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Dall’assistenza domiciliare alle case di comunità, ecco la sanità post Covid finanziata dal Recovery

Si punta al superamento dei divari migliorando prevenzione e cure sul territorio. Meno discrezionalità nella nomina dei dirigenti

di Nicola Barone

(IMAGOECONOMICA)

5' di lettura

Più prevenzione e migliore assistenza sul territorio, modernizzazione del sistema sanitario con robuste iniezioni di digitale, equità di accesso alle cure. È il nocciolo della sesta missione del Pnrr che alla voce «Salute», attraverso uno stanziamento complessivo di 18,5 miliardi, punta a cambiare nell’arco dei prossimi il volto di un settore pesantemente al centro della pandemia. Tutto parte da un’analisi che, al di là dello sforzo titanico nell’affrontare un’emergenza drammatica e inaspettata, non trascura le mancanze organizzative e di sistema rese evidenti dalla crisi sanitaria.

Le criticità attuali

Il fatto è che alcuni aspetti critici di natura strutturale «in prospettiva potrebbero essere aggravati dall’accresciuta domanda di cure derivante dalle tendenze demografiche, epidemiologiche e sociali in atto». Si tratta di significative disparità territoriali nell’erogazione dei servizi, in particolare in termini di prevenzione e assistenza sul territorio; un’inadeguata integrazione tra servizi ospedalieri, servizi territoriali e servizi sociali; tempi di attesa elevati per l’erogazione di alcune prestazioni; una scarsa capacità di conseguire sinergie nella definizione delle strategie di risposta ai rischi ambientali, climatici e sanitari.

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Come si articola la missione

La missione si articola in due componenti. Con la prima si punta a un salto di qualità nelle prestazioni erogate sul territorio grazie al potenziamento e alla creazione di strutture e presidi territoriali (come le case della comunità e gli ospedali di comunità), al rafforzamento dell’assistenza domiciliare, allo sviluppo della telemedicina e a una più efficace integrazione con tutti i servizi socio-sanitari. Le misure incluse nella seconda componente consentiranno il rinnovamento e l’ammodernamento delle strutture tecnologiche e digitali esistenti, il completamento e la diffusione del Fascicolo sanitario elettronico (Fse), una migliore capacità di erogazione e monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) mediante più efficaci sistemi informativi. Rilevanti risorse sono destinate anche alla ricerca scientifica e a favorire il trasferimento tecnologico, oltre che a rafforzare le competenze e il capitale umano del Ssn anche mediante il potenziamento della formazione del personale.

1.288 case di comunità

Non solo il processo di invecchiamento della popolazione italiana prosegue, ma una quota significativa e crescente della stessa, pari circa al 40%, è afflitta da malattie croniche. Dunque, per il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale, vengono previsti 7 miliardi di euro. La casa della comunità diventerà lo strumento attraverso cui coordinare tutti i servizi offerti, in particolare ai malati cronici. Sarà qui presente il punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie, una struttura fisica in cui opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e potrà ospitare anche assistenti sociali. È finalizzata a diventare il punto di riferimento per la popolazione, anche attraverso una infrastruttura informatica, e tra i servizi inclusi sono previsti pure servizi consultoriali con particolare riferimento alla tutela del bambino, della donna e dei nuclei familiari. Si prevede l’attivazione di 1.288 case della comunità entro la metà del 2026, che potranno utilizzare sia strutture già esistenti sia nuove.

Il fronte delle cure intermedie

Il Pnrr punta inoltre sull’assistenza domiciliare, al fine di migliorare le prestazioni offerte in particolare alle persone vulnerabili e disabili anche attraverso il ricorso a nuove tecnologie. L’obiettivo è aumentare il volume delle prestazioni rese in assistenza domiciliare fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10% della popolazione di età superiore ai 65 anni. È prevista l’attivazione di 602 Centrali operative territoriali (Cot), una in ogni distretto, con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza. L’erogazione di cure intermedie è invece demandata agli ospedali di comunità (investimento 1 miliardo per 381 strutture entro il 2026), destinati a pazienti che necessitano interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata, a gestione prevalentemente infermieristica tale da contribuire a «maggiore appropriatezza delle cure».

