oltre greta

Dall’agricoltura all’energia: startupper col pollice verde sui banchi di scuola

I ragazzi prendono posizione sui temi ambientali ed escono dalle aule: nascono così iniziative imprenditoraili vere e proprie

di Giampaolo Colletti

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I ragazzi prendono posizione sui temi ambientali ed escono dalle aule: nascono così iniziative imprenditoraili vere e proprie


4' di lettura

Sono stati apostrofati dottori degli ulivi. Perché a vent’anni Giovanni Di Mambro e Damiano Angelici hanno creato un’impresa per soccorrere le piante malate. Così questi due giovani amici e compagni di studio hanno deciso di monitorare lo stato di salute degli ulivi grazie ad innovative tecnologie di monitoraggio e all’aggregazione e analisi dei dati. Dai banchi di scuola alla startup agritech che prende il nome dalla dea greca che trasformava ogni cosa in olio. La loro azienda consiste in un dispositivo elettronico con sensori che vanno a rilevare dati agro-meteo: livello di umidità, tasso di pioggia, temperatura. Tutto in tempo reale. I dati vengono poi processati per diventare uno strumento utile per orientare il lavoro del produttore. Dati accessibili e visualizzabili online, con notifiche stile Facebook.

Ecco la precision farming, ossia l’agricoltura di precisione che ottimizza le produzioni attraverso le tecnologie. «Con Elaisian abbiamo costruito una stazione metereologica hi-tech per facilitare la vita del produttore olivicolo: d’altronde ogni anno si perde il 60% di produzione perché non si interviene nel processo di cura degli ulivi. Noi invece riusciamo a presidiare l’insorgenza di una malattia e migliorare il lavoro dei produttori», racconta Di Mambro, oggi venticinquenne. La sperimentazione è partita su quattromila piante di ulivo in Alta Sabina, ma oggi vengono monitorati oltre un milione di esemplari in sei Paesi del mondo.

Efficienza uguale sostenibilità: in questo modo si migliora anche il processo di irrigazione, che prima era legato all’occhio umano. L’impresa conta una quindicina di collaboratori tra interni ed esterni per oltre 200 aziende clienti. Accanto all’headquarter romano, i due giovani imprenditori hanno aperto una sede a Cordoba: «La Spagna è il primo produttore al mondo di olio con un 33% di quota di mercato, a seguire Italia e Grecia. Ma in realtà tutto il comparto sta scendendo a causa dei cambiamenti climatici. Con la nostra app riusciamo a ottimizzare i trattamenti in campo, abbattendo i costi e l’impatto ambientale. Perché monitorare significa anche usare meno pesticidi».

Startupper in erba col pollice verde per un mondo che prova a declinare il futuro con le leve della sostenibilità. È in fondo la storia di una generazione connessa, talvolta distratta, quasi sempre impegnata. Una generazione informata che fa scuola sui temi ambientali anche fuori dalle aule scolastiche: secondo Ipsos, il 75% di Z generation e pre-millennial è attenta alle tematiche ambientali. Sulla scia di Greta fanno il giro del mondo ragazze e ragazzi che decidono di prendere posizione: c’è lo youtuber ventenne tedesco Rezo, riuscito dove altri analisti politici hanno fallito. Con un lungo video su YouTube ha messo in crisi l’intera compagine governativa tedesca, contestando le scelte ambientali della cancelliera Merkel. Il video è entrato così tanto nell’agenda politica che Paul Zemiak, segretario generale della Cdu, è stato costretto a replicare. In modo inefficace, a detta di molti. Qualche anno prima era toccato alla 39enne canadese Cullis Suzuki: a dodici anni raccolse online fondi per partecipare al Vertice della Terra a Rio de Janeiro, durante la conferenza dell’Onu.

Ripensare l’impresa col pollice verde partendo anche dai banchi di scuola. Accade con Junior Achievement, la più vasta organizzazione non profit al mondo dedicata all’educazione economico-imprenditoriale nella scuola, presente in 122 Paesi con 450mila volontari d’azienda provenienti da tutti i settori professionali e impegnata a fare formazione a dieci milioni di studenti. «I giovani che prendono parte ai nostri programmi di educazione imprenditoriale green sono chiamati a realizzare, durante tutto l’anno scolastico, un progetto di innovazione in campo ambientale. Sperimentano in prima persona che cosa significa avviare un’impresa sostenibile, dall’ideazione del concept alla prototipazione e fino alla vendita del prodotto o servizio», racconta Antonio Perdichizzi, presidente di Junior Achievement Italia, realtà che nel 2018 ha formato 50mila giovani dai 6 ai 24 anni. Con gli studenti entrano in classe ogni anno centinaia di volontari d’azienda: si tratta di oltre milleduecento imprenditori, professionisti, manager che donano ore del proprio tempo per costruire un’impresa, insieme a studenti e oltre millecinquecento docenti. «Gli studenti dimostrano creatività e spirito d’innovazione nel trasformare i problemi legati alla scomparsa di biodiversità, al consumo del suolo, all’inquinamento, in soluzioni di business a servizio della comunità».

Trasformazione digitale che mette insieme aziende e scuole. Così nasce il progetto ITS 4.0, un programma formativo-professionale che avvicina scuole e imprese ai temi del 4.0. Si tratta di laboratori di formazione e innovazione presenti negli istituti tecnici italiani. Obiettivo: far collaborare studenti, docenti e personale delle imprese delle diverse specializzazioni settoriali dei territori. «Siamo partiti tre anni fa e oggi registriamo una netta attenzione verso le tematiche di sostenibilità. La chiave vincente è la capacità di costruire un ponte strutturato e non generico o approssimativo tra scuola e mondo del lavoro. Un metodo di relazione che oggi fa la differenza», racconta Stefano Micelli, docente di International management all’Università Ca’ Foscari, ideatore e coordinatore scientifico di ITS 4.0. Oggi il progetto coinvolge settantaquattro fondazioni e oltre cento aziende. La metodologia innovativa è definita “design thinking”: comprendere i bisogni degli utenti, legandoli a strumenti di prototipazione efficace, accessibile, pertinente. Un impatto per le comunità che abitiamo.

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