A UN MESE DALLA SCONFITTA ALLE EUROPEE

Dall’acqua pubblica al conflitto di interessi, cavalli di battaglia M5s in standby

di Andrea Gagliardi e Andrea Marini


Salario minimo: ecco l'impatto, da cuochi a tute blu

3' di lettura

A quasi un mese dalla pesante sconfitta alle elezioni europee, in attesa che il leader leghista Matteo Salvini sciolga la riserva su un possibile voto anticipato a settembre, il M5s fatica a imporre i suoi temi nell’agenda di governo. Dall’acqua pubblica al salario minimo, passando per le chiusure domenicali dei negozi e il conflitto di interessi, tutti i cavalli di battaglia del Movimento sembrano non riuscire a trovare un’accelerazione in Parlamento.

La frenata sul salario minimo
Dopo il «no» di tutte le parti sociali, i rilievi di Istat, Ocse, Aran, anche la Lega ha deciso una frenata sul salario minimo. Il Carroccio teme gli effetti negativi dell’introduzione della soglia minima di 9 euro lordi l’ora sul mondo produttivo di piccole imprese, artigiani e commercianti che storicamente rappresenta la base elettorale leghista. Ieri in commissione Lavoro del Senato, impegnata ad esaminare il Ddl Catalfo (M5s), l’illustrazione degli emendamenti è stata rinviata alla prossima settimana, in attesa del parere della Bilancio. Martedì scorso il Carroccio ha ritirato le sue proposte di modifica: ne rimangono così cinque del M5s, 10 del Pd, 16 di FI, 2 delle Autonomie, 5 del Misto.

A rischio stand-by le chiusure festive negozi
Tra frenate e ripartenze è a rischio stand-by il provvedimento che punta a disciplinare le chiusure domenicali e festive degli esercizi commerciali. Un ddl «contro le liberalizzazioni selvagge» al quale ha lavorato molto il M5s. Da più di un mese, in commissione Attività produttive della Camera non se ne parla più. Il secondo ciclo di audizioni è fermo e fonti di maggioranza fanno filtrare che per ora non sono previsti passi avanti. All’origine dello stop ci sarebbero il fatto che l’opportunità di tenere chiusi gli esercizi commerciali di domenica è considerato un tema molto divisivo nel Paese. Di qui la cautela su una legge che a questo punto rischia di finire su un binario morto.

Nessuna accelerazione sull’acqua pubblica
Non avanza neppure un altro cavallo di battaglia del M5s, il disegno di legge sull’acqua pubblica. La pdl contenente “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” (primo firmatario la deputata Federica Daga), in linea con la proposta di legge di iniziativa popolare venuta fuori dal risultato del referendum del 2011, giace da ottobre 2018 in Commissione Ambiente a Montecitorio. Gli emendamenti presentati dalla Lega rischiano di smontare lo spirito della legge, ossia la “ripubblicizzazione” del servizio idrico. E la Commissione è rimasta a lungo ferma in attesa della relazione tecnica del Governo.

Conflitto interessi senza sprint
Senza sprint anche la legge sul conflitto di interessi. Più volte rilanciata dal leader M5s Luigi Di Maio, non è considerata prioritaria dalla Lega. La presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera guidata da Giuseppe Brescia ha calendarizzato le proposte. Ma anche qui la discussione è ferma al 13 giugno (dopo la seduta del 29 maggio che ha proposto le audizioni). Una è firmata da Anna Macina (M5s): in tutto 17 articoli che regolano i conflitti delle cariche di governo (statali e locali) e dei componenti delle Autorità di garanzia e vigilanza. Un’altra proposta M5s è di Fabiana Dadone. Il testo contiene disposizioni in materia di conflitti di interessi, ineleggibilità e incompatibilità dei parlamentari. La materia è trattata anche dal Pd, che punta però a una diversa regolamentazione. In commissione è stata depositata infatti una proposta di legge di Emanuele Fiano che avanza l’ipotesi “blind trust” e un’altra di Francesco Boccia (Pd) sul conflitto di interessi digitale che prende di mira, pur senza citarla esplicitamente, la piattaforma M5s Rousseau.

La riorganizzazione del servizio pubblico Rai
Tutto da verificare infine l’iter della proposta di legge M5s che, come ha rilanciato oggi Di Maio, punta a «spezzare il legame tra la politica e la Rai, premiando il merito e la trasparenza». La proposta di legge (prima firmataria Mirella Liuzzi) contiene «disposizioni in materia di composizione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, di organizzazione della società concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo e di vigilanza sullo svolgimento del medesimo servizio». Presentata il 2 agosto 2018, è stata assegnata alle Commissioni riunite Cultura e Trasporti della Camera in sede referente lo scorso 11 giugno. La discussione non è ancora iniziata.

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