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Se il business è maturo l’Italia non può fare a meno dell’Europa

di Paolo Bricco

Fca, Renault e Nissan: il risiko dell’auto

3' di lettura

«Un indizio è un indizio. Due indizi sono due indizi. Tre indizi sono una prova». Lo scriveva Agatha Christie. Non siamo ancora alla prova. E, alla fine, non c’è nessun misfatto. Ma i due indizi sono significativi e interessanti: nei giorni delle più complicate elezioni europee di sempre, una prima operazione cross-border si è verificata fra Fca e Renault e una seconda operazione cross-border si è delineata con Mediaset-Prosieben. Non c’è nessun misfatto, come accade invece nei gialli della scrittrice inglese. Ma c’è, invece, da constatare un fenomeno preciso: il sistema industriale europeo si riorganizza nei giorni – se non addirittura nelle ore – in cui le politiche nazionali e le istituzioni comunitarie sono impegnate nel rito delle urne, in un frangente storico delicatissimo, con i barbari alle porte rappresentati dai movimenti sovranisti che, con l’eccezione dell’Ungheria e dell’Italia, come nella poesia di Kavafis “Aspettando i barbari”, alla fine a Strasburgo e a Bruxelles – in massa ed egemonici - non arrivano.

Sabato il Financial Times ha dato la notizia dell’offerta di Fca per la costituzione di una holding paritetica con Renault. Ieri Mediaset – comunicando al mercato una notizia che era stata anticipata da Il Sole 24 Ore il 13 aprile - ha acquistato una quota della tedesca Prosieben, con l’obiettivo di costruire una alleanza strutturata. Mettiamo in fila alcuni elementi. Proviamo a cogliere il filo rosso che unendo queste due operazioni delinea un particolare ordito nel rapporto fra economia e politica. Queste operazioni sono avvenute in due settori maturi come l’auto e la TV generalista. Entrambi i settori sono sottoposti a disruption radicali. L’auto sperimenta quattro fattori destrutturanti: la transizione tecnologica verso l’elettrico, la guida autonoma, la scomparsa dei car-guys fra le nuove generazioni, il travaso del valore aggiunto dai costruttori e dai componentisti ai fornitori di servizi e di tecnologie.

La TV generalista vive da vent’anni il costante affanno di un declino dovuto prima ai canali ad abbonamento, poi alla rivoluzione della rete, infine alla mutazione totale delle abitudini dei nuovi consumatori. In entrambi i casi – con le sfumature di storie industriali diverse - le imprese coinvolte non sono le più robuste, innovative ed avanzate nel loro rispettivo settore. In entrambi i casi, per quanto riguarda la parte italiana, esiste un tema di rapporto con la politica interna, che si nota ancora di più in un contesto continentale appunto segnato dal lento ricomporsi dello spazio politico comunitario, dopo la sospensione tecnica di una campagna elettorale seguita ad anni di crisi dello spirito europeista.

Proviamo ad astrarci da Renault, che ha nel suo azionariato lo Stato di un Paese profondamente statalista come la Francia. Facciamo lo stesso con Prosieben, dove il modello tedesco fatto di rapporti diretti fra economia, politica e sindacati investe anche i servizi. Concentriamo l’attenzione su Mediaset e Fca. Mediaset, nata nella forma originaria di Fininvest fra mercato e regolazione, è una azienda per sua natura intimamente politica. Che con la crisi del berlusconismo nel senso di Silvio appare essersi – in maniera paradossale – più affrancata dalla politica stessa. Adesso la famiglia Berlusconi cerca di elaborare una alleanza continentale che costruisca un ponte fra presente e futuro.

Fca, che nella sua antica matrice Fiat è stata per un secolo una Impresa-Stato a tratti egemonica, è nei fatti apolide. Negli ultimi dieci anni l’Italia ha assunto un peso marginale: per esempio, meno del 10% dei ricavi. Il suo specifico rapporto con la politica nazionale, che precede quello con lo spazio politico comunitario nel cui vuoto è stata annunciata l’alleanza con Renault, è stato costruito in questi dieci anni con l’assenso di tutti i governi che hanno assistito – in silenzio – al trasferimento in Inghilterra e in Olanda delle sue sedi societarie e fiscali. Dunque, tutto quello che sta accadendo in questi giorni delinea, nel rapporto fra economia e politica, delle novità che colpiscono, ma che non sono del tutto impreviste e imprevedibili.

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