Pandemia

Covid, aumentano i contagi: ipotesi varianti e allentamento delle misure

Risalita nella curva dei casi ma non è solo una dinamica italiana. In Germania un numero mai raggiunto in precedenza

di Nicola Barone

Coronavirus: bollettino del 10 marzo 2022

I punti chiave

  • I fattori sotto osservazione
  • Ricciardi: rischiamo di rovinarci l’estate nell’Ue
  • Aumento di casi e ricoveri nel Regno Unito
  • Germania, record assoluto con 262.754 contagi
  • In Italia cala la pressione sugli ospedali

4' di lettura

Ormai siamo alla risalita nella curva dei casi di Covid-19 in Italia. Cinque settimane di relativa calma, con una discesa, prima forte e poi sempre più debole. È un dato che la Fondazione Gimbe rileva a livello nazionale, con un aumento dell’1,5% negli ultimi sette giorni. Ma sensibile anche a livello delle province, in due terzi delle quali l’incidenza sta aumentando, come emerge dalle analisi del matematico Giovanni Sebastiani del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Del resto una dinamica analoga viene registrata in altri grandi Paesi nel Continente, come Gran Bretagna e Germania al suo numero massimo.

I fattori sotto osservazione

Secondo gli esperti da una parte si fa sentire un calo di attenzione di tutti nell’adottare le precauzioni, dall’altro la diffusione mano a mano crescente della variante Omicron 2 di cui è nota la maggiore contagiosità rispetto all’antesignana. Nel frattempo si avvicinano le scadenze stabilite da tempo per le riaperture e il governo è al lavoro per tracciare la road-map dell’allentamento delle misure anti-Covid in vista della fine dello stato di emergenza. Fra i punti l’utilizzo delle mascherine a scuola e nei luoghi al chiuso, e la gradualità con cui superare il Green pass. In proposito si starebbe valutando la possibilità di lasciare esclusivamente l’obbligo del Green pass base per alberghi e trasporti, legato anche alle esigenze del turismo. Non si esclude, ma ancora non sono state prese decisioni, che già dopo il 31 marzo si possa tornare alla capienza al 100% negli stadi.

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Ricciardi: rischiamo di rovinarci l’estate nell’Ue

In linea generale con l’allentamento delle misure anti Covid che si sta registrando in diversi Paesi europei, «mentre ci stavamo avviando ad avere di nuovo un’estate buona, corriamo il rischio, di questo passo, di rovinarcela mentre invece si poteva gestire meglio». È l’opinione di Walter Ricciardi, docente di Igiene generale e applicata alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica, e consigliere scientifico del ministro della Salute Roberto Speranza. In causa vengono chiamate diverse decisioni non coordinate a livello europeo, dei Paesi. Come l’Austria, che ha tolto diversi obblighi, «la Francia che sospende il Green pass e da noi si è accusati di dittatura sanitaria per tenerlo. È estenuante. Eppure è chiaro che se si apre la circolazione, per esempio sospendendo tutte le misure, come ha fatto la Gran Bretagna, c’è di nuovo un aumento dei casi», ha concluso sottolineando che l’Agenzia per il controllo delle malattie, l’Ecdc, dovrebbe condividere «non solo i dati ma anche le azioni».

Aumento di casi e ricoveri nel Regno Unito

Effettivamente nel Regno Unito si manifestano segnali di ripresa di contagi e ospedalizzazioni da Covid. Secondo gli ultimi dati del governo, su base settimanale si è registrato un incremento dei casi del 46%, per un totale di 346.059, e del 12% dei ricoveri, arrivati a 8.950. Ma nello scenario di un Paese che ha abbandonato le restrizioni ed è passato da un regime pandemico a uno endemico ci sono indicazioni molto positive per quanto riguarda la mortalità. Stando a un’analisi del Financial Times, la combinazione di alti livelli di immunità, resa possibile dalla vasta campagna di vaccinazione e di richiami, e la ridotta gravità della variante Omicron del coronavirus, hanno reso il Covid meno letale dell’influenza per la stragrande maggioranza delle persone in Inghilterra. In base ai dati infatti emerge che su 100 mila infezioni da Omicron si contano 35 decessi, mentre con gli stessi casi di influenza le morti sono 40.

Germania, record assoluto con 262.754 contagi

È record assoluto di contagi in Germania, dove nelle ultime 24 ore si sono registrati 262.752 casi, un numero mai raggiunto in precedenza. Ieri l’Istituto Robert Koch riportava 210.673 contagi. L’incidenza su sette giorni è intanto salita a 1.388 contagi ogni 100mila abitanti, mentre giovedì scorso si attestava a 1.174 casi. I decessi nelle ultime 24 sono 259 (giovedì scorso erano 267). Il tasso di ospedalizzazione di pazienti con Covid nell’arco di sette giorni si attesta a 6,74 ogni 100mila abitanti. Il dato comprende però anche le persone ricoverate per altri motivi che hanno poi scoperto di avere la malattia. Secondo il bioinformatico Lars Kaderali, membro del consiglio di esperti del governo, la Germania sta attraversando una sesta ondata di contagi, dovuta al diffondersi della variante Omicron BA.2 e all’allentamento delle misure anti contagio. Kaderali appoggia comunque la scelta di abbandonare la maggior parte delle misure il 20 marzo. «Le cifre dei contagi stanno aumentando in tutto il paese, ma la situazione negli ospedali continua a non essere drammatica».

In Italia cala la pressione sugli ospedali

L’aggiornamento quotidiano del ministero della Salute indica che nelle ultime 24 ore i casi positivi sono aumentati da 48.483 a 54.230, mentre nei tamponi si osserva una differenza meno marcata (sono aumentati da 433.961 a 453.341. Di conseguenza il tasso di positività è salito dall’11,7% al 12%. Per quanto riguarda i ricoveri, nelle terapie intensive sono complessivamente 546, ossia 17 in meno in 24 ore nel saldo tra entrate e uscite, e gli ingressi giornalieri sono stati 48; nei reparti ordinari sono in totale 8.414, ovvero 161 in meno in 24 ore. Sempre sui ricoveri, l’analisi su base settimanale fatta dalla Fondazione Gimbe rileva che la curva prosegue regolarmente la discesa, con un calo del 16,4% nelle terapie intensive e del 16,1 nei reparti ordinari. I dati dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), aggiornati al 9 marzo 2022, indica che l’occupazione delle terapie intensive è del 6% e quella dei reparti ordinari del 13%, mentre il 9 marzo 2021 i valori erano, rispettivamente, del 35% e del 31%.

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