Architettura

Dall’attico alla monorotaia, il design di Iosa Ghini tra linee armoniche e verde urbano

Da Miami a Bologna, in questo periodo è cambiata la visione della casa verso un ampliamento di volumi, spazi, aria, relazione con l’esterno. Le nuove commesse di progetto sono quasi esclusivamente di residenziale. Nelle città italiane, tranne Milano dove c’è più spinta a costruire il nuovo, la tendenza è la rigenerazione

di Antonella Galli

4' di lettura

L’architetto Massimo Iosa Ghini si definisce «figlio della generazione dei Maestri», a partire dal legame speciale con Ettore Sottsass (di cui, confessa, «vorrei comprare tutto»), con cui partecipò al Gruppo Memphis negli anni Ottanta, oltre ad aver fondato il movimento del Bolidismo in quell’epoca fervente di avanguardie. La sua impronta professionale deriva da quel concetto del fare architettura a 360°, supportato da creatività, curiosità intellettuale, attitudine alla sperimentazione.

Lo studio Iosa Ghini Associati, con sedi a Bologna (principale) e a Milano e una trentina di collaboratori, ha sviluppato in trent’anni di attività progetti che spaziano tra molte tipologie, dalla lampada in vetro per Venini alla cucina per Snaidero, dalla catena internazionale dei Ferrari Store a vari hotel in Europa, così come musei, infrastrutture, complessi residenziali, headquarters.

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Il Brickell Flatiron building completato da poco a Miami è un esempio di questo modo di intendere il progetto?

Sì, questo è un caso di progettazione organica e completa. La torre di 64 piani al centro di Miami, è terminata lo scorso anno: in origine abbiamo proposto allo sviluppatore italiano CMC Group una struttura centrale regolare, in supporto alle terrazzature di forma curvilinea, che rendono fluida l’immagine complessiva. Gli stessi concetti curvilinei definiti nella costruzione dell’involucro sono stati portati all’interno, nel disegno delle parti comuni, molto più grandi di quanto sia consuetudine in Europa. Tre piani di oltre 2000 mq sono esclusivamente di parti comuni, con reception, aree per i ragazzi compresa una piscina, cinema, stanze di comunity. Al 64° piano, a 224 metri di altezza, sono state inserite funzioni fitness, spa, piscina con vista panoramica su Miami e altri servizi a disposizione della comunità. Le 527 unità abitative hanno diversi tipi di taglio, da una a cinque camere da letto, fino ad attici e residenze duplex.

Sono in corso altri progetti a Miami?

Una torre per uffici di classe A+: 830 Brickell. È un’operazione sviluppata da Oko Group e Cain International; in questo caso seguiamo il progetto degli interni, con concetti innovativi di distanziamento, sanificazione, benessere. Punti focali sono la qualità dell’acqua e dell’aria, le tecnologie touchless, i servizi di assistenza.

Tornando all’Italia, quali sono le ragioni del riscontro ottenuto da Design Club, il progetto di hospitality che ha firmato a Bologna?

Amo molto questo tema progettuale: sono 35 branded apartments di design in un edificio storico nel cuore di Bologna. È una prima applicazione di un concetto che vorremmo evolvesse in diverse città d'Italia: una serie di appartamenti con un progetto ad hoc per ciascuno, per l’affitto breve o medio termine, con funzioni di qualità e design. Tutti gli oggetti inseriti all’interno sono la quintessenza del design, italiano e internazionale, da Sottsass a Castiglioni, da Magistretti a Panton, di tutti i grandi brand. Un’idea di qualità che si vive anche per periodi limitati. Funziona il concetto della riservatezza e dell’indipendenza.

Come ha vissuto l’inaugurazione del Marconi Express nel novembre scorso, che ha richiesto oltre cinque anni di lavoro?

Non sono stato contento di inaugurarlo in una situazione di questo tipo, avrei preferito un momento in cui le persone potessero muoversi di più. È un sistema di trasporto pubblico elettrico a guida autonoma che collega l’aeroporto di Bologna alla Stazione ferroviaria Centrale in poco più di sette minuti, con una fermata intermedia: un progetto di cui siamo molto orgogliosi. Da parte nostra ha implicato tanti anni di lavoro, con l’obiettivo di imprimere un concetto di sostenibilità in un’opera così complessa. Abbiamo voluto inserire lungo il percorso una cortina di pannelli fotovoltaici che fornisce il 30% di tutta l’energia utile al sistema. È un modo di muoversi smart, ecologico, che ha nelle forme architettoniche un’idea di contemporaneità.

Come cambieranno le città dopo la pandemia?

Quello che chiederà la città è quello che chiederanno le persone. In questo periodo è cambiata la visione della casa verso un ampliamento di volumi, spazi, aria, relazione con l’esterno. Le nuove commesse di progetto sono quasi esclusivamente di residenziale, per me significa ragionare su interni di qualità. Nelle città italiane, tranne Milano dove c’è più spinta a costruire il nuovo, la tendenza è la rigenerazione. La difficoltà è farla con le persone che abitano già gli edifici. I temi dei borghi e della città in 15 minuti sono giusti, ma al momento mi sembrano slogan, non sono gli elementi fondamentali. Il punto fondamentale riguarda i luoghi in cui viviamo e la capacità di adattarli alle nostre esigenze in modo armonico. È un atteggiamento progettuale e umano da assumere adesso e in futuro. Anche l’ufficio merita una ridefinizione concettuale, non è più la singola postazione, ma un luogo dove si andrà volentieri, con meno schematismi.

Tra i progetti in corso c’è un esempio di rigenerazione?

Stiamo seguendo la riqualificazione dell’ex Mercato Florovivaistico di Bologna, esattamente di fronte alla sede del parco agroalimentare Fico Eataly World. Sono 12.000 mq che abbiamo riprogettato, cambiando la funzione: sarà un albergo, lo Starhotels E.c.ho. Bologna, il cui completamento è previsto nell’arco di due anni. Lo progettiamo per intero, con 200 camere e diversi servizi, virtuoso sul fronte della sostenibilità. In più, per quanto riguarda gli interni abbiamo disegnato tutte le camere e gli arredi ad hoc, citando i colori di Giorgio Morandi. A questo progetto verrà affiancato il progetto del Museo della Gastronomia Italiana all'interno di Fico Eataly World, che ho immaginato come un’esperienza immersiva e coinvolgente per i visitatori.

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