamma di Olimpia - ha rilevato la proprietà di Jesurum, storico brand del tessile di alta qualità fondato a Venezia.

Una impresa di famiglia, che ha richiesto un anno e mezzo per arrivare al traguardo: nell'investimento – entrambi con il 24% - la affiancano la sorella minore Carla, che segue la parte produttiva, e il compagno Filippo Olivetti, amministratore delegato di Bassani Group, società leader in Italia nei settori dei servizi turistici e portuali. La proprietà, poi, arriva da una zia, che aveva acquisito il marchio Jesurum dopo il fallimento del 2009, trasferendo la sede a Maron di Brugnera, nel Pordenonese. Ora la prospettiva è di un ritorno a casa, a Venezia, dove l’azienda nell’Ottocento nacque come laboratorio di merletto.

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Paola Cimolai, a destra, Presidente e ad di Jesurum, rilevata a marzo scorso

Da qui, grazie all’eccellenza dei suoi manufatti, il marchio raggiunse rapidamente un successo internazionale con collezioni che conquistarono il mercato del lusso in tutto il mondo, aggiudicandosi nel 1929 il prestigioso Gran Premio all’Esposizione Internazionale di Barcellona grazie al merletto policromo, realizzato con filati di più colori. Ricami e corredi erano ambiti dall’aristocrazia europea e l’azienda divenne il fornitore ufficiale della casa reale italiana, ma anche di divi del cinema e nomi del jet set internazionale e della politica che negli anni hanno scelto i suoi tessuti per arredare le proprie dimore, da Paul Newman a Elizabeth Taylor, da Henry Fonda a Henry Kissinger, passando per sultani ed emiri. Negli anni d’oro, a Venezia, la grande richiesta di personale qualificato per le lavorazioni del merletto fece moltiplicare i laboratori fra Burano, Pellestrina e Chioggia, con oltre 3mila posti di lavoro per le merlettaie, spesso mogli e figlie dei pescatori che integravano il reddito familiare lavorando a casa.

«Vogliamo continuare a sviluppare, ampliare, espandere questo brand carico di fascino e storia, qualità e made in Italy – spiega Paola Cimolai – con cui ho un legame affettivo molto forte: mia zia lo ha rilanciato aprendo un negozio monomarca e lavorando con una clientela esclusiva, ma senza spingere troppo sulla crescita. Sappiamo che ci sono molte potenzialità inespresse». Paola Cimolai è stata per 7 anni amministratore delegato in Cimolai Spa, poi ha lasciato l’azienda di famiglia per costruirsi una carriera che l’ha portata per 5 anni a essere direttore commerciale in Permasteelisa Nord America e quindi, rientrata in Italia, direttore commerciale del gruppo Mobil Project, uno dei principali General Contractor nel settore degli alberghi e negozi di lusso. «In questa storia professionali mi sono trovata a lavorare a stretto contatto con archetti e interior designer, creando insieme a loro le soluzioni ideali e su misura della singola commessa. Un’esperienza che porto con me oggi: Jesurum lavora molto sul gusto e gli ordini di singoli committenti, realizzando prodotti – basti pensare agli asciugamani per clienti dell’Arabia saudita – che rispecchiano la passione per colori accesi, dal giallo al viola, arricchiti dai tradizionali merletti».

Curiosamente, dopo gli anni in cui era praticamente sempre l’unica donna nelle riunioni di lavoro, oggi Paola guida una realtà al 100% femminile: ne fanno parte quindici donne, dalla responsabile commerciale al controllo qualità fino alla responsabile fornitori e alle artigiane ricamatrici altamente specializzate che lavorano su tessuti al 100% made in Italy: perfino le etichette e le scatole delle confezioni arrivano da altre aziende nazionali. L’attenzione alla qualità è altissima, i controlli su ogni pezzo rigorosi.

Oggi Jesurum viene venduto a New York e Beverly Hills, a Mosca, e proprio in questi giorni si sta perfezionando una nuova importante apertura in Ucraina. Altri punti vendita in Europa sono Parigi, Montecarlo, Cannes, Atene. In Italia siamo presenti a Milano, Firenze, Genova, Pescara, Sorrento. Poco meno dell’80% del business è custom – cioè realizzato su misura - e i mercati principali sono quello del Medio Oriente, Russia, Stati Uniti, UK. Circa un 30% del business custom proviene dal settore dei mega yacht, uno di quelli su cui si vuole continuare a puntare e a crescere come quota di mercato.

Il mercato Italiano e più in generale europeo resta comunque un valore per l’azienda, che si distingue dai concorrenti grazie anche vastissima capacità di personalizzazione per il cliente. Si possono scegliere i ricami per lenzuola, asciugamani, tovaglie e tovaglioli. Per il futuro si pensa a collezioni dedicate al settore alberghiero e a quello crocieristico, mentre sta crescendo la linea dedicata al bambino prodotta con il marchio “Baby J” che al momento propone lenzuola e pigiami per neonati e bambini: «Da neo mamma posso dire che il mondo del baby, fra regali e voglia di acquisti, può crescere: il nostro è un marchio giovane, ma che sta già riscuotendo successo e con un progetto di sviluppo già definito», spiega Paola Cimolai.

Il brand punta sulla propria storia, ma la tradizione va al passo con i tempi. «Siamo consapevoli che il lusso, per essere definito tale deve essere sostenibile, rispettando le persone e l’ambiente – spiega Carla Cimolai - Un prodotto di alta gamma, artigianale come il nostro va oltre il concetto consumistico di moda fast. In pratica non passa mai di moda dal punto di vista estetico e impatta sull’ambiente molto meno di altri che hanno un ciclo di vita brevissimo. Inoltre utilizziamo fibre naturali come lino e cotone che valorizzano l’esecuzione artigianale, a testimoniare la sapienza centenaria e il know how delle nostre ricamatrici e la profonda conoscenza di tessuti e filati». Le materie prime utilizzate sono certificate Oeko-Tex standard 100.

L’effetto Covid ha avuto un peso: il negozio monomarca di Venezia è ancora chiuso, «perché senza il turismo straniero sarebbe anti economico: a questo punto il personale è più tutelato in cassa integrazione. Non nascondo che scegliere di rilevare l’impresa mentre l’epidemia metteva a dura prova l’economia e ogni nostra certezza non è stato semplice ed è costato più di una notte insonne. Poi ha prevalso la voglia di crederci e lo scorso ottobre è stato firmato il preliminare», spiega Paola. Il domani passa da nuovi progetti «che studiamo a 360° - dichiara Filippo Olivetti- per trovare nuovi mercati che possano essere appetibili e a misura per il nostro brand. L’azienda è passata di proprietà a fine marzo ed è già al lavoro a pieno ritmo sullo sviluppo di una nuova collezione “mare e montagna” dedicata alle seconde case. La strategia per i prossimi 5 anni è molto articolata e mira allo sviluppo delle collaborazioni e delle partnership su vari fronti, oltre all’importante progetto di strutturare la produzione al fine di poter entrare, con una linea dedicata, nei settori alberghiero e crocieristico nel segmento del lusso».

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