ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl rapporto del ministero della Cultura

Dall’arte al cinema, parità cercasi: poche donne e pagate fino a un terzo in meno dei colleghi

Presentata la prima relazione dell’Osservatorio interno al Mic. La sottosegretaria Borgonzoni: «Nei libri di testo narrazioni più fedeli alla realtà»

di Manuela Perrone

(andranik123 - stock.adobe.com)

4' di lettura

Sono sempre minoranza, difficilmente accedono ai ruoli apicali e sono pagate meno dei colleghi uomini che fanno lo stesso lavoro. A dispetto di quel che potrebbe sembrare guardando alle iscrizioni alle facoltà umanistiche, neanche la cultura è un paese per donne. Dall’arte al cinema, la parità è ancora un miraggio.

Il primo rapporto annuale

A rimettere insieme i dati italiani più recenti sul gender gap nei diversi ambiti culturali, con un focus specifico sul cinema e l’audiovisivo, è il primo rapporto annuale “La questione di genere tra immaginario e realtà”, curato dall’Osservatorio per la parità di genere interno al ministero della Cultura (presieduto da Celeste Costantino e composto da altri 14 esperti, tra cui Cristina Comencini, Linda Laura Sabbadini, Stefano Accorsi, Cristiana Capotondi ed Eleonora Abbagnato) e presentato il 22 novembre nella sala Spadolini del dicastero, alla presenza della sottosegretaria Lucia Borgonzoni.

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Il rapporto annuale

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Un ministero a maggioranza femminile

Le 62 pagine del rapporto, realizzato dopo sette riunioni e 20 audizioni, prendono le mosse da un’istantanea scattata all’interno, ossia al ministero stesso. Che “brilla” per numero di donne in organico: sono il 59% del totale del personale in servizio presso l’amministrazione centrale e periferica, pari a 10.844 unità, il 53% della dirigenza, il 56% dei nuovi assunti nel 2021. Non esiste un problema di accesso, dunque, merito anche della buona affermazione delle donne ai concorsi pubblici. Esistono, però, «difficoltà» che riguardano «l’organizzazione del lavoro, i processi istituzionali, la cultura dell’amministrazione, le pratiche di gestione». «Un’isola felice» - è la sintesi - «dentro una struttura che però è e rimane maschile».

Squilibrio generalizzato nelle retribuzioni

Fuori, nella galassia della produzione culturale italiana, il quadro è peggiore. Dall’arte al balletto al teatro, poco cambia: l’ideazione artistica e le direzioni sono quasi sempre nelle mani degli uomini, lo squilibrio nelle retribuzioni è trasversale alle discipline e nell’ultimo triennio è aumentato invece che diminuire. Una regista guadagna circa un terzo in meno di un collega uomo, una sceneggiatrice un quarto in meno. Ed è una magrissima consolazione sapere che anche all’estero le disuguaglianze nel settore culturale e creativo sono profonde.

Cinema, le donne abbondano solo nel trucco e nei costumi

Nel mondo del cinema e dell’audiovisivo, le lavoratrici sono in maggioranza soltanto nei costumi (82%), nel trucco (73%) e nella scenografia (58%). Nella regia dei lungometraggi il rapporto tra donne e uomini è di uno a dieci. Nella sceneggiatura, nel montaggio e nella produzione è di uno a quattro. Va ancora peggio nella fotografia, nella musica e negli effetti speciali: le donne che se ne occupano sul set sono tra il 10 e il 16%.

Più ampio è il budget meno donne ci sono

Una fotografia della situazione nel cinema italiano è arrivata dalla ricerca dell’associazione “Women in film, Television & Media Italia” presentata nel 2019, in occasione della firma, da parte della Biennale di Venezia e di altri festival, di una lettera di impegno sulla trasparenza dei dati. Dal 2008 al 2018, il periodo oggetto di analisi, la presenza femminile è stata del 15% e diminuisce all’aumentare del budget e della durata dei prodotti. Anche l’Osservatorio europeo sul cinema e la fiction per la Tv segnala come l’Italia sia più indietro di almeno 5 punti rispetto alla media europea.

Il «sipario di cristallo» nei teatri

Secondo un’indagine condotta dal collettivo Amleta, la media nazionale della presenza femminile nei teatri italiani è del 32,4%, le registe sono il 21,6%, le drammaturghe il 20,7%. «Le narrazioni che vanno in scena - recita il rapporto - sono realizzate principalmente da uomini». Se si isolano i palcoscenici principali, le percentuali si abbassano ancora, con le registe che scendono al 17,1% e le drammaturghe al 14,6%. Si chiama «sipario di cristallo»: la presenza delle donne diminuisce avvicinandosi alle posizioni apicali. Nella musica e nell’arte non va meglio, anche se mancano dati strutturati.

Tv, si arriva al 40% di donne solo nell’intrattenimento Rai

La sottorappresentazione delle donne è una costante dei programmi televisivi. Si arriva a sfiorare il 40% di presenza solo nei programmi di intrattenimento e fiction di produzione Rai e ci si ferma al 15,8% nelle trasmissioni sportive. Nei film e nelle fiction solo 4 ruoli su 10 centrali o rilevanti sono attribuiti alle donne. Ma se si tratta di personaggi over 65 solo il 25% delle parti va alle attrici. Disturba ancora vedere donne non più giovani sullo schermo?

Borgonzoni: «Sinergia con Istat per dati puntuali»

«Bisogna lavorare per tenere alta l’attenzione su questi temi», ha riconosciuto il ministro Sangiuliano. Al Sole 24 Ore la sottosegretaria Borgonzoni tiene a sottolineare innanzitutto l'importanza di un monitoraggio ufficiale degli squilibri nelle diverse carriere della cultura: «Con questo obiettivo è stato sottoscritto un protocollo tra il ministero e l'Istat: inaugura un percorso pluriennale di analisi ed elaborazione che sarà utile anche per la comparazione dei dati nel tempo».

«Attivare un tavolo per integrare i libri di testo»

Disporre di una misurazione scientifica del gap di genere significa intervenire chirurgicamente per colmarlo. Borgonzoni non ha dubbi su quale sia la prima azione da compiere: «L'attivazione di un tavolo tra istituzioni, editori e associazioni che porti a una revisione sistematica di tutti i testi scolastici per l'infanzia. Troppe donne che hanno fatto grande il nostro Paese non ci sono. Artemisia Gentileschi è l'unico nome che fortunatamente viene citato, ma Laura Bassi, Lavinia Fontana e tutte le altre dove sono? Bisogna sanare il racconto partendo dai bambini. E farlo con metodo».

Mostre, spazio alle artiste accanto agli artisti

Lo stesso metodo servirebbe nelle mostre, per la sottosegretaria: «Dare spazio alle grandi artiste, insieme ai grandi artisti, funziona più che allestire esposizioni separate. Non si tratta di quote, si tratta di rivoluzionare la narrazione e riportarla alla realtà, alla normalità. Con questo spirito si aprirà a metà dicembre alle Scuderie del Quirinale una mostra dedicata a chi ha salvato il nostro patrimonio artistico durante la Seconda Guerra mondiale. Salvatori di opere d'arte. Donne e uomini».

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