L’allarme Ue

Dall’Austria alla Francia, strategie opposte in Europa per frenare i contagi

Secondo Bruxelles c’è il rischio di ridurre la fiducia nella vaccinazione

di Andrea Carli

Covid, l'Austria approva l'obbligo vaccinale per gli adulti

5' di lettura

Paesi europei in ordine sparso nella partita per il contenimento dei contagi Covid. Con soluzioni ad ampio spettro, spesso diametralmente opposte su aperture e chiusure. Se infatti in Austria il parlamento, primo in Ue, ha approvato l’obbligo di immunizzazione per gli adulti dal 4 febbraio (in attesa che scattino le nuove regole Vienna ha prorogato di dieci giorni il lockdown), la Francia mette in campo una strategia a metà tra una stretta e un alleggerimento delle misure messe in campo.

La Francia punta sul Super green pass

Da una parte infatti adotterà dal 24 gennaio il “pass vaccinale” francese, equivalente al super green pass italiano, che prenderà il posto del “pass sanitario”, che poteva essere attivato anche senza vaccinazione ma con un tampone negativo. Il nuovo pass che certifica il ciclo completo di vaccinazione è obbligatorio per tutte le persone di oltre 16 anni che vogliono entrare in un bar o ristorante, prendere il bus, il treno o accedere a qualsiasi locale con pubblico, dove ormai la certificazione di un test negativo non basta più se non per accedere ad ospedali e servizi sanitari. Altra eccezione, voluta dal Consiglio Costituzionale, non potrà essere considerato obbligatorio per partecipare a un comizio politico in questi 80 giorni che separano dal voto per le presidenziali.

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Dall’altra parte però Parigi avvia un percorso di uscita dalla fase d’emergenza che inizierà il 2 febbraio, e che passerà tra le altre cose attraverso la rinuncia all’obbligo di mascherina all’aperto e al telelavoro. Verranno meno anche i limiti di pubblico negli stadi e nelle sale di spettacolo. Intanto in Italia il Governo ha dato il via libera a un decreto per disciplinare l’accesso agli esercizi commerciali: dal primo febbraio non si potrà accedere alle poste o dal tabaccaio senza Green pass.

In Irlanda si torna al pub senza green pass

Nella direzione di un allentamento della stretta va anche l’Irlanda, che si accoda al vicino Regno Unito e con un colpo di spugna elimina a partire da sabato 22 gennaio quasi tutte le restrizioni anti-Covid introdotte per far fronte alla variante Omicron, il cui picco è stato superato. Il che significa che già in questo fine settimana nei pub e ristoranti irlandesi si torna alla normalità e ai clienti non verrà più chiesto il green pass. Vengono inoltre eliminati l’indicazione al distanziamento sociale e i limiti di spettatori agli eventi all’aperto e al chiuso. Da lunedì cessa anche l’indicazione allo smart working e ci sarà un graduale ritorno ai posti di lavoro. Resta l’obbligo di indossare le mascherine almeno fino alla fine di febbraio e per i viaggi internazionali sarà ancora richiesto il green pass, come del resto rimane l’autoisolamento per le persone sintomatiche.

La strategia svedese

La Svezia allenterà le regole della quarantena per il Covid per evitare che l’ondata di contagi alimentata da Omicron porti ad una paralisi sociale. I positivi o coloro che vivono con un positivo dovranno isolarsi per 5 giorni e non più 7, ed alcune categorie, come chi lavora nell’assistenza sanitaria e nella polizia, non dovranno mettersi in quarantena anche se in contatto con positivi.

Non solo Ue: nel Regno Unito mascherine non più obbligatorie nelle scuole

A Londra venerdì 21 gennaio è scattato il ritorno al piano A, come stabilito dal governo britannico, che prevede nella prima fase la revoca delle restrizioni anti Covid riguardanti l’indicazione allo smart working laddove possibile e l’obbligo delle mascherine nelle scuole. Misure che non sono quindi più in vigore in Inghilterra, come sta avvenendo in modi e tempi decisi a livello locale nelle altre nazioni del Regno Unito, solitamente allineate in materia pandemica a quanto viene deciso da Londra. La seconda tappa dell’addio al piano B scatta a partire dal 27 gennaio: in quel caso verrà eliminato l’obbligo legale delle mascherine nei luoghi pubblici e il mini green pass previsto per i soli accessi a discoteche o eventi collettivi di massa.

Via molte restrizioni anche in Galles e Irlanda del Nord

Al di fuori di un contesto Ue ma pur sempre in Europa, anche i governi locali di Galles e Irlanda del Nord, dopo quanto fatto da Londra in Inghilterra, hanno alleggerito le restrizioni anti-Covid a fronte dei dati molto promettenti su contagi e ospedalizzazioni, e nelle ultime ore sono entrate in vigore nuove regole. Belfast ha eliminato il green pass per pub e ristoranti, mentre resta solo per i grandi eventi al chiuso. È stato tolto anche l’obbligo di servizio al tavolo nonchè il numero massimo di sei commensali seduti insieme. L’Irlanda del Nord si è allineata a Londra sui giorni di isolamento per i positivi, ridotto da sette a cinque, con la fine della quarantena possibile con due tamponi negativi il quinto e sesto giorno. Mentre in Galles, non ci sono più limiti al numero di persone che partecipano a eventi all’aperto, in particolare quelli sportivi. Pub e ristoranti possono operare all’aperto senza la regola di un massimo di sei persone al tavolo e il distanziamento sociale. Resta comunque l’obbligo del green pass per gli adulti che prendono parte a grandi eventi al chiuso e all’aperto.

L’allarme di Bruxelles: misure non uniformi possono indebolire la fiducia nel vaccino

Il proliferare di strategie diverse tra i paesi Ue, spesso opposte - beninteso in linea con le regole comunitarie che riconoscono ai singoli Stati membri la competenza sulle decisioni in materia sanitaria, con la conseguenza che Bruxelles più che richiamare i Paesi ad un maggiore coordinamento non può fare - ha spinto la Commissione europea a porre l’accento sul rischio che la nuova variante sgretoli quell’uniformità delle misure che, fino allo scorso autunno, era stata sostanzialmente rispettata. L’Unione Europea si prepara pertanto ad abbandonare la mappa del contagio, sino ad oggi stella polare per definire le aree più colpite dal coronavirus e dunque sottoposte a maggiori restrizioni di viaggio, in favore di un approccio “individuale”: conterà lo status personale del cittadino - con vaccinazione completa, guarito dal Covid oppure dotato di tampone - e non l’area di provenienza. Una semplificazione notevole che va nella direzione sempre auspicata dalla Commissione, l’approccio “comune e coordinato”, cercando di limitare una ridda di norme nazionali che rendano la vita impossibile ai viaggiatori. L’intesa sarebbe stata trovata dai 27 ambasciatori presso l’Ue con una bozza (non vincolante), anticipata da El Pais, che approderà al consiglio affari generali di martedì 25 gennaio.

La quarta dose

La commissaria Ue Stella Kyriakides in occasione di una recente riunione straordinaria dei ministri della Sanità Ue ha lanciato un messaggio ai governi europei: appena ci saranno le «evidenze scientifiche», i 27 devono essere pronti a somministrare alla popolazione la quarta dose di vaccino. A favore di questa soluzione si sono già espressi Paesi come Spagna, Danimarca ed Ungheria, ma il rischio che anche su questo fronte i i 27 decidano di non adottare una strategia unitaria c’è.

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