la best practice

Dall’Emila Romagna la buona lezione di gestione normale

Fornitura costante e nessuna procedura di infrazione comunitaria

di Ilaria Vesentini

Fornitura costante e nessuna procedura di infrazione comunitaria


3' di lettura

«Cerchiamo di fare bene le cose normali, tutti i giorni. Credo sia questa la spiegazione del primato dell’Emilia-Romagna nella gestione del ciclo dell’acqua». Le parole di Franco Fogacci, direttore Acqua di Hera - la multiutility emiliana che copre il 76% delle famiglie in regione con il servizio idrico, secondo operatore nazionale per volumi di acqua erogata – confermano che «l’impresa eccezionale è essere normale», come insegnava Lucio Dalla. Essere normale per Hera significa pianificare le attività, eseguirle, monitorarle ex post con un approccio industriale (lungo la via Emilia sono rarissime le gestioni comunali, i due big Hera e Iren da sole coprono oltre il 90% del servizio idrico regionale) con un investimento medio annuo sul ciclo dell’acqua, dal 2002 a oggi, superiore ai 100 milioni tra acquedotti, fognature e depurazione.

Spulciando tra le pagine del piano industriale al 2023 del gruppo Hera – dove è scritta la cifra di 830 milioni di investimenti in programma nel servizio idrico – si fatica a trovare “notizie” eccezionali, se si esclude l’intervento di risanamento del sistema fognario di Rimini all’interno del Piano di salvaguardia della balneazione, opera di medio termine da 150 milioni.

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«Si possono citare anche i cantieri del nuovo potabilizzatore di Bubano, nell’Imolese, che sfruttano le acque del canale emiliano-romagnolo – spiega Fogacci – ma il grosso degli 830 milioni è spalmato su una miriade di piccoli interventi per il rinnovo dei depuratori (Hera ne ha 350 in regione) la sostituzione dei contatori, la bonifica degli acquedotti (27mila km di reti tra Piacenza e Rimini), insomma l’ordinaria manutenzione di un parco che sconta un’età media prossima ai 35 anni».

L'Emilia-Romagna è, tra le regioni italiane, quella che per prima ha abbracciato i principi della Legge Galli per lo sviluppo di un'industria idrica moderna, con un metodo tariffario aderente ai costi effettivi del servizio, al fine di garantire il pieno recupero delle spese di gestione e di investimento nonché la valorizzazione di qualità e sostenibilità del servizio, affrancando una risorsa primaria scarsa come l'acqua dalle finanze degli enti locali. Le tariffe idriche sono sì più alte della media italiana (347 euro per una fornitura di 150mila litri di acqua al giorno, circa 30 euro in più del dato nazionale, secondo l'analisi di Ref Ricerche per Confservizi) ma di oltre un terzo più basse delle migliori esperienze europee, pur avvicinandosi a quegli standard qualitativi. Un “sistema industriale” di gestione dell'acqua che Confservizi stima valga 7mila posti di lavoro, tra diretti, indiretti e indotto e due decimi di Pil.

«Unica regione italiana con accesso al mare che non ha registrato infrazioni comunitarie in vent'anni, cioè da quando ha iniziato a investire in maniera costante sulle proprie infrastrutture, sulle fonti di approvvigionamento e sulla mappatura delle reti», sottolinea Fogacci. La normalità ha come conseguenza che per gli emiliano-romagnoli sia scontato in una estate siccitosa come nel 2017 avere sempre acqua che scorre dai rubinetti. Ma dietro quella normalità ci sono investimenti medi annui programmati di 52 euro per abitante da parte dei diversi gestori idrici regionali, un dato migliore non solo della media nazionale (sui 30 euro) ma delle altre gestioni industriali del Nord Italia (46 euro per abitante, fonte Ref Ricerche). La quota più consistente delle risorse è dedicata a ridurre le perdite idriche: tra le soluzioni adottate da Hera ci sono la scansione del terreno da satellite grazie a una partnership israeliana, la tecnologia “smart ball” (una sfera di metallo con sensori che scorre nelle condotte), la nuova tecnica sperimentale “cosmic rays” che misura i neutroni sui terreni (perché diminuiscono in presenza di perdite idriche). Ciononostante, le perdite della rete Hera si aggirano attorno al 30%, 12 punti sotto la media nazionale, ma ancora non abbastanza poche per accontentarsi.

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