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Dall'Aifa al terremoto, iniziato lo spoil system del governo: ecco le prossime tappe

La premier Giorgia Meloni sembra intenzionata a mandare via Alessandro Rivera, il direttore generale in sella dal 2018

2' di lettura

Ancora un paio di settimane, poi Nicola Magrini non sarà più il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Il dirigente, dopo la rimozione di Giovanni Legnini dal ruolo di commissario straordinario del governo per la ricostruzione del sisma del 2016, è infatti la seconda “vittima” del cosiddetto spoils system. Il Dg nominato dall’ex ministro Roberto Speranza in piena esplosione della pandemia (marzo 2020) viene sollevato dall'incarico dal 23 gennaio, anticipando di fatto di sole 24 ore il termine dei 90 giorni dal voto di fiducia che la legge Bassanini concede al nuovo governo per rimuovere o confermare i vertici apicali delle strutture amministrative, soprattutto ministeri e agenzie.

Il braccio di ferro su Rivera al Mef

l fronte più caldo delle nomine sarebbe il ministero dell’Economia. La premier sembrerebbe intenzionata a mandare via Alessandro Rivera, il direttore generale del Tesoro in sella dal 2018: le resistenze al Mef sono forti, ma l’intenzione di Palazzo Chigi pare ferma. I fedelissimi della Meloni vorrebbero lasciare scadere il suo mandato al 24 gennaio, termine ultimo dettato dalla legge e indicare un nome di più stretta fiducia nello snodo cruciale per i conti pubblici. Ma non la penserebbero così ai piani alti di Lega e Forza Italia. Dovrebbe restare al suo posto, invece, il Ragioniere generale dello Stato Biagio Mazzotta. FdI gli rimprovera la gestione della Finanziaria, ma ha dalla sua un’esperienza tecnica difficile da rimpiazzare.

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Le agenzie fiscali

Entro il 24 gennaio dovremmo conoscere anche il destino di direttori di peso dell'amministrazione finanziaria.

Le scadenze in primavera da Inps all’Anpal

La prossima primavera sono in scadenza anche altri vertici non soggetti alla tagliola. Fuori dallo spoils system, ma comunque nel giro delle sostituzioni, il presidente dell’Inps Pasquale Tridico e il commissario dell’Anpal Raffaele Tangorra. Obiettivo potrebbe essere cambiare corso sul Reddito di cittadinanza e sulle politiche attive del lavoro. In particolare l’incarico di Tridico, nominato dal primo governo Conte nel 2019, scade a maggio 2023 e non dovrebbe essere riconfermato. Anche se, in base a un'interpretazione, potrebbe restare in carica un altro anno cioè fino allo scadere del Cda da lui presieduto. Andando al gotha delle grandi società di Stato, ballano in vista della primavera, i vertici e i consiglieri di amministrazione dei board delle 6 grandi quotate in Borsa controllate dal Mef: Enav, Enel, Eni, Leonardo, Poste e Terna.

La prassi del ricambio dopo tre mandati

I sei Amministratori delegati e Presidenti scadono tutti nel 2023 con l'assemblea di approvazione del bilancio 2022 prevista nella prima metà dell'anno. Alcuni, come l'ad di Enav Paolo Simioni e la presidente Francesca Isgrò sono al loro primo mandato. Altri come l'ad di Enel Francesco Starace, l'ad di Eni Claudio Descalzi sono al terzo. La prassi delle nomine pubbliche prevede un ricambio dopo tre mandati successivi, ma la forte crisi energetica e la tempesta geopolitica potrebbe far accantonare la prassi per assicurare stabilità ai due colossi energetici. Questo ragionamento favorirebbe anche le riconferma dei vertici di Terna con l'ad Stefano Donnarumma e la presidente Valentina Bosetti.

Verso un ricambio anticipato in Cdp

Il Governo potrebbe prendersi più tempo invece per Cdp e Fs, i cui vertici sono previsti in scadenza per il 2024 con l'assemblea di approvazione del bilancio 2023. Ma nel progetto meloniano rientrerebbe anche Cassa depositi e prestiti, con la sostituzione anticipata - lo fece in passato solo Matteo Renzi - dell’ad Dario Scannapieco

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