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Dall’energia agli sgravi: sei urgenze sul tavolo del Governo

Il documento individua alcune priorità per garantire al settore un alleggerimento dei costi e insieme una spinta alla competitività

di Marta Casadei

Il Tma genera ricavi per 92 miliardi (nella foto: la sfilata Prada PE23 - Reuters)

3' di lettura

«Se non vengono fatti alcuni interventi su temi chiave come quello dell’energia entro la fine dell’anno è a rischio la tenuta di una filiera importantissima per il made in Italy, dalla quale oltretutto arrivano segnali positivi in termini di fatturato, volumi e surplus»: l’allarme arriva da Ercole Botto Poala, imprenditore nel tessile (è ad di Reda, tra i più importanti lanifici italiani) e da qualche mese presidente di Confindustria Moda. L’associazione che rappresenta il tessile-moda-accessorio – un settore da 60mila aziende, 600mila lavoratori e 92 miliardi di euro di ricavi 2022 – ha lanciato ieri un appello al governo che verrà.

Lo ha fatto mettendo nero su bianco sei urgenze (e altrettante misure concrete): energia, stipendi, internazionalizzazione, formazione, crediti d’imposta su campionari e collezioni, sostenibilità e digitale. Tutti ambiti chiave per mantenere la filiera in salute e, insieme, nutrire un settore che per rimanere l’eccellenza che è ha bisogno di investimenti continui. «Le richieste che facciamo – aggiunge il presidente di Confindustria Moda – vanno nell’ottica di concentrare la spesa su azioni in grado di garantire un ritorno economico strategico per tutta l’Italia. I nostri distretti ricoprono tutto lo stivale e, se messi nelle condizioni, saremo un motore per lo sviluppo inclusivo di tutto il Paese».

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Il tema energetico è in cima alla lista delle priorità: «Le imprese, specialmente quelle del monte della filiera – continua Botto Poala – arrivano da un anno difficilissimo, in balia dei costi del gas che hanno oscillazioni forti anche nell’arco delle 24 ore, cosa che rende impossibile fare i listini». L’auspicio è quello di un tetto al prezzo del gas: «C’è bisogno di un intervento strutturale, se non a livello europeo, almeno a livello italiano».

Alleggerire i costi per stimolare la competitività delle aziende è fondamentale su più fronti: per esempio, permettendo alle imprese di aumentare una tantum lo stipendio dei dipendenti con un contributo di 100 euro - simile a quello che hanno potuto emettere nel 2022, su base volontaria - esente da ritenute fiscali e contributive. Un altro sgravio che le imprese della moda chiedono a gran voce è il credito d’imposta Ricerca e sviluppo su collezioni e campionari - che presuppone un’equiparazione tra ricerca tecnico-scientifica e ricerca applicata ai nuovi prodotti tessili e di moda: «In questo modo verrebbe riconosciuto quel valore aggiunto che seppur intangibile rappresenta l’essenza del made in Italy. Un’arma strategica per l’industria», dice Botto Poala.

Il tema della competitività è fondamentale per un settore che negli anni ha dovuto subire la concorrenza low cost dei mercati asiatici, ma ha anche saputo difendere i propri capisaldi (uno su tutti: la qualità) e recuperare terreno nel momento in cui i clienti finali hanno cominciato a chiedere prodotti realizzati con un occhio rivolto all’impatto ambientale e sociale. Per questo Confindustria Moda ha inserito la sostenibilità - insieme al digitale che spesso è lo strumento che permette di realizzare questo approccio green: dalla blockchain ai sistemi di recupero energetico - nella lista delle sei urgenze da sottoporre all’esecutivo che entrerà in carica. Nello specifico, l’invito al futuro governo è quello a continuare a finanziare i progetti Industria 4.0 e e Transizione 4.0.

Un nodo importante, accanto al sostegno del settore sui mercati internazionali, riguarda chi contribuirà a portare questo sistema - che rappresenta un enorme “serbatoio” di competenze - nel futuro: «La formazione - chiosa Botto Poala - è una delle nostre priorità; un tema di ampio respiro nel quale bisogna investire adesso per vedere risultati nel prossimo futuro». Proprio per promuovere la sinergia tra istruzione e mondo del lavoro, Confindustria Moda firma oggi un protocollo d’intesa con Unioncamere (che a sua volta ne sigla uno con Rete Tam) della durata di tre anni per realizzare progetti di formazione e orientamento al lavoro nella moda.

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