La revisione degli Irccs

Del totale dei fondi destinati all’ambito della sanità, 8,63 miliardi di euro sono dedicati all’innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale. I comparti di intervento per questo capitolo riguardano tra l’altro l’aggiornamento tecnologico e digitale, incluso il completamento e la diffusione del Fascicolo sanitario elettronico (con un investimento di 7,36 mld complessivi) e la ricerca scientifica più trasferimento tecnologico (1,26 miliardi). Allo scopo di rinsaldare il rapporto fra ricerca, innovazione e cure sanitarie è stata inserito l’aggiornamento dell’assetto regolamentare e del regime giuridico degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) e delle politiche di ricerca del ministero della salute, una riforma troverà attuazione con un decreto legislativo entro la fine del 2022. La revisione della governance degli istituti sarà conseguita attraverso un miglioramento della gestione strategica degli Istituti e una più efficace definizione delle loro aree di competenza. Si prevede inoltre di differenziare gli Irccs a seconda delle loro attività, creare una rete integrata fra e facilitare lo scambio di competenze con le altre strutture del Ssn.

Ammodernamento del parco tecnologico

Previsto l’ammodernamento digitale del parco tecnologico ospedaliero, tramite l’acquisto di 3.133 nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico più vecchie di 5 anni, sia con interventi finalizzati al potenziamento del livello di digitalizzazione di 280 strutture sanitarie sede di Dipartimenti di emergenza e accettazione (Dea) di I e II livello. Inoltre, l’intervento contempla il rafforzamento strutturale degli ospedali del Ssn, attraverso l’adozione di un piano specifico di potenziamento dell’offerta ospedaliera tale da garantire: il potenziamento della dotazione di posti letto di terapia intensiva (+3.500 posti letto per garantire lostandard di 0,14 posti letto di terapia intensiva per 1.000 abitanti) e semi-intensiva (+4.225 posti letto); il consolidamento della separazione dei percorsi all’interno del pronto soccorso; l’incremento del numero di mezzi per i trasporti secondari. La spesa complessiva per l’investimento è pari a 4,05 miliardi di euro.

Fascicolo sanitario elettronico, si cambia

Un obiettivo del Pnrr è il potenziamento del Fse per garantirne la diffusione, l’omogeneità e l’accessibilità su tutto il territorio nazionale da parte degli assistiti e operatori sanitari. Il Fse svolgerà tre funzioni fondamentali: da punto di accesso per le persone e pazienti per la fruizione di servizi essenziali forniti dal Ssn; database per i professionisti sanitari contenente informazioni cliniche omogenee che includeranno l’intera storia clinica delpaziente; strumento per le Asl che potranno utilizzare le informazioni cliniche del Fse per effettuare analisi di dati clinici e migliorare la prestazione dei servizi sanitari.

Superare l’imbuto formativo

L’investimento prevede l’incremento delle borse di studio in medicina generale, garantendo il completamento di tre cicli di apprendimento triennali; l’avvio di un piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere a tutto il personale sanitario e non sanitario degli ospedali; l’attivazione di un percorso di acquisizione di competenze di management per professionisti sanitari del Ssn, al fine di prepararli a fronteggiare le sfide attuali e future in una prospettiva integrata, sostenibile, innovativa, flessibile,sempre orientata al risultato; l’incremento dei contratti di formazione specialistica per affrontare il cosiddetto “imbuto formativo”, vale a dire la differenza tra il numero di laureati in medicina e il numero di posti di specializzazione post-laurea previsto e garantire così un adeguato turn-over dei medici specialisti del Ssn.

Meno discrezionalità nella nomina dei dirigenti

Infine il capitolo del Pnrr dedicato alla promozione della concorrenza non tralascia il campo sanitario su un tema assai spinoso. «Con riguardo all’erogazione dei servizi a livello regionale, occorre introdurre modalità e criteri più trasparenti nel sistema di accreditamento, anche al fine di favorire una verifica e una revisione periodica dello stesso, sulla base dei risultati qualitativi ed effettivamente conseguiti dagli operatori». Inoltre, e siamo al punto, «è necessario intervenire sulla legislazione in materia sanitaria per ridurre i poteri discrezionali eccessivamente ampi nella nomina dei dirigenti ospedalieri».

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