Intervista a Maurizio Bigazzi

«Dall’aeroporto all’alta velocità, Firenze non può più aspettare»

Il presidente di Confindustria Firenze: «Mettere in grado la Toscana di competere con l’Europa»

di Silvia Pieraccini

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Firenze. L’aeroporto è in attesa del via libera alla nuova pista

Il presidente di Confindustria Firenze: «Mettere in grado la Toscana di competere con l’Europa»


3' di lettura

A dispetto della percezione comune, Firenze è – prima di tutto – una provincia industriale, una delle prime cinque del Paese, in cui la manifattura pesa (ancora) il 18% del Pil, cioè circa il doppio della spesa turistica. Una manifattura che sta lottando contro la crisi innescata dall’emergenza Covid, ma che vuole ripartire in un contesto «meno complicato», come spiega il presidente di Confindustria Firenze, Maurizio Bigazzi. «Quando c’è una crisi – dice – è il momento per fare: dobbiamo insistere su questo».

Presidente, come sta l’industria fiorentina?
Nei primi sei mesi dell’anno ha perso il 30% del fatturato. Se guardiamo al turismo la flessione arriva anche al 90%. Ma questo non cancella il fatto che siamo uno dei principali hub manifatturieri mondiali del lusso: moda, farmaceutica, meccanica di precisione e agroalimentare sono il nostro traino.

E di cosa hanno bisogno adesso questi settori?
Hanno bisogno di politiche industriali e che si completi una serie di infrastrutture che aspettano da vent’anni, perché le aziende che formano questo hub manifatturiero sono tutte internazionalizzate e vogliono operare in un territorio favorevole, che non ostacoli i loro progetti, che si muova velocemente, che sia più competitivo e meno complicato possibile.

Il Covid non ha dunque modificato le richieste delle imprese: le carenze sono sempre le stesse.
È vero, è 20 anni che parliamo delle stesse cose. La differenza è che questa volta è arrivato il momento di farle, non si può più aspettare: la nuova pista dell’aeroporto, la stazione dell’alta velocità e le linee ferroviarie, la tramvia, lo stadio, la diffusione della banda ultralarga... Tutti progetti fondamentali.

Confindustria Firenze darà il buon esempio?
Confindustria Firenze ha soci che vogliono fare: le Ferrovie vogliono completare la stazione dell’alta velocità, cosa si aspetta a dare i permessi? Toscana Aeroporti vuol fare una nuova pista che è un fattore competitivo, perché l’aeroporto non serve solo al turismo ma agli affari, eppure per avere un permesso ci vogliono anni. Pensi che per le sole sfilate di Dolce & Gabbana, in questi giorni, sarebbero serviti posti per 80-90 aerei privati: se avessimo avuto una pista più lunga e efficiente...

Cosa accadrà quando i sussidi Covid finiranno?
Noi non siamo per i sussidi, siamo per la buona spesa come dice Draghi, cioè per gli investimenti in capitale umano e in formazione, in infrastrutture e in ricerca. Il reddito di cittadinanza non serve, quei soldi si possono spendere per formare i giovani e portarli nelle aziende. Non possiamo avere aziende 4.0 e personale 0.4.

C’è il rischio di avere disoccupati nei prossimi mesi?
Se non facciamo questi investimenti, il rischio ci sarà. Sono favorevole a prendere i soldi del Mes e a rendicontarli, com’è normale che sia, perché i soldi a “babbo morto” non si devono dare più. Secondo lei non c’è bisogno di spendere 36 miliardi per modernizzare la sanità pubblica?

In Italia le imprese hanno anticipato il 70% delle prestazioni di cassa integrazione e faticano a recuperare le somme. È lo stesso a Firenze?
A Firenze addirittura ci sono state aziende della moda che hanno integrato gli stipendi dei dipendenti in cassa integrazione, come se fossero al lavoro. Mi chiedo: ma perché l’Inps non lavora velocemente? Se io ho un’azienda e mi arriva un grande ordine non posso farmi trovare impreparato. La stessa cosa vale per un ufficio: in smart working i dipendenti dovrebbero lavorare ancora di più.

Il presidente di Confindustria Bonomi ha proposto al Governo un Patto sociale per rilanciare l’Italia, Cisl e Uil hanno già detto sì. Serve anche a livello locale?
Sì, siamo d’accordo, e infatti anche a Firenze stiamo cercando di fare un percorso insieme al sindacato per superare questo momento drammatico. Quando abbiamo un Paese che perde il 9% del Pil, dobbiamo cercare per forza di andare nella stessa direzione: imprese, sindacato, banche, istituzioni e mondo della formazione devono lavorare insieme su un grande progetto di metamorfosi e innovazione. Abbiamo bisogno di una burocrazia snella, di una giustizia che funzioni.

Quindi la semplificazione è la prima cosa che chiederete anche al nuovo presidente della Regione che si eleggerà tra poche settimane?
Sì, anche la Regione deve imparare a essere più snella e a dare risposte in tempi industriali. Bisogna mettere in grado la Toscana di competere con le economie più dinamiche dell’Europa, aumentare il tasso di industrializzazione.

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