gli effetti sui centri commerciali

Dall’e-commerce al Covid-19, accelera la crisi del retail

Secondo l’ultimo rapporto dell’Urban Land Institute (Uli) il declino delle performace economiche e delle aspettative, da pandemia, ccrescerà la necessaria ristrutturazione di un settore già provato dal commercio online in Europa

di Laura Cavestri

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Secondo l’ultimo rapporto dell’Urban Land Institute (Uli) il declino delle performace economiche e delle aspettative, da pandemia, ccrescerà la necessaria ristrutturazione di un settore già provato dal commercio online in Europa


3' di lettura

Prima c’era solo la pressione dell’e-commerce, cresciuto in questi anni anche in mercati poco digitali” e più “tradizionali” come quelli dell’Europa mediterranea. E sembrava già una sfida strutturale ìmpari. In poche settimane, la pandemia provocata da coronavirus in Europa – Italia, Spagna e Francia in primis – ha deteriorato fortemente sia il livello delle restazioni sia le aspettative. La conseguenza sarà una ristrutturazione profonda e lunga dei valori e della redditività. Ovviamente, al ribasso.

Il fatto che questo grande cambiamento strutturale si stia abbattendo sul retail significa rendere molto difficile, per gli investitori, riposizionarsi sul mercato. Gli investitori sanno che con gli affitti in calo, il valore dei loro beni sarà soggetto a una pesante ristrutturazione. Decidere ora se e come investire è estremamente difficile.

Un impatto enorme ma ancora poco chiaro
«L’impatto dell’epidemia di coronavirus sul reddito operativo non è ancora del tutto chiaro – ha affermato Lisette van Doorn, Ceo di Uli Europe – perchè dipenderà molto dalla durata delle misure restrittive imposte. Ma la pandemia metterà sicuramente ulteriore pressione sui proprietari di negozi al dettaglio e potrebbe ancora fungere da fattore scatenante per la ristrutturazione».
La mancanza di chiarezza produce paralisi (per ora) nell’azione. Poche, sinora, le vendite che si sono materializzate nonostante gli sconti sul valore patrimoniale netto spesso superiori al 50%.
Se i tassi bassi e le prestazioni operative degli immobili al dettaglio sono state finora sufficienti per evitare troppe difficoltà sul mercato, l’attuale blocco e la riduzione dell’attività economica e dei consumatori in molti paesi in Europa potrebbero portare a un declino più rapido del quadro di settore e a pesanti perdite per il retail e per i proprietari degli immobili retail. Una volta che la situazione sarà diventata più stabile e chiara, questo potrebbe portare a un eccesso di offerta di proprietà sul mercato.

Chi sopravviverà e chi no
Il rapporto, tuttavia, prova a tracciare l’identikit del centro commerciale destinato a sopravvivere alla “tempesta”. Affinché i centri possano uscire dalla crisi – si legge nel report di Uli – devono trovare un equilibrio tra redditività e canoni di locazione accessibili e sostenibili. Sarà possibile in quei centri commerciali posizionati in mercati fodamentalmente più dinamici, all’interno di cen ri abitati o vicini a infrastrutture che permettano loro di essere facilmente raggiungibili e un’offerta di prodotti convenienti (soprattutto perchè questa crisi è destinata a mettere a dura prova il potere d’acquisto dei cittadini). I problemi sorgeranno per quei centri commerciali che non hanno queste caratteristiche e non riusciranno a trovare un “bilanciamento” tra questi fattori. E dunque non saranno più sostenibili.
«Non esiste una soluzione universale – ha concluso van Doorn – ma ci sono approcci tanto più efficaci quanto più i proprietari dei centri commerciali sapranno adattare l’offerta sulla base della domanda di beni proveniente dal territorio su cui i loro centri insistono».

Per Andy Watson e Chris Igwe, membri del Retail and Entertainment Council di Uli Europe, «La vendita al dettaglio online non può competere con l’esperienza online. Un luogo di successo deve offrire brusio, intrattenimento, un'opportunità per chiacchierare, assortimento, cose da toccare, da assaggiare e altro ancora. Anche in un’era di consegne in poche ore, solo un negozio può darti gratificazione immediata. Ma fornire tutto ciò, renderlo rilevante e mantenerlo aggiornato significa ammodernare anche la gestione del negozio fisico, investire. E affinché i rivenditori possano offrire questa esperienza, è necessario un allineamento degli interessi e una capacità di compromesso tra la capacità dei locatari di spazi retail e proprietari o investitori su ciò che costituisce i livelli ottimali di affitto sostenibili in un mercato che è cambiato radicalmente».

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