DALLA SIDERURGIA AI VINI

Dall’acciaio al vino: Mr Duferco apre la nuova cantina Vallepicciola

Pronta nel 2020. Dal 2013 Bruno Bolfo, presidente del gruppo siderurgico, ha investito in vitivinicoltura nel senese 50 milioni di euro.

di Giambattista Marchetto


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Pronta nel 2020 la nuova cantina Villapicciola, nel Senese

3' di lettura

Dall’acciaio al vino, passando per l’hospitality sulle colline dove si corre la maratona ciclistica L’Eroica. L’imprenditore ligure Bruno Bolfo, fondatore del gruppo siderurgico Duferco, è arrivato alla vitivinicoltura quasi per caso, eppure oggi l’azienda agricola Vallepicciola - posizionata sul versante orientale di Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena – ha intrapreso un percorso di crescita solida sul mercato italiano e internazionale.

Obiettivo 600mila bottiglie
La produzione annua è di circa 350mila bottiglie con l’aspettativa di arrivare a 600mila quando entreranno in produzione anche gli ultimi vigneti impiantati.

Fin dal 2013 sono stati investiti 50 milioni di euro dal 2013 per realizzare una nuova cantina, strutture per l’accoglienza e per espandere la superficie vitata arrivando ad un totale di 110 ettari. Senza contare l'ingaggio di Riccardo Cotarella come consulente enologo.

Dall’acquisto dell’ex convento all’export della produzione vinicola
La storia di Vallepicciola inizia nel 1999, quando Bruno Bolfo - presidente del gruppo Duferco - e la sorella Giuseppina acquistano e ristrutturano un ex convento a pochi chilometri da Siena, ricavandone l’hotel 5 stelle Le Fontanelle. Le uve dai pochi ettari di vigneto nella proprietà vengono vendute e solo qualche anno dopo, con l’acquisizione di altri 3 ettari vitati assieme ad alcuni annessi destinati all’accoglienza, inizia una piccola produzione “casalinga” di vino destinato all’autoconsumo.

La svolta è datata 2007: con l'acquisto da un vicino di 80 ettari, in gran parte vitati (pur se in abbandono), l'azienda agricola si è trovata a gestire 22 ettari a Sangiovese.

«In quel momento è diventata una cosa seria – evidenzia l'amministratore delegato Alberto Colombo –. Passare dalla gestione dell’attività ricettiva alla produzione vinicola è stata un’operazione complessa e il ritorno dell’investimento non ha certo i tempi brevi di altri business - spiega il manager -. Non è facile, ad esempio, affermare commercialmente un marchio nuovo e solo negli ultimi due anni abbiamo accelerato. Il 2019 si chiuderà con vendite quadruplicate rispetto allo scorso anno, ma la strada è ancora lunga. Posso però dire che la proprietà crede molto nel progetto e lo stesso Bolfo, che guida un gruppo da 8 miliardi di dollari, scende a trascorrere in Toscana quasi ogni weekend».

Oggi il 60% della produzione rimane in Italia, con una solida copertura del territorio, ma l’export è in crescita negli Usa (con una società controllata), in Svizzera e in Germania, mentre in Cina e Corea lo sviluppo è agli inizi.

Cantina Vallepicciola

Agricoltura di precisione per Sangiovese e internazionali
Attualmente Vallepicciola si estende su una superficie complessiva di 265 ettari tra boschi, viti e 4mila ulivi di varietà Moraiolo, Leccino e Frantoio. La superficie vitata è arrivata a 95 ettari (65 a regime) di cui un terzo a Sangiovese, destinato prevalentemente alla produzione di Chianti Classico, e per il resto vitigni internazionali quali Pinot Nero, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Petit Verdot e Chardonnay, utilizzati per i vini a marchio Igt Toscana. I vigneti sono stati selezionati e impiantati assecondando la composizione dei suoli, nei quali si alternano amalgami di argille, marne calcaree, marne bluastre, tufo, arenarie e sabbie, oltre all'esposizione delle colline. «Vallepicciola è strettamente legata al suo terroir – chiarisce Colombo -. Il principio è che i vini debbano essere espressione unica del proprio terreno, del clima e del lavoro svolto in vigna, e che il vigneto debba essere lavorato con un approccio sostenibile, per essere lasciato in eredità alle future generazioni».

Obiettivi: zero diserbanti e sostenibilità
L'azienda sta infatti progressivamente riducendo l'impiego di diserbanti (obiettivo zero entro il 2021) e i trattamenti in vigna. Dal 2017, con il Wine Research Team gestito dall'enologo Cotarella e dallo spinoff dell'Università di Milano AGER, Vallepicciola ha inoltre avviato un progetto centrato sull'agricoltura di precisione per il risparmio di acqua e di energia.

Nuova cantina nel 2020
Iniziati nel 2013, i lavori per la realizzazione della nuova cantina in Vallepicciola si concluderanno entro fine 2019. A inizio 2020 la struttura verrà aperta, con l'allestimento delle sale da degustazione e dei percorsi esperienziali «in stile Napa Valley», ammette l'amministratore, che ha scelto di ispirarsi alla proposta enoturistica americana «senza per questo rinunciare ad un focus sull'accuratezza nel momento degli assaggi».
L'inaugurazione ufficiale del complesso di circa 6mila metri quadrati, interrati per l'80% – un progetto dall'architetto Margherita Gozzi, ispirato ai principi di Frank Lloyd Wright – è dunque prevista per l'anno prossimo, ma già dalla vendemmia 2016 sono operativi i due piani che ospitano tutte le fasi della produzione, caratterizzati dal processo per caduta naturale delle uve.

Per approfondire:
Il consorzio del Chianti cambia il disciplinare per il top di gamma “Gran Selezione”

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