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Dall’Eltif con lo sconto fiscale un pieno da 7-8 miliardi per le Pmi

di Lucilla Incorvati


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(Adobe Stock)

2' di lettura

Tra i 7 e gli 8 miliardi di euro in un arco temporale di 5 e 7 anni. A tanto potrebbero arrivare i flussi degli Eltif sull’economia reale italiana nell’ipotesi in cui l’emendamento al Decreto Crescita, presentato qualche settimana fa, a fine mese ricevesse il via libera dal Parlameno. Come è noto gli Eltif sono fondi europei a lungo termine dedicati alle Pmi e ad altre asset class altrimenti difficilmente finanziabili con strumenti tradizionali. L’emedamento stabilisce per i sottoscrittori di questi strumenti un doppio vantaggio fiscale: l’esenzione sui redditi di capitale (come per i Pir) e una detrazione Irpef del 30% della somma investita negli stessi fondi per le persone fisiche. Non solo. Con una deduzione Ires sempre del 30% della somma investita negli fondi spalanca le porte alle persone giuridiche e ai tanti investitori istituzionali.

Le stime in questione le ha fatte l’ufficio studi di Equita che ha paragonato il potenziale degli Eltif italiani ai Venture Capital Trust. «Il potenziale che stimiamo dagli Eltif è coerente con i 7,7 miliardi di sterline raggiunti dai Venture Capital Trust in UK nel 2018 sulle sole persone fisiche - ha precisato Luigi De Bellis, co-responsabile Ufficio Studi Equita. - Le nostre stime sono conservative in quanto non tengono in considerazione il potenziale upside dal canale delle persone giuridiche. Gli Eltif, infatti, rappresentano un interessante opportunità di investimento per fondi pensione e assicurazioni. L’eventuale approvazione di questi incentivi è una mossa corretta di politica industriale. Infatti, l’esperienza di altri Paesi ha dimostrato che provvedimenti di questo tipo sono assai utili nel favorire il finanziamento di piccole aziende meritevoli, senza dipendere dal canale bancario. Pensiamo che queste agevolazioni possano stimolare la comparsa di nuovi fondi specializzati nelle Pmi, migliorare la liquidità delle small-mid cap e convogliare capitale verso investimenti a lungo termine nell’economia reale».

Come spiega l’esperto, oggi ci sono solo 10 fondi aperti Ucits specializzati sulle small/mid cap italiane con un patrimonio totale di 1,4 miliardi. Per Equita, il vantaggio fiscale potrebbe far decollare il mercato italiano degli Eltif e ampliare la raccolta laddove i Pir non sono ancora arrivati. Ma per ottenere le agevolazioni il gestore deve indirizzare gli investimenti per almeno il 70% degli asset verso Pmi come definite dalla normativa degli Eltif.

Tutto questo accade mentre il mondo Pir è praticamente bloccato (la raccolta stimata per il 2019 tra sottoscrizioni e riscatti potrebbe essere pari a 0) e resta in attesa della revisione alla norma che ha introdotto i Pir 2.0 ma sopratutto il doppio vincolo dell’investimenti (3,5% del patrimonio) in Venture Capital e aziende Aim. «A nostro avviso i Pir per i quali ci auguriamo un ritorno alla prima versione perché ben si adattano alla clientela retail - aggiunge De Bellis - non sono sufficienti come strumento per massimizzare l’investimento nelle Pmiper ragioni dimensionali e di mercato; al contrario è indispensabile sviluppare degli investitori e dei fondi “ad hoc”».

Secondo una rielaborazione di Equita, basata su dati Aifi, il mercato del Private Capital (private debt, private equity e venture capital) in Italia vale circa 14 miliardi in termini di masse e nel 2018 sono stati raccolti da operatori di Private Equity e VC italiani flussi freschi per 3,6 miliardi.

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