economia sostenibile

Dall’edilizia green 200mila nuovi posti

di Cristina Casadei


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4' di lettura

Nei giorni in cui l’allarme smog è tornato nelle vite di chi abita e lavora nelle grandi città del nord, la domanda che incalza tutti gli attori, dai partiti ai movimenti alle istituzioni, è se si possa trovare il modo di rendere il lavoro più compatibile con la parola green e ci possa essere uno sviluppo del mercato collegato alla green economy che possa produrre benefici energetico ambientali e rilevanti effetti occupazionali. A dare una prima risposta è una ricerca Assolavoro, finanziata da Ebitemp (Ente bilaterale per il lavoro temporaneo) e curata dall’ingegner Paolo degli Espinosa (coordinatore del gruppo riallocazione degli Stati Generali della Green economy e della fondazione Sviluppo sostenibile), che ha evidenziato come lo spostamento progressivo degli incentivi dal “brown” al “green”, a cominciare dal settore costruzioni, oltre ad avere effetti sul piano della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico, produrrebbe un incremento annuo di quasi 200mila occupati (si veda la tabella di lato). Incremento stabile.

Entrando nel merito della ricerca, «per l’efficientamento di una palazzina di abitazione di tipo molto diffuso, con circa 300 - 400 mq abitabili, il lavoro necessario consiste in circa una unità di lavoro annuale. Operando sulla base di 200mila edifici efficientati all’anno, una quota permanente di circa 1,7 % rispetto ai 12 milioni di edifici totali in Italia, si avranno quindi 200mila occupati permanenti», spiega degli Espinosa.

Come mostra la storia recente, esiste un nesso tra politiche fiscali e industriali e mercato del lavoro. L’impresa non è semplice ma per iniziare servirebbe individuare puntualmente gli attuali incentivi “brown” da “convertire”, formare le professioni necessarie, avviare un processo virtuoso che coinvolga sia gli edifici pubblici (per quelli delle amministrazioni centrali vi è un obbligo di efficientemente per il 3% della proprietà pubblica ex direttiva europea 27/2012) sia quelli privati.

Questo piano, secondo l’interpretazione del presidente di Assolavoro, Stefano Scabbio, «è un modo intelligente di guardare al futuro». «Lo spostamento degli incentivi dal cosiddetto “brown” al “green” avverrebbe senza che questo comporti costi aggiuntivi per lo Stato. La ricerca è centrata specificamente su questo tema, con analisi e valutazioni di interesse per tutti gli operatori» e «si pone come contributo proattivo su un tema centrale per questo millennio: la sostenibilità, in tutte le sue possibili declinazioni - spiega Scabbio -. Come Assolavoro siamo in prima linea su questo fronte e per queste ragioni abbiamo aderito con entusiasmo all’Asvis, nata per riunire istituzioni e rappresentanti della società civile al fine di perseguire assieme e al meglio gli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dalle Nazioni Unite per il 2030».

Il contributo che il sistema delle Agenzie per il Lavoro intende dare in questa direzione riguarda sia l’occupazione sia l’apprendimento continuo. «La somministrazione di lavoro, d’altro canto, è riconosciuta da tutti, istituzioni, imprese, sindacati, come la forma di flessibilità migliore e più tutelante - dice Scabbio -. La formazione garantita dalle Agenzie per il Lavoro, inoltre, è un modello di riferimento per tutta Europa. Si tratta di qualità del nostro settore che rappresentano un patrimonio per tutti, anche sul piano della sostenibilità». Per Scabbio è «il punto di partenza fondamentale del nostro comparto per costruire assieme a tutti gli interlocutori, istituzionali, economici, della società civile, proposte, iniziative, sperimentazioni che si pongano come contributo fattivo verso gli obiettivi complessivi indicati per il 2030».

Tornando allo studio Assolavoro, questo è stato messo a punto anche in funzione dell’Accordo di protezione climatica di Parigi, CO P 21 . «È evidente l’urgenza della sua operatività , visti i danni già in atto, come siccità, incendi, uragani ed anche migrazione ambientale. D’altra parte, il punto poco conosciuto riguarda proprio l’aspetto positivo, in senso economico e occupazionale, degli interventi necessari», dice degli Espinosa. In particolare nello studio è stato messo in luce l’effetto dell’intervento di efficientamento (deep renovation) in edilizia , a pieno edificio, comprensivo di involucro, macchine termiche, valvole, programmi automatici, figure professionali , misure e controlli dei risultati, con partecipazione anche dei diretti interessati che vivono nell’alloggio.

Dall’ambiente “arriverebbero” anche i mezzi finanziari pubblici per il piano «attraverso le disposizioni del Collegato Ambientale e, in particolare, dell’art . 68, che prevede un Catalogo, già ora disponibile, a cura del Ministero ambiente, dei vari tipi di sussidi , tra cui i Sad, sussidi ambientalmente dannosi, quindi da interrompere, con l’opportuna gradualità, e da re-impiegare in settori di interesse green», dice degli Espinosa. Sugli aspetti operativi del piano, si è impegnato, in particolare, il Consiglio nazionale dell’Economia green (presieduto da Edo Ronchi) del 10 ottobre che, continua degli Espinosa «propone al Governo la costituzione immediata, a partire dall’attuale legge di Bilancio, attraverso un apposito atto di fiscalità ambientale, di un Fondo COP 21, agenda 2030 ONU, dotato ed alimentato da risorse annuali di origine riallocativa e da eventuali altre entrate, governato dal Cipe, incaricato di disporre della gestione transitoria e del reimpiego dei fondi ricevuti a fini di sviluppo sostenibile, con particolare riguardo alla nuova occupazione permanente, destinando altresì una parte delle risorse non inferiore al 20% ad azioni di compensazione. Per il settore dell’Agricoltura è previsto un piano specifico di analisi, riallocazione e compensazione».

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