tecnologia e privacy

Dall’antiterrorismo al coronavirus: così un’azienda israeliana traccia l’epidemia

Il software della Nso incrocia i dati dei cellulari delle persone infette con quelli delle compagnie nazionali di telefonia mobile per individuare possibili contagi

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Un poliziotto israeliano aiuto un ispettore del ministero della Salute a indossare gli indumenti protettivi - Reuters

Il software della Nso incrocia i dati dei cellulari delle persone infette con quelli delle compagnie nazionali di telefonia mobile per individuare possibili contagi


4' di lettura

Se si possono tracciare le persone allora si può tracciare anche il coronavirus, che usa le persone come veicolo di diffusione. Devono averci pensato alla Nso, l’azienda israeliana specializzata in spyware e accusata anche di aver hackerato nientemeno che lo smartphone dell’uomo più ricco del mondo: Jeff Bezos, il patron di Amazon. La Nso ha negato decisamente il proprio coinvolgimento, ma questa è un’altra storia.

L’azienda ha annunciato di aver sviluppato una tecnologia in grado, appunto, di dare un contributo importante al contrasto all’epidemia da coronavirus. Come? Analizzando enormi volumi di dati per mappare i movimenti delle persone contagiate e per identificare con chi sono venute in contatto. Questi dati possono poi essere utilizzati per fermare la diffusione dell’infezione.

Il software sviluppato dalla Nso raccoglie ed elabora le informazioni relative al tracciamento dei telefoni cellulari delle persone infette per un periodo di due settimane - il tempo di incubazione del coronavirus - e poi confronta questi dati con quelli raccolti dalle compagnie nazionali di telefonia mobile che individuano i cittadini che sono stati nelle vicinanze del paziente per più di 15 minuti e sono vulnerabili al contagio.

Un processo complesso, imponente e delicato, come ricorda l’agenzia Bloomberg che ha raccolto le informazioni sulla tecnologia israeliana da una fonte vicina all’azienda. Il prodotto della Nso è in fase di test e il tipo di tecnologia si avvicina molto, almeno concettualmente, a quella impiegata normalmente nell’ambito dell’antiterrorismo, tanto che nello stesso Stato di Israele non mancano le voci critiche che parlano di rischio elevato di invasione della privacy dei cittadini.

Un’azienda al centro della cronaca
A far sorgere preoccupazioni legittime tra i cittadini non c’è solo il clamoro caso già citato che avrebbe coinvolto Bezos, ci sono anche le voci relative al sospetto che i software dell’azienda siano stati impiegati dall’Arabia Saudita nel caso dell’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi; ma anche in questo caso la Nso nega tassativamente, ricorda Bloomberg. E poi c’è Whatsapp, che ha intentato una causa contro la società israeliana , accusandola di aver utilizzato la piattaforma di messaggistica per veicolare il suo spyware. Ma anche queste sono altre storie.

La diffusione del coronavirus, però, rappresenta oggi un’emergenga globale e nella giornata di martedì 17 marzo sono saliti a 324 i casi di contagio nel Paese mediorientale. È un numero in continua crescita nonostante le misure precauzionali stringenti, anche se solo 5 casi risultano gravi.

Come funziona lo strumento della Nso
Lo strumento di analisi dei dati contro il coronavirus è il primo prodotto della Nso pensato per uso civile. A differenza del più noto spyware Pegasus, questo software sarebbe sì in grado di elaborare grandi quantità di dati ma non traccerebbe i telefoni cellulari e non effettua la sorveglianza. «È un prodotto civile venduto ai ministeri della sanità nazionali e non ha bisogno di un permesso speciale del ministero della Difesa per l’esportazione» ha detto la fonte di Bloomberg.

Da parte sua, la Nso si è limitata a confermare attraverso un portavoce lo sviluppo di un nuovo prodotto di analisi dei dati con la capacità di mappare la diffusione dell'epidemia e di contribuire a contenerla.

La privacy dei cittadini israeliani - ed eventualmente dei Paesi che dovessero acquistare la tecnologio della Nso – sarebbe preservata dalle procedure che prevedono in caso di individuazione di un possibile caso di contagio, l’invio di un messaggio di testo al numero della Sim, senza però rivelare l’identità del proprietario alle autorità. Solo nel caso di cittadini che risultino positivi al virus - e ne diano espressamente il permesso - i funzionari possono correlare le carte Sim con la loro identità.

Una tecnologia controversa
Lunedì, il governo israeliano ha autorizzato l’agenzia per la sicurezza interna Shin Bet a utilizzare una tecnologia simile per tracciare il virus tra i suoi cittadini, si tratta di una tecnologia originariamente sviluppata per monitorare i movimenti dei sospetti terroristi.

Anche in Israele non mancano le voci fortemente critiche per quesa scelta e per le possibili conseguenze future.

Cosa accadrà una volta finita l’emergenza?
«Possiamo usare qualsiasi tecnologia per combattere questa orribile malattia», ha detto Tehilla Shwartz Altshuler, capo del programma di democrazia nell’era dell’informazione presso il centro di ricerca dell’Israel Democracy Institute. «La domanda è: chi lo farà? E chi lo supervisionerà? E chi prometterà che dopo che tutto questo sarà finito, non diventeremo una democrazia di sorveglianza? A Taiwan, Singapore e in tutta Europa, i governi hanno assunto società private che inviano i dati raccolti ai ministeri della sanità», ha osservato Altshuler. Che però ha sottolineato: «Da nessuna parte hanno coinvolto i servizi segreti».

Per tutta risposta, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto che la tecnologia «aiuterà molto a localizzare i pazienti e quindi a fermare la diffusione del virus» e ha sottolineato «la rigorosa supervisione» degli strumenti «per garantire che non vengano utilizzati in modo improprio».

Per approfondire:
Il telefonino di Jeff Bezos hackerato dal principe saudita Bin Salman. Onu chiede indagine Usa
WhatsApp, ecco come Pegasus spiava gli oppositori politici

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