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AstraZeneca: cosa succede dopo lo stop della Ue

Il contratto resta in vigore fino alla consegna dell’ultima dose. Una volta “chiuso il rubinetto” con l’azienda anglo-svedese, l’Europa potrà contare su un “portafoglio” vaccini più leggero. E dovrà trovare il modo di compensare la minore disponibilità di dosi

di Andrea Carli

Vaccini Covid, l'Ue non rinnova il contratto con AstraZeneca

2' di lettura

Due commissari europei, il francese Thierry Breton e il belga Didier Reynders, responsabili rispettivamente del Commercio interno e della Giustizia, hanno annunciato che l’Unione europea non rinnoverà il contratto con la multinazionale biofarmaceutica anglo-svedese AstraZeneca, in scadenza a fine giugno. Il contratto, ha poi chiarito un portavoce dell'Esecutivo comunitario, resta in vigore fino alla consegna dell'ultima dose. Non ci saranno dunque rinvii o interruzioni. Le dosi previste saranno comunque consegnate fino alla scadenza dell’accordo.

Confermate solo le forniture del 2021

Il contratto non rinnovato riguarda infatti le consegne del 2022, mentre restano confermate quelle dell’anno in corso. Per quanto riguarda l’Italia, il piano vaccinale aggiornato il 23 aprile parla di 26 milioni di dosi di Vaxzevria, il nuovo nome commerciale di AstraZeneca, in arrivo nel periodo da luglio a settembre. Rimane il fatto che una volta “chiuso il rubinetto” con AstraZeneca, l’Europa potrà contare su un “portafoglio” vaccini più leggero. E dovrà trovare il modo di compensare la minore disponibilità di dosi.

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Ue punta su Pfizer: contratto da 1,8 mld di dosi fino al 2023

Bruxelles ha deciso di scommettere su altri produttori ritenuti più “affidabili” e in grado di soddisfare il fabbisogno dei 27. La scelta è di puntare di più sulle consegne di Pfizer-BioNTech. «Abbiamo iniziato con Pfizer a lavorare con la seconda fase e i vaccini di seconda generazione», ha spiegato Breton. In occasione del recente vertice europeo di Oporto, in Portogallo, la Commissione europea sotto la guida di Ursula Von der Leyen ha dato il via libera a un contratto con Pfizer da 1,8 miliardi di dosi (900 milioni garantite e 900 milioni opzionate) tra il 2021 e il 2023: un numero almeno quattro volte superiore a quello della popolazione europea e già pensato per aiutare i Paesi che ne abbiano bisogno, tanto che gli Stati potranno donare o rivendere a prezzo ribassato parte dei loro vaccini. Finora l’Ue ha esportato duecento milioni di dosi: il 50% della sua produzione.

Verso il via libera dell’Ema al vaccino tedesco Curevac

Un contributo a mantenere il “portafoglio vaccini” in equilibrio arriverà da Curevac. Già questo mese l’Agenzia europea del farmaco (Ema) potrebbe dare il via libera al vaccino tedesco. Anch’esso è a RNA messaggero. Prevede sempre due dosi e può essere conservato alla normale temperatura da frigorifero. Tempi stretti anche per Novavax, anch’esso all’esame dell’Ema. Si tratta di un vaccino americano a base proteica contenente minuscole particelle ottenute da una versione di laboratorio della proteina spike. Contiene anche un “adiuvante”, una sostanza che contribuisce a rafforzare le risposte immunitarie al vaccino. Una volta iniettato il vaccino, il sistema immunitario riconoscerà le particelle proteiche come estranee e risponderà producendo gli anticorpi. Prevede due dosi. Infine, l’italiano ReiThera potrebbe essere a disposizione dall’autunno.

Ue avvia nuova azione legale contro AstraZeneca

Intanto i rapporti tra Bruxelles e l’azienda farmaceutica anglo-svedese si fanno sempre più tesi. La Commissione Ue ha avviato una seconda azione legale contro AstraZeneca. «Chiediamo ad AstraZeneca la consegna entro giugno delle 90 milioni dosi che sarebbero dovute arrivare alla fine del primo trimestre, visto che ne abbiamo ricevuto solo 30 su 120», ha annunciato un portavoce Ue, sottolineando che secondo Bruxelles «la società non ha rispettato gli obblighi del contratto». L’ennesimo braccio di ferro. L’ennesimo passo verso una rottura che a questo punto si fa sempre più definitiva.

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