difficoltà di approvvigionamento

Dall’antiartrite agli anestetici, i farmaci introvabili causa coronavirus

La richiesta esorbitante di miorilassanti, curarosimili, anestetetici, oppiodi e sedativi, che servono per la gestione dei pazienti in terapia intensiva ma anche di antiretrovirali usati contro l’Hiv, in mancanza di una cura specifica, sta svuotando i depositi delle farmacie.

di Ernesto Diffidenti


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(Alessandro Viapiano)

3' di lettura

Negli ospedali sono carenti i farmaci antiretrovirali usati per il trattamento del Covid-19 ma nelle terapie intensive sono scarsi anche antibiotici e anestetici. «Questi farmaci - spiega la presidente della Società italiana farmacia ospedaliera (Sifo), Simona Creazzola - sono sempre più difficili da trovare soprattutto in Lombardia e Veneto, ma anche al Sud si segnalano grandi difficoltà di approvvigionamento». Insomma, la richiesta esorbitante di miorilassanti, curarosimili, anestetetici, oppiodi e sedativi, che servono per la gestione dei pazienti in terapia intensiva ma anche di antiretrovirali usati contro l’Hiv, in mancanza di una cura specifica, sta svuotando i depositi delle farmacie. E neanche si tratta di farmaci innovativi o costosi: nella stragrande maggioranza dei casi sono medicinali da tempo fuori brevetto e a basso costo, prodotti da diverse aziende, ma destinati a una nicchia di mercato non certamente a coprire l'esigenza crescente di contagi da coronavirus.

Aifa al alvoro per superare l’emergenza
La stessa Agenzia del farmaco (Aifa) è al corrente del problema. «L’improvviso incremento della domanda per i farmaci utilizzati nelle terapie ospedaliere dei pazienti ricoverati a causa dell’epidemia ha generato delle carenze», spiega una nota pubblicata sul portale. Ma l’Aifa aggiunge di essere a lavoro con le aziende, mediante il supporto costante di Farmindustria e Assogenerici, per mettere a punto «soluzioni eccezionali ed emergenziali».
Dal canto suo il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha chiesto ai paesi del G7 «misure condivise contro la crisi» ma soprattutto «convergenza su farmaci e vaccini».

Introvabili i farmaci anti-artrite
E l'emergenza si sta allargando anche ai farmaci destinati a curare l’artrite reumatoide che hanno dato risultati incoraggianti nella cura del coronavirus . Le richieste arrivano da tutte le Regioni, tutti chiedono forniture ad Aifa che presiede l’Unità di crisi e smista le richieste, agevolando al massimo (burocrazia e procedure zero, anche per le importazioni) le consegne.
«Il farmaco per l’artrite Tocilizumab è difficile, se non impossibile, da reperire in questi giorni negli ospedali - spiega Francesco Le Foche, responsabile del Day Hospital di immunoinfettivologia del Policlinico Umberto I Università La Sapienza di Roma. Non abbiamo mai avuto una richiesta così alta e la forte carenza è dovuta alla grande richiesta per l’utilizzo in pazienti con Covid-19». Sul farmaco la stessa Aifa ha avviato una sperimentazione che ne valuterà l’efficacia in pazienti gravi con infezione da Sars-Cov-2.
In generale, spiega l'immunologo, «abbiamo un numero di pazienti con artrite che necessitano del medicinale molto inferiore rispetto a quelli che stanno arrivando con Covid. Inoltre, nelle artriti questo farmaco biologico va somministrato in dosi molto più basse. Di qui la difficoltà a reperirlo ora nelle farmacie ospedaliere, sia per i malati reumatici che per quelli Covid».

La carenza colpisce i pazienti cronici
Un altro farmaco utilizzato per la cura dell'artrite reumatoide ma anche del Les, lupus eritematoso sistemico, è il plaquenil, idrossiclorochina 200. Ebbene, anche questo farmaco che sembra offrire speranze in via sperimentale per il nuovo coronavirus, secondo una denuncia di Anmar, l'Associazione nazionale malati reumatici, scarseggia nelle farmacie da Nord a Sud . «I pazienti, malati cronici, hanno diritto a una continuità terapeutica - spiega la presidente di Anmar, Silvia Tonolo - mi sono rivolta a tutti: all'ufficio carenze farmaci dell'Aifa, Agenzia italiana del farmaco, al viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri. L'azienda produttrice, Sanofi, mi ha comunque assicurato che eventuali richieste legate a uso off label per l'emergenza Covid non andranno ad impattare assolutamente sulla continuità terapeutica dei pazienti affetti da artrite reumatoide o lupus».

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